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La rivoluzione copernicana

La “Critica della ragion pura”, pubblicata nel 1787, è un’opera molto importante di Kant, nella quale egli affronta il problema della conoscenza, in seguito ad una lunga riflessione, con lo scopo di giudicare la ragione quando essa è pura, a priori, senza esser mescolata con l’esperienza(posteriori).In quest’opera egli cerca di rispondere a diverse domande:
- com’è possibile la matematica pura?
- com’è possibile la fisica pura?
- com’è possibile la metafisica in quanto disposizione naturale?
- com’è possibile la metafisica come scienza?
Rispondendo a queste domande, egli cerca di scoprire la vera conoscenza,che coincide con la scienza,in modo da eliminare così il dogmatismo, quando si usano principi che vanno oltre ogni esperienza;lo scetticismo, quando si nega ogni possibile conoscenza scientifica;l’indifferentismo, quando non si è interessati alla conoscenza scientifica.Per fare ciò egli ricorre alla teoria dei giudizi,in quanto la conoscenza si esprime tramite giudizi,delle convinzione di chi li esprime,dove si scontrano il razionalismo e l’empirismo, che sono entrambi sbagliati perché il razionalismo parte da un presupposto
dogmatico, perché secondo loro ci sono idee innate, a priori dell’esperienza; mentre l’empirismo sostiene che la conoscenza sia il risultato solo dell’esperienza, può solo essere dunque a posteriori,che porta poi a sua volta allo scetticismo. Per questo motivo egli cerca di elaborare una nuova teoria, che definisce come una “rivoluzione copernicana”, perché come Copernico aveva messo al centro dell’universo il sole e non più la terra, lui vuole che alla base della conoscenza ci sia il soggetto che conosce e non l’oggetto
conosciuto. Con questo non significa che al di fuori della mente non esistano cose reali, ma che la mente le trasforma in qualcos’altro, e così se si mette al centro il soggetto conoscente e attorno l’oggetto conosciuto, si arriva a capire la conoscenza, esprimendo giudizi sintetici a priori ( da cui derivano la matematica e la fisica),universali e necessari, unendo così quelli dei razionalisti e quelli degli empiristi. I giudizi sintetici a priori infatti sono quelli su cui si fonda la scienza, e formano la conoscenza trascendentale, che studia le forme pure a priori presenti nel soggetto, rendendo possibile la conoscenza, che ha origine si dall’esperienza, ma non deriva tutta da essa, perché essa è preceduta dalle caratteristiche della mente umana, e quindi per capire bene la conoscenza bisogna partire dall’uomo e non dall’oggetto. Poi per Kant ci sono diverse facoltà conoscitive della ragione:
- la sensibilità, la facoltà di intuire gli oggetti e di
rappresentarli tramite lo spazio e il tempo;
- l’intelletto, la facoltà con cui si pensano gli oggetti;
- la ragione, la facoltà di spiegare la realtà tramite le idee di anima, mondo e Dio.
L’opera poi si divide in 2 parti:
- la dottrina degli elementi, che ha lo scopo di capire gli elementi formali della conoscenza, detti puri o a priori;
- la dottrina del metodo, che ha lo scopo di individuare l’uso di questi elementi nella conoscenza.
La dottrina degli elementi si divide poi a sua volta in:
- l’estetica trascendentale, che studia la sensibilità del momento in cui si intuiscono gli oggetti tramite l’esperienza;
- la logica trascendentale, che studia la ragione nel momento in cui si riflette sui dati dell’esperienza e si divide in: analiticatrascendentale, che studia gli elementi della conoscenza pura dell’intelletto; e dialettica trascendentale, che studia l’uso diquesti elementi.
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