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Søren Aabye KIERKEGAARD (1813-1855)

Nato a Copenhagen nel 1813, Kierkegaard vive un’infanzia pesantemente condizionata dalla presenza del padre, un vegliardo severo, al quale viene attribuita la “colpa” della tristezza del filosofo. Addirittura Kierkegaard attribuì al genitore una maledizione divina che costò la morte di 5 fratelli e della madre. Avviato alla teologia per volere paterno, conduce gli studi senza entusiasmo, e medita di abbandonarli dopo la morte del padre, ma per onorare la sua volontà, li porta a termine nel 1840.

I suoi modelli furono Socrate, Platone, Pascal e Kant, mentre l’atteggiamento è negativo verso la filosofia a lui contemporanea: in particolare disprezza l’idealismo di Fichte e Hegel. Avverte invece una profonda assonanza con Schopenhauer, del quale però contesta l’etica, l’ateismo e l’ostilità verso il Cristianesimo. Tratto importante della sua vita fu la storia con Regina Olsen, che conobbe nel 1837, con la quale si fidanzò ma ruppe nel 1841 in seguito a una crisi. Kierkegaard vide questo rapporto come la scelta fra due prospettive contrapposte: passione e sensualità da una parte, rigorismo dall’altra. Il concetto di scelta occupa il nucleo della sua filosofia, e trova espressione nell’Aut-Aut. Con quest’opera inizia il periodo più fecondo della sua filosofia, convenzionalmente divisa in 3 periodi e caratterizzata da pseudonimi, in un cammino verso la fede e Dio come unica soluzione alla contraddizione io - se stesso.

• CICLO ESTETICO - Aut-Aut (1843), Timore e tremore (1843), Il concetto dell’angoscia (1844);
• CICLO FILOSOFICO - Briciole di filosofia (1844); Postilla conclusiva non scientifica (1846);
• CICLO RELIGIOSO - La malattia mortale (1849), L’esercizio del Cristianesimo (1850), Discorsi edificanti.
Filo conduttore dei 3 periodi fu il Diario, una disordinata raccolta di riflessioni, pubblicato postumo.

La concezione del Cristianesimo, inteso come dimensione interiore nella quale bisogna esplorare tutte le alternative prima di giungere alla fede, pone Kierkegaard in contrasto con le autorità ecclesiastiche, contrasto che diventa scontro aperto quando viene eletto vescovo Martensen, teologo di formazione hegeliana. Nella sua rivista “Il momento”, Kierkegaard attacca apertamente la Chiesa e Martensen.

ESISTENZA e SINGOLO - La filosofia di Kierkegaard muove da una critica al sistema hegeliano e si dirige verso un recupero del piano dell’esistenza che è affermazione del singolo come unica realtà. Contrariamente a Hegel, Kierkegaard non è un sistematico: nella Postilla (postilla alle Briciole di filosofia) critica il sistema hegeliano in quanto pretende di dare un senso a tutto, perché secondo lui tutte le contraddizioni si risolvono in uno sviluppo storico razionale, proprio del sistema. Tuttavia, obietta Kierkegaard, se si considera la singola esistenza, le contraddizioni permangono, l’eternità viene cancellata e la necessità storica perde significato. Il limite dell’idealismo, come ogni altro razionalismo, è l’incapacità di cogliere la realtà della vita concreta (il singolo non può essere dedotto dall’universale). Occorre dunque un mutamento radicale di ottica, bisogna partire dal pensiero soggettivo, dell’esistente.

L’esistenza è una realtà complessa, perché il pensiero deve confrontarsi con l’infinita pluralità di casi. Nella sintesi diversi momenti acquisiscono significato solo unitariamente; sul piano dell’esistenza la contraddizione non si risolve, ma impone una decisione tra alternative inconciliabili. La storia sarà anche regolata dalla necessità, ma la singola esistenza è scandita dalla possibilità, che implica una SCELTA irreversibile (perché il tempo del singolo è lineare e limitato) tra due possibilità, un aut-aut.

L’individuo, se viene considerato come elemento di un sistema, deve solo essere spiegato; ma poiché è esistente, deve vivere ed essere consapevole di ciò. Il punto di riferimento della filosofia di Kierkegaard è il singolo, che il filosofo invita a considerare come categoria (struttura concettuale attorno alla quale si organizza la realtà); Kierkegaard invita dunque a pensare nei termini del singolo.

Gli STADI dell’ESISTENZA - L’individuo si trova davanti a tre modelli di vita diversi (stadi dell’esistenza):

• Lo stadio ESTETICO, simboleggiato dalla figura del seduttore (Don Giovanni di Mozart) prevede che l’esteta si lasci vivere, rifiuta di assumere un ruolo o una responsabilità, vive nell’istante, passa di esperienza in esperienza senza mai definirsi come identità stabile (non si costruisce come persona); lo stadio estetico può essere rappresentato solo dalla musica, perché legato al godimento e privo di continuità. Per uscire dalla condizione di superficialità, l’unica possibilità dell’esteta è la disperazione;
• Lo stadio ETICO, simboleggiato dal giudice Wilhelm, comporta l’assunzione di responsabilità e di ruoli (marito, padre, cittadino). Chi vive eticamente si costruisce un’auto-identità e una durata, ma la sua individualità è sacrificata al generale, poiché l’individuo non è più se stesso, ma una funzione sociale;
• Lo stadio RELIGIOSO è la riaffermazione della singolarità. L’uomo è composto di anima e corpo, elementi divergenti mediati dallo spirito. Quando l’uomo raggiunge la consapevolezza di sé, non risolve la contraddizione insita in lui, ma semplicemente si accorge che c’è: l’individuo si sa finito e aspira all’infinito, si sa imperfetto e aspira alla perfezione. Può allora accettarsi (ma non realizzarsi) oppure può rifiutarsi ed entrare in conflitto con se stesso - da ciò emerge che l’esistenza stessa sia contraddittoria. Tuttavia, anche se irrisolvibile, la contraddizione è superabile mediante il “salto” nella FEDE. Questo concetto è simboleggiato dalla figura di Abramo, a cui Dio chiede di immolare il figlio Isacco: lo stato religioso implica una rottura con le convenzioni, con i valori sociali, con le tradizioni - la fede è un salto mortale al di sopra di ogni logica e ragione, ma necessaria per superare la disperazione e l’angoscia.

L’ANGOSCIA è la premessa per il salto nella fede, è uno stato non negativo (perché spesso è l’uomo a cercarla) ma, derivando dalla possibilità che si apre all’uomo (dunque anche la possibilità di peccato) è una preparazione alla fede. Prima che il peccato entri nel mondo, l’uomo è innocente (perché non può scegliere) ma dato che non può scegliere, non è nemmeno libero, e dunque non è un individuo. La possibilità di peccare è indispensabile perché l’uomo diventi spirito - è paragonabile alla vertigine che viene guardando un abisso: se ne contempla la libertà, ma non se ne prevedono le conseguenze.
DISPERAZIONE e FEDE - Raggiunta la consapevolezza di sé, il primo momento è di DISPERAZIONE: questa non è una “malattia mortale” in quanto provoca la morte (perché la morte significherebbe la fine della malattia, dunque una liberazione): la disperazione deriva dal rapporto del singolo con se stesso. La disperazione è voler essere autosufficienti, ma sapere di non poterlo essere: l’unica soluzione è accettarla, negandosi come autosufficienza e ammettendo di essere dipendenti da Dio - dunque la disperazione è anche positiva, in quanto “costringe” a cercare la sola via di uscita, la fede.

SCANDALO del CRISTIANESIMO - Lo scandalo del Cristianesimo è l’unione di Dio, non intesa come unione di uomo e Dio, ma di Dio con ogni singolo individuo; in tal modo, il Cristianesimo sarebbe Dio che entra nella vita di ognuno, costringendolo a pensare in nuovi termini. Il Cristianesimo invece deve essere una trasfigurazione della vita, un allontanamento dal mondo per andare verso Cristo.

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