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Le catastrofi in Giappone

Il terremoto e lo tsunami

L’11 Marzo 2011 il Giappone è stato colpito da un violento terremoto, che ha portato gravi conseguenze. Il terremoto di magnitudo 8,9 ha provocato un enorme tzunami con onde alte oltre 10 metri e la preoccupante esplosione del reattore N°1 della centrale nucleare di Fukushima. Il sisma è stato uno dei più devastanti degli ultimi anni e ha provocato, secondo l’INGV, cioè l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, uno spostamento dell'asse terrestre pari a 10 cm, portando all'aumento della rotazione della terra di un microsecondo (un milionesimo di secondo). Tra le mille ipotesi fatte c'è chi sostiene che la causa del terremoto sia di natura umana e che sia stato proprio l'uomo a causare il sisma. Basta, infatti, pensare che l’energia liberata dal sisma che ha colpito il Giappone è stata di circa 30.000 volte maggiore di quella sprigionata dal terremoto de L’Aquila che tanti danni ha provocato.

L’allarme nuclare

Riguardo, invece, all’esplosione del reattore N°1 della centrale nucleare di Fukushima, le tabelle internazionali dicono che l’esposizione alle radiazioni provoca temporanea riduzione dei globuli bianchi, avvelenamento e morte. I danni al Dna, invece, sono più difficili da quantificare perchè provocano conseguenze a lungo termine. Dopo intere notti senza acqua, cibo, gas ed elettricità per i milioni di abitanti del nordest giapponese, l'area maggiormente colpita dal terremoto e dallo tsunami, gli operai della Tokyo Electric Power Co. hanno ripreso a lavorare per ripristinare l'alimentazione e le funzioni di raffreddamento presso lo stabilimento nucleare di Fukushima, dopo che il lavoro era stato sospeso per un intero giorno, quando un fumo nero era fuoriuscito dalla struttura danneggiata del reattore 3. Mentre la causa del fumo rimane sconosciuta, non è stato riscontrato fuoco e il livello di radiazioni non è salito. Il fumo si è successivamente fermato. Tutti i sei reattori della centrale sono ora ricollegati a un alimentatore esterno. Tre operai del reattore 3 sono stati ricoverati in ospedale perché contagiati da radiazioni.
Negli impianti i tecnici nucleari stanno usando anche robot radiocomandati per poter operare nelle zone in cui il livello di radiazioni è troppo elevato per gli esseri umani. Il Ministero della Scienza, nel frattempo, ha avviato il monitoraggio dei livelli di radiazione nel suolo, nell’acqua di mare e nell'aria intorno alla centrale per esaminare l'entità della contaminazione e individuare come influenzerà i settori dell'agricoltura e della pesca. Si è iniziato a raccogliere terra all'interno del raggio per verificare la quantità di iodio radioattivo. Si controllerà anche se il suolo contiene stronzio, elemento che può causare il cancro alle ossa e leucemia. Il ministero esaminerà anche il livello di radiazione nelle acque entro circa 30 km intorno alla centrale con una nave di ricerca dell'Agenzia giapponese della Marine-Earth Science and Technology, mentre elicotteri della Self-Defense Ground Force controlleranno la zona dall'alto. A Tokyo sale l'allerta per gli alti livelli di iodio riscontrati nell'acqua dei rubinetti, che gli esperti hanno consigliato vivamente di non dare ai bambini. Le autorità giapponesi hanno intensificato i loro sforzi per aumentare l'offerta di acqua in bottiglia. Il bilancio provvisorio delle vittime del disastro è intanto salito a 9.487 morti ufficiali e 15.617 dispersi.


La nube radioattiva in Italia

La nube radioattiva fuoriuscita nei giorni scorsi dalla centrale è nel frattempo arrivata in Europa e nei cieli italiani, anche se gli esperti hanno chiarito che non c'è assolutamente nessun rischio per la popolazione.

La situazione nel Maghreb

Dal mese di Dicembre 2010, le popolazioni del Nord Africa sono in crisi. Le cause sono principalmente tre: l’aumento dei prezzi, una dilagante disoccupazione, il conseguente malcontento della popolazione. Le nazioni che maggiormente stanno attraversando questa rivoluzione sono le seguenti: la Tunisia, il Marocco, l’Egitto e la Libia. Nei primi tre paesi tutt’ora è presente un governo di transizione, mentre in Libia è scoppiata dapprima una guerra civile, che si è trasformata infine in una guerra, combattuta da una parte da tutti i rivoltosi e dall’altra da Gheddafi e dai suoi sostenitori.

Le altre nazioni nei confronti della Libia

Gli altri paesi non possono stare a guardare senza intervenire: hanno quindi deciso di attaccare. Nel frattempo si è invocato l'intervento dell'Onu, per imporre una NO FLY ZONE, cioè imporre che gli aerei caccia non possano essere utilizzati per portare almeno in parità lo scontro. Questo provvedimento è stato già approvato, insieme a un intervento armato a cui parteciperanno Gran Bretagna, Francia e altri stati. L'Italia non parteciperà, ma si limiterà a fornire le basi militari per gli aerei dell'Onu. Altri stati invece, come Russia, Germania,Cina e India, per ragioni diverse, si sono opposti all'intervento.
Conclusioni e riflessioni
Queste sommosse sono dovute principalmente alla voglia di libertà, che è in ciascuno di noi. Queste nazioni, per colpa di persone favorevoli alla dittatura, sono in guerra. Negli ultimi mesi nel Nord Africa si sono registrati numerosi morti: queste persone hanno sacrificato la propria vita per la libertà del proprio popolo.

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