Video appunto: Monte Everest


In questo appunto viene descritta una delle vette più grandi del mondo, ovvero il Monte Everest, con analisi delle sue caratteristiche più importanti a livello territoriale, a livello geografico, la sua altezza e le sue misurazioni, la sua storia importantissima, le tantissime spedizioni che sono state effettuate per scalare la sua vetta nel corso della storia, i pericoli che si corrono decidendo di fare delle spedizioni sulla celebre montagna, gli equipaggiamenti che ci sono stati nel corso della storia.


Indice:
Cosa è il Monte Everest
Descrizione del Monte Everest
Altezza e misurazioni
Storia del monte Everest
Equipaggiamenti e pericoli

Cos'è il Monte Everest




  • Il monte Everest è la vetta più alta del mondo: è situata nel continente asiatico, al confine tra Nepal e Cina. Il versante nord appartiene al territorio cinese, quello sud, invece, a quello tibetano.

  • Il monte Everest è stato sempre considerato sacro dalle popolazioni che abitavano il circostante territorio e viene venerato da migliaia di anni come un vero e proprio dio.

  • Gli sono stati attribuiti inoltre diversi nomi: in Tibet (Cina) viene chiamato “Chomolungma”, che significa “dea Madre della neve”, nel Nepal, invece, viene chiamato “Sagarmatha”, che significa “dio del cielo”. Il nome attuale è stato invece introdotto solo nel 1865 dall’allora governatore indiano Andrew Waugh, in onore di George Everest, direttore dal 1830 al 1843 del Survey of India, ufficio trigonometrico e geodetico dell’India.



Descrizione del Monte Everest




  1. Il monte Everest fa parte della catena Mahalangur, ed è alto 29.035 piedi, pari a 8.848 m.

  2. Il monte Everest ha una comune forma a piramide ed è diviso in tre creste e tre pareti. La linea di confine tra Cina e Nepal passa lungo le creste ovest e sud-est, quindi solo la parete sud-ovest è nepalese.

  3. Le tre pareti (di cui due appartengono alla Cina e una al Nepal) sono la parete nord, che si affaccia sul ghiacciaio Rongbunk, quella est, che si affaccia invece sul ghiacciaio Kangshung ed infine quella sud-ovest, che si affaccia sul ghiacciaio Khumbu. Le tre creste, invece, sono: la cresta nord-est, che divide le pareti nord ed est e inizia dal passo di Rapiu, la cresta sud-est, che divide le pareti sud-ovest ed est e inizia dal Colle Sud, e la cresta ovest, che divide le pareti nord e sud-ovest e inizia dal passo di Lho La.



Altezza e misurazioni




  • La storia delle misurazioni del monte Everest è molto travagliata: parte agli inizi del diciannovesimo secolo, più precisamente nel 1816, con un articolo di Alexander Humboldt, geografo ed esploratore tedesco, che per primo si occupa della misurazione delle vette dell’Himalaya.

  • Negli stessi anni inizia inoltre una campagna di misurazione topografiche chiamata GTS (Great Trigonometrical Survey) da parte dei britannici del survey of India.

  • Nel 1852 sarà poi uno scienziato del Survey, Radhanath Sikdar, a identificare la vetta più alta della catena dell’Himalaya ed a scoprirne l’altezza: 8840 m. La vetta fu successivamente denominata “Peak XV” e la misura venne ufficializzata pochi anni dopo.

  • Il monte Everest però non ha smesso di essere misurato in questi anni ed ancora ai giorni d’oggi si continua a studiarne l’altezza e i cambiamenti. Le ultime spedizioni più importanti per studiare la misura della vetta in questione sono state realizzate nel 1992, da un gruppo di alpinisti del National Geographic, nel 2004, in occasione di alcune spedizioni scientifico-alpinistiche italiane, e nel 2005, data nella quale è stata definitivamente fissata l’altezza attuale del monte: 8.8 foto everest

  • Il monte Everest, però, non è “statico”, ma secondo gli scienziati moderni continuerà a crescere ad opera delle placche continentali che si scontrano le une con le altre, ed è quindi in continua evoluzione. Il monte, infatti, si è formato, insieme a tutta la catena dell’Himalaya, a causa della spinta della placca tettonica indiana contro quella asiatica ed ogni anno cresce circa di un quarto di pollice (0.25”) per l’attività tettonica.



Storia del Monte Everest




  1. Fino alla Seconda guerra mondiale tutti i tentativi di raggiungere la vetta del monte Everest furono compiuti da spedizioni britanniche. Tutte le scalate erano partite da nord, nel Tibet, perché l'accesso nepalese da sud era chiuso. Dopo la guerra, il Nepal aprì i confini, divennero disponibili nuove mappe e nuovi equipaggiamenti, e i britannici inaugurarono la rotta da sud.

  2. Nel 1952 una spedizione Svizzera si servì di questa rotta per arrivare a 300 m dalla vetta: la corsa al monte Everest era aperta. L'anno dopo i britannici riprovarono, determinati, a conquistare la “loro” montagna prima che gli svizzeri o i francesi li battessero sul tempo.

  3. Il capo della spedizione del 1953 era John Hunt, un ufficiale dell'esercito che aveva esperienza nelle scalate dell’Himalaya e delle Alpi e notevole abilità organizzative. La mattina del 29 maggio 1953 Tenzing Norgay e Hedmund Hillary furono i primi uomini a raggiungere la vetta dell'Everest.

  4. Dalla prima conquista della cima, furono numerosi gli alpinisti ad aver raggiunto la cima degli 8848 metri sul mare del monte Everest. Tra questi, troviamo l’italiano Reinhold Messner, che, nel 1978 fu il primo uomo a scalare il monte senza bombole d’ossigeno e nel 1980 e il primo ad affrontare la scalata in solitaria.



Equipaggiamenti e pericoli



Ecco alcune informazioni sugli equipaggiamenti e sui pericoli nel monte Everest:


  • I primi scalatori erano dotati di equipaggiamenti essenziali. un bastone lungo e appuntito, detto Alpenstock, li aiutava a mantenere l'equilibrio, mentre i ramponi permettevano di camminare sul ghiaccio senza scivolare, e picconi consentivano difendere il ghiaccio. Gli abiti erano di lana, cotone o seta: Indossati a più strati mantenevano il calore corporeo, ma si inzuppavano facilmente in caso di pioggia.

  • Gli scalatori di oggi dispongono di una grande varietà di abiti e accessori progettati espressamente per la montagna e questo rende più sicuro e confortevole la vita ad alta quota, permette inoltre di avventurarsi negli ambienti più ostili, più freddi e su terreni più ripidi. Gli abiti in fibre artificiali sono caldi e impermeabili, e l'uso di materiali come il titanio, l’alluminio e la fibra di carbonio rende gli attrezzi fondamentali più solidi più leggeri che in passato.

  • Per intraprendere una salita come quella del monte Everest bisogna equipaggiarsi nel miglior modo possibile poiché avventurarsi sulle vette più alte del mondo mette a dura prova il corpo e lo spirito. Bisogna infatti fronteggiare climi ostili, pericolo di frane e valanghe o di cadute. Quando il corpo umano è costretto a condizioni così estreme possono insorgere problemi fisici come mal di montagna, l'accecamento da folgorazione e l’assideramento.



A cura di Maria Elena.