Ominide 71 punti

Rapporto di Kant con l'illuminismo


L’Illuminismo è la premessa indispensabile per questo schema rigoroso, schematico, linguisticamente complesso (dizionario Kantiano) in cui Kant elabora una rivoluzione per quello che riguarda la filosofia: il filosofo era di famiglia Scozzese ma trasferitasi nella zona della Prussia (Germania), di origine rigorosa, pietista, quindi apparteneva al protestantesimo, rispettosi delle regole in modo rigido (anche se Kant si definirà agnostico in seguito) non nega né accetta l’esistenza di Dio.
Kant è un uomo fortemente fiducioso nella ragione ed intelletto umano (che sappiamo bene essere essenziale nell’Illuminismo), è una ragione che non è più vincolata da tradizioni, superstizioni e metafisica. È anche un intelletto molto aperto alla tecnica alla conoscenza, al progresso, e quindi anche strettamente collegato all’esperienza. Kant guarda alle filosofie del passato, in particolare all’Empirismo e al Razionalismo, da cui partirà per sviluppare il suo Criticismo, dove il termine “criticare” vuole appunto significare revisionare, mettere in crisi quelle che erano le certezze del passato e fornire invece all’uomo nuove certezze, il superamento dell’oscurantismo, dato da idee come l’innatismo, legate ad una sorta di visione pessimistica delle capacità dell’uomo.

Kant ci fa un chiaro riferimento riprendendo la dottrina dell’Empirista David Hume, inglese, il quale relativamente alla conoscenza dell’uomo, in maniera quasi scandalosa, afferma che l’uomo non ha nessuna certezza, demolendo così la base dell’empirismo (il termine viene appunto da Empiria, sperimentazione, materia, sensibilità) affermando che l’uomo non ha alcuna certezza delle sue conoscenze, e quelle che noi diamo per buone e reputiamo essere oggettive, in realtà derivano da una sorta di abitudine da parte del soggetto, il quale una volta che ha verificato dei fatti, questi entrano nella consuetudine, di Hume infatti è celebre l’affermazione “nessuno mi potrà dire con assoluta certezza che il sole sorgerà anche domani” ma noi lo diamo per scontato, è sempre accaduto e non abbiamo alcuna motivazione per affermare che non lo farà, ma questa on è una conoscenza, è un’assuefazione da parte della mente, a ciò che è un’esperienza, senza averla però verificata. Dall’analisi di questo pensiero da parte di Hume, che aveva chiuso con uno scetticismo gnoseologico, cioè, aveva affermato che l’uomo era impotente di conoscere con certezza assoluta qualunque elemento, anche derivante dall’esperienza, in quanto la sua seconda veste era proprio quella dell’abitudine, riprende Kant. Lo riprende dicendo che si deve svegliare da questo sonno dogmatico, un sonno in cui un po’ tutti erano caduti con il razionalismo, come quello cartesiano, che aveva imposto le forme duali tra la res cogitans e la res extensa, ma anche l’innatismo delle idee, la mancata dimostrazione oggettiva e scientifica di quella che è l’esistenza di Dio.
Kant filosofo è un Kant fortemente critico nei confronti del passato, ma non demolitore, in quanto è il fondamento sul quale si andrà a costruire la nuova scienza che si basa su tre elementi importanti:
• La possibilità: le condizioni che permettono l’esistenza di una scienza
• La Validità: titoli di legittimità che la caratterizzano
• I Limiti: I confini della validità
La sua è una filosofia critica, in cui l’elemento del limite è sicuramente centrale, critica perché và a a revisionare quello che era stato il passato, come conoscenza, cercando di cogliere in essa gli aspetti positivi, che possono quindi permanere perché sono oggettivi, e quindi hanno valore universale, ed eliminare invece tutte le forme superstiziose scontate, che vanno criticate, e come tali, estrapolate dalla conoscenza dell’uomo. Da qui si cambia il punto di vista, e da qui inizia quella che si definisce una rivoluzione copernicana, che non è una rivoluzione dal punto di vista storico ma una rivoluzione che avviene in noi stessi, alla quale ogni uomo desideroso di conoscere con certezza deve sottoporsi, quindi è inevitabile partire dalla critica, una scoperta veramente geniale da parte di Kant che pone delle nuove condizioni per l’intelletto, che scardina la cultura del suo tempo, proponendocene una nuova e più accreditata e oggettiva, ecco quindi perché la dottrina Kantiana si può definire una sorta di rivoluzione, che lui chiama “Copernicana” perché come egli lui ha ribaltato dei concetti che prima si davano per certi. Al centro di questo processo conoscitivo c’è il soggetto, ed intorno al suo intelletto ruotano gli oggetti della conoscenza, tramite un’analisi sintetica:
Idee regolative: concetti relativi all’anima, Dio, sulla quale l’uomo continua ad interrogarsi ma che non può verificare, e che quindi mi danno il limite della conoscenza
Ma Kant non vuole che ci si finisca ad interrogare su questi argomenti dato che l’uomo è caratterizzato dal sentimento insieme all’intelletto, alla sensibilità, Curiosità.
Kant è lineare, nasce vive e muore nella stessa città, Kunisberg, è un piccolo centro ma colto, quando lui la vive, diventò professore di filosofia, matematica e fisica, tutta la sua vita sarà incentrata sulla ricerca, sulla critica, sull’alimentare il pensiero, anche dal punto di vista dell’insegnamento e della pedagogia, influenzerà il settecento ma anche il romanticismo tedesco, addirittura nel 900 italiano con il neo kantismo e la ripresa dell’hegelismo, uomo molto morigerato, affettuoso verso i suoi studenti, non ebbe una famiglia, ma si dedicò interamente ai suoi studi e alla sua formazione.
Opere: critica alla ragion pura, critica alla ragion pratica, e critica del giudizio,
La conoscenza per Kant doveva rispondere a tre quesiti principali,
• Che cosa posso sapere (critica della ragion pura)
• Cosa posso fare o devo fare (critica della ragion pratica)
• In cosa posso sperare (La speranza è ciò che ci sprona a superare il male, e sarà oggetto della critica del giudizio)
Hai bisogno di aiuto in Filosofia Moderna?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Potrebbe Interessarti
×
Registrati via email