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Giovanni Verga: Nedda


La storia narrata nella novella è incentrata su Nedda, una ragazza semplice, rassegnata e innocente che lavora come raccoglitrice di olive, impiego che svolge per avere la possibilità di curare la madre. Dopo la morte di quest’ultima, Nedda, affranta e disperata, è sostenuta solamente dall’amore per Janu, contadino che lavora con lei. Malato di febbre malarica, Janu è costretto ugualmente a salire sugli alberi per la rimondatura degli ulivi.
(Il fatto che il ragazzo, nonostante le condizioni di salute in cui versa, sia costretto a svolgere l’impiego, mette in luce in modo drastico la realtà in cui vivono i personaggi rappresentati da Verga: essi appartengono al quarto stato, non possiedono i mezzi materiali per vivere e devono letteralmente guadagnare del denaro oggi per prolungare la loro vita domani. Essi, dunque, non vivono, ma si limitano a sopravvivere).
Un giorno Janu cade da un albero e perde la vita, lasciando Nedda in attesa di una bambina. Così la ragazza resta sola, in cinta e accompagnata dalle ingiurie del popolo e, cosa più grave, del prete, che la sfrutta, costringendola a lavorare nel suo orto. L’unico che si comporta bene con lei è lo zio Giovanni, che svolge le veci del prete. Nella parte finale della novella si assiste alla nascita della figlia di Nedda, che però muore poco dopo essere venuta al mondo perché, dato che la madre non ha la possibilità di mangiare, non ha nemmeno quella di allattare la figlia. Nella parte conclusiva del racconto, Nedda ringrazia la madonna per aver fatto morire la figlia, risparmiandole la sofferenza della vita.

Analisi


Tramite questa novella Verga si propone di mettere in luce la cattiveria, l’aridità d’animo e l’incomprensione di coloro che vivono nell’agiatezza di soldi, oro e argento. L’autore confronta l’umiltà, la timidezza e la rassegnazione dei personaggi a cui dà voce nel racconto con gli animali che rappresentano la pazienza, il silenzio e la mancanza di protesta e di critica. Dunque, l’animale non simboleggia un grado più basso di umanità, ma al contrario dimostra sentimenti più umili della santità.
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