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Le figure femminili nella letteratura italiana


La figura femminile nella letteratura italiana più conosciuta e che ha aspirato una fra le opere più celebri, è Beatrice; ovvero la musa ispiratrice di Dante Alighieri. Dante Alighieri è un poeta, scrittore e politico italiano dell’800, considerato il padre della lingua e della letteratura italiana. Sebbene non unanime, la tradizione che identifica Bice di Folco Portinari con la Beatrice amata da Dante è ormai molto radicata. Lo stesso Giovanni Boccaccio, nel commento alla Divina Commedia, fa esplicitamente riferimento alla giovane. Sono pochi i documenti inerenti la sua vita, infatti, si è arrivati, persino, a dubitare della sua reale esistenza. Beatrice detta Bice è stata maritata a Simone de' Bardi, banchiere molto ricco e in vista nella sua città.
Si sa che si è trasferita a Firenze, in una casa vicina a Dante ed ebbe sei figlie. Molte delle notizie biografiche provengono unicamente dalla Vita Nuova.
Un'ipotesi plausibile è che Beatrice sia morta giovane. Beatrice è la prima donna a lasciare una traccia indelebile nella nascente letteratura italiana, nonostante analoghe figure femminili siano presenti anche nei componimenti di Guido Guinizzelli (che vede la donna come un angelo ) e Guido Cavalcanti ( Teresa, con la quale ha un amore travagliato), anche se non con l'incisività del personaggio dantesco.
Nella Divina Commedia Beatrice subisce un processo di spiritualizzazione e viene riconosciuta come creatura angelica (secondo gli ideali stilnovistici). Ella rappresenta la Fede, che accompagna il pellegrino nel Paradiso.
Un’altra donna della letteratura è Teresa il cui profilo è tracciato da Ugo Foscolo nel romanzo epistolare “Le ultime lettere di Jacopo Ortis”, in cui il protagonista è un giovane intellettuale che vede l’impossibilità di realizzare i suoi ideali di libertà politica e di uguaglianza a opera di un potente tiranno –Napoleone- ed è costretto all’esilio. Nel luogo in cui si rifugia, coltivando la lettura dei suoi autori prediletti, conosce una fanciulla e se ne innamora. Anche lei lo ama; ma, per devozione e rispetto al padre, sposa colui cui è stata promessa, per un matrimonio che riassesterà le precarie finanze familiari. Dopo aver viaggiato per l’Italia e riflettuto sulla tragicità del suo tempo, incontra per l’ultima volta la fanciulla, che gli dona il suo ritratto, Jacopo si uccide.
Teresa rappresenta la donna ideale, un po’ distaccata dalla realtà, chiusa nei suoi pensieri e nei suoi sogni. Una figura di stampo romantico che il Foscolo definisce“Fanciulla divina” che però non sa ribellarsi alla volontà del padre che per lei ha preparato un tranquillo matrimonio borghese. E’ una donna vittima della torbida realtà che gira intorno a sé ma anche dall’enorme personalità tormentata espressa da Jacopo che consapevole di non poterle garantire un futuro sereno, la lascia senza darle alcuna spiegazione costringendola a sposare Odoardo.
Niccolò Ugo Foscolo, ovvero lo scrittore delle ultime lettere di Jacopo Ortis, è stato un poeta e scrittore italiano, uno dei principali letterati del neoclassicismo e del preromanticismo. Ugo Foscolo è stato il principale esponente letterario italiano del periodo, a cavallo fra Settecento e Ottocento, nel quale si manifestano o cominciano ad apparire in Italia le correnti del Neoclassicismo, del Preromanticismo e del Romanticismo.
Costretto fin da giovane ad allontanarsi dalla sua patria (l'isola greca di Zacinto, oggi Zante), allora Repubblica di Venezia, si sentì esule per tutta la vita.
Nel corso della sua vita fu sempre fedele ad alcuni ideali, come l'amore per la patria, la libertà, la bellezza femminile, l’amicizia, le virtù, l'arte e l'eroismo. Questi valori erano ritenuti dagli illuministi idee vane ed irreali, pure "illusioni”.Per Foscolo rappresentavano virtù per le quali valesse la pena vivere. A queste il poeta aggiunse la tomba lacrimata e soprattutto la poesia, che svolgeva una funzione eternatrice in quanto rendeva immortale e memorabile qualsiasi soggetto o elemento celebrato.
Riesce a raggiungere l’armonia interiore solo tramite la poesia; nella vita pratica invece Foscolo risente sempre del Romanticismo, ossia l'abbandono agli impulsi del sentimento. Nonostante ciò, vivendo nel 1700, l'età dell'Illuminismo, risente delle idee materialiste e meccanicistiche egli, infatti, crede nel concreto. Foscolo risente anche di un profondo turbamento perché non trova una ragione nell'esistenza dell'uomo. Niccolò "Ugo" Foscolo nacque sull'isola greca di Zante nel 1778(nota anche come Zacinto, alla quale dedicherà uno dei suoi 12 sonetti, a Zacinto), era il maggiore di quattro fratelli, venne chiamato Niccolò in ricordo di un avo paterno, ma preferì lui stesso soprannominarsi Ugo sin dalla giovinezza.
Trascorse parte della sua fanciullezza nella Dalmazia, dopo la morte del padre, fu costretto a ritornare a Zante dove continuò la scuola, nei primi mesi del 1792 raggiunse la madre a Venezia dove ebbe modo di studiare.
La linea dei suoi studi fu all'inizio tradizionale, con la lettura dei classici, passò poi a più ampie letture, tra le quali quelle degli autori del Settecento.
Dopo il il Trattato di Campoformio con il quale Bonaparte cedeva Venezia (fino a quel momento libera repubblica), all'Austria Foscolo partì in volontario esilio e si recò a Milano.
Senza lavoro e infelice per il travagliato amore per Teresa Pikler Monti, nell’estate del 1798 il poeta si trasferì a Bologna dove iniziò la sua collaborazione a Il Genio Democratico e iniziò le stampe del romanzo epistolare ”Ultime lettere di Jacopo Ortis”; il romanzo fu pubblicato, a sua insaputa, completato e tagliato in varie parti da Angelo Sassoli, per conto dell'editore Jacopo Marsigli. Si scatenò l'ira di Foscolo, che impose all'editore delle rettifiche. Partecipò alla difesa di Genova assediata, e in questo periodo ripubblicò l’ode A Bonaparte liberatore aggiungendovi una premessa nella quale esortava Napoleone a non diventare un tiranno in questo stesso periodo compose l’ode A Luigia Pallavicini caduta da cavallo, All’amica risanata, In morte di fratello Giovanni. Dopo la vittoria napoleonica gli vennero dati numerosi incarichi militari, che lo condussero in varie città italiane, tra le quali Firenze dove s’innamorò di Isabella Roncioni.
Dopo un breve soggiorno a Milano nel 1812, il poeta si trasferì a Firenze. Dopo la sconfitta di Napoleone Bonaparte a Lipsia, nel novembre del 1813, Foscolo ritornò a Milano e riprese il suo grado nell'esercito per difendere il Regno Italico, ma con l'arrivo in città degli Austriaci nel 1814 egli si rese conto che la sua speranza di una futura Italia indipendente era cosa vana.
Dopo vari spostamenti a causa delle sue idee politiche il 12 settembre 1816 il poeta giunse a Londra dove trascorse l'ultimo periodo della sua vita fra non lievi difficoltà economiche e morali. Durante il periodo londinese Foscolo si dedicò prevalentemente all'attività editoriale e giornalistica e si impegnò nello studio storico-critico di alcuni momenti, testi e personaggi della letteratura italiana, soprattutto Dante, Petrarca e Boccaccio.
Risale a questi anni la quarta edizione dell'Ortis (1817), l'elaborazione delle "Grazie" e le incompiute Lettere scritte d'Inghilterra ('16-'18)
La vita troppo signorile e alcune speculazioni avventate in affari ridussero però il poeta al dissesto economico tanto che, nel 1824, venne per breve tempo incarcerato per debiti. Aveva intanto ritrovato la figlia Floriana, che lo assistette con devozione durante i suoi ultimi anni. A causa della vita dispendiosa di Foscolo, che consumò l'eredità della famiglia di Floriana dovettero trasferirsi in zone povere e malsane, dove il poeta contrasse la tubercolosi.
Povero e debole, alla fine Foscolo si ritirò in un sobborgo londinese dove morì il 10 settembre del 1827 a quarantanove anni. Due anni dopo morì la figlia. Nella sua vita fece opere con forte impegno civile.
Un’altra figura importante nella letteratura è Teresa fattorini, ovvero la donna a cui è dedicata la poesia A silvia di Giacomo Leopardi.
A Silvia è una poesia composta da Giacomo Leopardi, nel 1828. Quando scrisse la poesia, Leopardi si trovava a Pisa, dopo un lungo silenzio poetico durante il quale si era dedicato a numerose opere in prosa. Riprese dunque a poetare ispirandosi a Teresa Fattorini, la figlia del cocchiere di casa Leopardi a Recanati, morta di tisi a ventuno anni il 30 marzo 1818. Oltre Teresa Fattorini. Le donne che hanno ispirato Leopardi sono: Teresa Brini: giovani popolane di Recanati, e Maria Belardinelli, la “tessitora”.
Dai ricordi di queste tre donne Leopardi avrebbe tratto ispirazione per delineare alcune delle figure più intense della propria lirica: nel Sogno, in A Silvia e nelle Ricordanze. Giacomo Leopardi, è stato un poeta, filosofo, scrittore, filologo e glottologo italiano. È ritenuto il maggior poeta dell'Ottocento italiano e una delle più importanti figure della letteratura mondiale, nonché una delle principali del romanticismo letterario. La straordinaria qualità lirica della sua poesia lo ha reso un protagonista centrale nel panorama letterario e culturale europeo e internazionale. Leopardi, intellettuale dalla vastissima cultura, inizialmente sostenitore del classicismo, ispirato alle opere dell'antichità greco-romana, approdò al Romanticismo dopo la scoperta dei poeti romantici europei, divenendone un esponente principale, pur non volendo mai definirsi romantico.
Giacomo Leopardi nacque nel 1798 a Recanati, in provincia di Macerata, nelle Marche (allora appartenenti allo Stato pontificio), da una delle più nobili famiglie del paese, primo di dieci figli. Quelli che arrivarono all'età adulta furono, oltre a Giacomo, Carlo ,Paolina, Luigi e Pierfrancesco. I genitori erano cugini fra di loro. Il padre, il conte Monaldo, era uomo amante degli studi e d'idee reazionarie; la madre, la marchesa Adelaide Antici, era una donna energica, molto religiosa fino alla superstizione.
Alcuni problemi famigliari e economici resero infelice il giovane Giacomo che, costretto a vivere in un piccolo borgo di provincia e in uno Stato tra i più retrogradi d'Italia, rimase escluso dalle correnti di pensiero che circolavano nel resto del paese e in Europa.
Ricevette la prima educazione come da tradizione familiare, da due precettori ecclesiastici, ma Leopardi intraprese un suo personale percorso di studi avvalendosi della biblioteca paterna molto fornita (oltre 16000 volumi). Nel 1809 il giovane poeta compone il sonetto intitolato La morte di Ettore che è da considerarsi la sua prima composizione poetica. Da questi anni ha inizio la produzione di tutti quegli scritti chiamati "puerili".
Dal 1812 Leopardi si immerse totalmente in uno "studio matto e disperatissimo", come da lui definito, della durata di sette anni, che assorbì tutte le sue energie e che recò gravi danni alla sua salute. Apprese perfettamente il latino, il greco, l'ebraico, francese, sanscrito e inglese; e compose poi opere di grande impegno ed erudizione. Iniziò anche le prime pubblicazioni e lavorò alle traduzioni dal latino e dal greco dimostrando sempre di più il suo interesse per l'attività filologica. Matura la convinzione che non è importante la quantità delle conoscenze, ma la sua qualità. Tra il 1815 e il 1816 si avverte in Leopardi un forte cambiamento frutto di una profonda crisi spirituale che lo porterà ad abbandonare l'erudizione per dedicarsi alla poesia; cambiando anche i periodi storici da lui studiati. In questo modo il Leopardi inizia a liberarsi dall'educazione paterna accademica e sterile, a rendersi conto della ristrettezza della cultura recanatese e a porre le basi per liberarsi dai condizionamenti familiari. Appartengono a questo periodo alcune poesie significative come Le Rimembranze, L'Appressamento della morte, in quanto fu colpito da alcuni seri problemi fisici che egli attribuì almeno in parte all'eccessivo studio. In realtà pare che fosse affetto dal morbo di Pott, ovvero tubercolosi ossea della colonna vertebrale. Una crescita stentata (pare fosse alto 1 metro e 41 circa), sempre in questo periodo comincia a soffrire di crisi depressive. Tutto questo rese certo più acuto il suo disagio sociale, anche a causa della sua innata timidezza.
Il 1817 fu per il Leopardi, che giunto alle soglie dei diciannove anni aveva avvertito in tutta la sua intensità il peso dei suoi mali , un anno decisivo che determinò nel suo animo profondi mutamenti.; sentì l'urgente desiderio di uscire, in qualche modo, dall'ambiente recanatese.
In quell'anno egli scrisse al classicista Pietro Giordani che aveva letto la traduzione del Leopardi del II libro dell'Eneide e, avendo compreso la grandezza del giovane, lo aveva incoraggiato. Ebbe inizio così una fitta corrispondenza e un rapporto di amicizia che durerà nel tempo.
Nel luglio del 1817 il Leopardi iniziò a compilare lo Zibaldone, nel quale registrerà fino al 1832 le sue riflessioni, le note filologiche e gli spunti di opere; ed per ciò da là si può comprendere la personalità del poeta. La "teoria del piacere" è una concezione filosofica, appunto contenuta nello Zibaldone, in cui il poeta cerca di esporre la sua visione delle passioni umane. La "teoria del piacere" sostiene che l'uomo nella sua vita tende sempre a ricercare un piacere infinito, come soddisfazione di un desiderio illimitato.
Fra il 1816 e il 1818 la posizione di Leopardi verso il Romanticismo, va maturando. La posizione di Leopardi rimane neoclassica, ma nella poesia i temi e lo spirito sono perfettamente in sintonia con la mentalità romantica.
Nel 1819 si riacutizzarono i problemi agli occhi e il poeta entra in crisi, e viene aiutato da Paolo Giordani. Fu appunto nei mesi di depressione che seguirono che il Leopardi elaborò le prime basi della sua filosofia e scoprì la nullità delle cose e del dolore stesso. Iniziò intanto la composizione di quei canti che verranno in seguito pubblicati con il titolo di Idilli tra cui: L'infinito, La vita solitaria, Il sogno(la cui musa è Teresa Brini); dove confluiscono i rimpianti per la giovinezza perduta.
Nell'autunno del 1822 si recò a Roma, per circa un anno. A Leopardi Roma apparve squallida e modesta al confronto con l'immagine idealizzata che egli si era figurata studiando i classici. Nell'ambiente culturale romano Leopardi visse isolato e frequentò solamente studiosi stranieri. La delusione del viaggio a Roma lo fece approdare al pessimismo comico, secondo il quale tutto è male, anche ciò si apprende nello Zibaldone. Nell'aprile del 1823 Leopardi ritornò a Recanati e si dedicò alle canzoni di contenuto filosofico e nel 1824 compose buona parte delle Operette morali.
Nel 1825 il poeta si recò a Milano con l'incarico di dirigere l'edizione completa delle opere di Cicerone e altre edizioni di classici latini e italiani. A Milano però egli non rimase a lungo perché il clima gli era dannoso alla salute.
Nel novembre del 1827 si recò a Pisa dove rimase fino alla metà del 1828. A Pisa, grazie all'inverno mite, la sua salute migliorò e il Leopardi tornò alla poesia, che taceva dal 1823, e compose i Canti "pisano-recanatesi", chiamati anche "grandi idilli", in cui il poeta sperimenta la cosiddetta canzone libera o canzone leopardiana, il cui primo sperimentatore era stato Alessandro Guidi, dalla cui lettura ne era venuto a conoscenza. Tra questi i più importanti sono: Il Risorgimento, A Silvia (ispirata da Teresa Fattorini), Le ricordanze( dedicato a Teresa Lucignani o Maria Belardinelli, figlia dei suoi padroni di casa), La quiete dopo la tempesta, Il sabato del villaggio, Il passero solitario. L’amore che il Leopardi prova per Teresa Fattorini, per Teresa Brini e poi per Maria Belardinelli, crea in lui, poeta pessimista, un sentimento de felicità; che è evidente nel Canto “ Il sabato del villaggio”. In questo canto Leopardi descrive, al tramonto del sabato, l’animazione del villaggio intorno a lui, dove predomina la gioia e la serenità per l’attesa del giorno di festa. Ecco che, allora, il sabato sembra al poeta come la vita, dove è l’attesa della festa, e non la festa in sé, a dare un piacere vero.
Nel 1827 Leopardi conosce a Firenze il napoletano Antonio Ranieri, a partire dal 1830 la frequentazione diventa assidua, e nell'inverno del 1831 i due trascorrono cinque mesi assieme a Roma. Nel settembre del 1833, Leopardi, partì per Napoli con Ranieri sperando che il clima mite di quella città potesse giovare alla sua salute. Durante gli anni trascorsi a Napoli si dedicò alla stesura dei "Pensieri", assistito dal Ranieri, fino agli ultimi giorni di vita. Nel 1836, quando a Napoli scoppiò l'epidemia di colera, il Leopardi si recò con Ranieri e la sorella di questi, Paolina, nella Villa Ferrigni a Torre del Greco.
In questo luogo egli compose gli ultimi Canti del ciclo di Aspasia, si cui più importante è La ginestra, il suo testamento poetico e Il tramonto della luna (compiuto solo poche ore prima di morire). Nel febbraio del 1837 ritornò a Napoli con il Ranieri e la sorella, ma le sue condizioni si aggravarono e il 14 giugno di quell'anno morì improvvisamente.
Sicuramente fra le figure importanti figure femminili delle letteratura italiana è Lucia del romanzo “Promesso Sposi” di Alessandro. Lucia è una donna di umili origini, che per vivere lavora la terra. Lucia rappresenta la forma più pura e sincera di religiosità, ella affronta ogni avvenimento con una costante fiducia nella “divina provvidenza” e riuscirà anche a saper rasserenare il suo amato Renzo.
La grande fede di Lucia è evidente in tutti i passi del romanzo. Ma è anche capace di saper adoperare piccole astuzie. Le sue grandi abilità sono evidenti nel discorsi con l’Innominato, dal quale lei è stata capace di tirare fuori la bontà e la fede.
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