Ominide 852 punti

Kierkegaard, Søren Aabye (Danimarca, 1813 – 1855)

Kierkegaard ha vissuto una vita piuttosto banale, priva di grandi eventi, contraddittoria.
La sua infanzia fu caratterizzata da una rigida educazione religiosa. Dal 1832, nell’arco di circa sette anni, ebbe alcuni forti dispiaceri familiari (le morti, nel giro di pochi anni, di 5 fratelli e del padre vengono da lui viste come punizioni divine per una terribile colpa, mai specificata nei suoi scritti, commessa dal padre).
Chiese in sposa Regina Olsen, figlia di un esponente di spicco della ricca borghesia danese e di dieci anni più giovane di lui, ma rescisse bruscamente il fidanzamento senza una spiegazione.

Il filosofo usa pseudonimi per le opere di carattere teorico, mentre soltanto i discorsi edificanti e gli scritti di carattere religioso vengono pubblicati con il suo vero nome: anche qui si vede il suo desiderio di celarsi, non vuole quasi apparire.
Nella sua vita fu più contemplativo che attivo, e imputò sempre il suo vivere contemplativo alla difficoltà della scelta.

Kierkegaard è considerato il padre dell’esistenzialismo, una delle correnti più di successo del 1900.
Ha reagito in modo polemico alla filosofia hegeliana, all’idealismo, alla filosofia ottimistica / panlogistica tedesca.
Per lui importante è l’individuo, nella sua esistenza completa.

Termini chiave della sua filosofia:
a. Singolo
b. Esistenza
c. Possibilità
d. Scelta
e. Fede
Possibilità + scelta = Libertà + Antihegelismo.
a. Sulla sua tomba farà scrivere: “quel singolo” -> antihegelismo (totalità).
b. Occuparsi del singolo vuol dire occuparsi della sua esistenza (Tommaso d’Aquino nella scolastica).
c. La vita è data da pressoché infinite possibilità.
d. Dal momento che si hanno delle possibilità, bisogna fare delle scelte.
Possibilità e scelta comportano la libertà della scelta -> No alla dialettica (antihegelismo).
La scelta avviene tra alternative inconciliabili (“Aut aut”).
Dunque -> no totalità + no dialettica

Tematica del Don Giovanni
Kierkegaard individua 3 possibili alternative / percorsi di vita inconciliabili:
1. Estetica (“Aut aut”)
2. Etica (“Aut aut”)
3. Religiosa (“Timore e tremore”)

Aut Aut (1843): raccolta di scritti, tra cui il “Diario di un seduttore”. Qui intervengono diversi personaggi. Il don Giovanni è la maschera della vita estetica, è l’esteta, colui che vive in una continua ricerca del piacere, di seduzione, per l’amore del cambiamento, della varietà. La sua vita avviene in un eterno presente con una continua ripetizione dell’uguale. Egli vive nell’attimo, nel presente, in un eterno presente. Apparentemente è una vita piena di novità, ma a lungo andare l’esteta è un disperato, perché si annoia, non è mai appagato, non raggiunge mai la felicità. È come se gli altri fossero delle prede. La ricerca non ha mai una vera soddisfazione. Ha passione per le donne, ma non le ama mai veramente: rappresenta la non-scelta. Può solo disperarsi, ma la soluzione è compiere una scelta diversa, quella etica.

L’ideale etico è quello di chi progetta, di chi si impegna nella società con una famiglia e un lavoro, di chi si appropria della sua vita. Bisogna fare dell’amore un legame (= Hegel). Il matrimonio è l’amore che diventa progetto, impegno etico.

Timore e tremore (1843): a un certo punto anche questa vita può smarrirsi, insabbiarsi nel moralismo (conformismo) -> la sua moralità diventa peccato moralistico, che alimenta la presunzione di sentirsi un giusto che ha guadagnato la salvezza di fronte a Dio. Perciò si deve compiere il salto abissale verso la vita religiosa, che è in grado di colmare l’angoscia e la disperazione originate dalla libertà.
L'angoscia deriva dall’infinita gamma di scelte possibili, dalla loro inconciliabilità (si diventa discepoli dell’angoscia).
La disperazione si ha quando ci si guarda in uno specchio: a quel punto si può scegliersi o non scegliersi. Non si può far altro che scegliere di scegliere, quindi scegliere se stessi completamente, scegliere di diventare quello che si è, ma questo vuol dire che ci si basta a se stessi, e ciò non è possibile. Allora interviene la religione, approdo in cui ci si riconosce nell’abbandono a Dio. L’individuo sceglie di ritrovare se stesso nella sua singolarità, nel suo essere unico davanti agli altri, rifiutando l’astrazione e l’universalità che lo accomunano agi altri facendogli perdere se stesso.

Per Kierkegaard la religione (cristianesimo) è paradosso (l’incarnazione della divinità nell’uomo Gesù è il paradosso assoluto che fa vacillare il pensiero), scandalo (che disgusta), sospensione dell'etica: quando ci si abbandona a Dio, per lui si è anche disposti a sospendere le leggi umane dell’etica -> il miglior esempio è la vicenda di Abramo, che è pronto a sacrificare per fede il figlio Isacco: in spregio a qualunque morale umana, Dio gli chiede in sacrificio il figlio Isacco. In osservanza dell’etica, Abramo dovrebbe rifiutare, ma poiché ha fede esegue l’ordine divino.

Hai bisogno di aiuto in Filosofia Moderna?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email