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Kant


Kant è un importante filosofo tedesco. La Germania non è ancora uno stato ma è già una nazione che si fa portavoce della cultura romantica, destinata a superare quella illuminista.

Si può considerare Kant l’anello di congiunzione tra la cultura illuminista e quella romantica.
Il punto di osservazione della sua riflessione filosofica prende il nome id CRITICISMO. E’ finalizzato ad analizzare le possibilità della ragione di ottenere un risultato negli ambiti in cui viene applicato.

Il taglio che Kant dà alla sua riflessione filosofica in parte è ereditato da Locke, tuttavia l’indagine di Kant si concentra intorno alla ragione e agli ambiti in cui viene applicata.
Sottopone la ragione al tribunale della ragione.
Il suo criticismo emerge soprattutto in queste tre opere:

1. Critica della ragion pura: Kant affronta il tema gnoseologico, indaga la ragione quando si impegna a conoscere

2. Critica della ragion pratica: indaga la ragione quando muove l’azione, quando orienta il nostro comportamento, affronta per cui il tema etico.

3. Critica del giudizio: indaga la ragione quando è impegnata a offrire un giudizio di tipo estetico intorno alla bellezza delle cose.

Le opere seguono un ordine sia cronologico che di tipo logico.
Kant, terminata la prima critica, deve ammettere l’irraggiungibilità della conoscenza completa della metafisica, che la metafisica non può cogliere totalmente, ma non per questo termina la sua indagine. Infatti egli cercherà attraverso il tema etico di ridare dignità al discorso metafisico. (Sensibilità romantica).
Nella seconda critica troverà una visione del mondo totalmente opposta a quanto descritto nella prima.
Kant sente l’esigenza di armonizzare fra di loro queste due visione contrastanti, e ciò verrà completato nella critica del giudizio.

Critica della ragion pura


Si occupa del tema gnoseologico, si presenta come un lavoro in continuità con l’ottica moderna.
Kart per indagare la ragione quando è impegnata a conoscere, i pone un quesito:
Qual è il metodo corretto per individuare la conoscenza certa?
Kant riprende le risposte ottenute dai filosofi precedenti, che egli ritiene insoddisfacenti.
Hume, filosofo empirista, giunse alla conclusione che non si può arrivare alla conoscenza certa. Agli occhi di Kant anche la risposta dei filosofi razionalisti è insoddisfacente per spiegare il metodo.
La conoscenza, secondo Kant, si esprime con i giudizi. Se si segue la strada empirista si guadagna una conoscenza che si esprime con giudizi sintetici a posteriori (ovvero basati sull’esperienza, vedi S.Tommaso). Per “sintetico” si intende fruttuoso, fecondo, in grado di arricchire la nostra conoscenza. Sono però limitati nel tempo e nello spazio quindi non possono essere certi.
Kant rileva anche nei giudizi dei razionalisti dei limiti. La conoscenza secondo i razionalisti si compone di giudizi analitici a priori (S.Anselmo, Spinoza). Il giudizio analitico si ricava per deduzione, attraverso la scomposizione del ragionamento.
A differenza dei giudizi sintetici a posteriori, i giudizi analitici a priori, sono sempre certi, poiché si appoggiano alla ragione, ma non sono fecondi, non arricchiscono la nostra conoscenza poiché le conoscenza che ricavo deduttivamente, sono implicite nella premessa da cui partiamo.

La sfida di Kant sarà quella di capire se esistono giudizi che coniughino la fecondità dei giudizi sintetici a posteriori e la certezza dai giudizi analitici a priori.

L’indagine della ragione pura, equivale ad indagare la ragione a prescindere dall’esperienza. Analisi delle condizioni di possibilità della ragione di conoscere a prescindere dall’incontro con la realtà.

Secondo Kant la ragione in quanto tale è articolata in diverse sottofacoltà, e per ciascuna di essere si impegna a scrivere una sezione dell’opera.

Critica della ragion pura

La ragione che conosce si chiama teoretica.

Sensibilità

All’interno dell’estetica trascendentale viene analizzata la sensibilità, quella facoltà della ragione che entra in azione quando il soggetto che conosce incontra sensibilmente la realtà.
La parola estetica viene utilizzata nel suo senso letterale, dal greco “aesthesis”, ovvero, esperienza.
La sensibilità possiede già al suo interno, prima di entrare in contatto con la realtà delle struttura trascendentali, che vengono applicate automaticamente al momento dell’incontro con la realtà.
Queste strutture sono lo spazio e il tempo. Vuol dire che lo spazio e il tempo non sono più caratteristiche della realtà o dell’essere, ma bensì sono strumenti del soggetto che conosce utilizzato dalla sensibilità quando si fa esperienza della realtà.
I trascendentali vengono chiamati forme pure o a priori della sensibilità, poiché il soggetto che conosce le possiede a prescindere.
→ Non per questo Kant è innatista. Spazio e tempo non sono infatti delle idee, dei contenuti mentali ma sono delle strutture, degli strumenti.
I trascendentali entrano in azione in maniera automatica/sincronica al momento dell’incontro con la realtà.
Spazio e tempo sono le condizioni di possibilità di formulare giudizi e fecondi, ovvero giudizi sintetici a priori.
Regolano i dati della realtà, l’intuizione empirica che avviene con l’incontro con i dati della realtà e il soggetto che conosce attivando i trascendentali, non è soggetta al relativismo, poiché ognuno possiede i trascendentali dentro di se. L’incontro tra i dati della realtà e il soggetto che conosce, attraverso i trascendentali, avviene in automatico, gli strumenti sono perciò universali.

Secondo Kant la matematica è formata da due discipline:
-Geometria, la quale si fonda sul trascendentale dello spazio
-Aritmetica, la quale si fonda sul trascendentale del tempo.
Lo spazio e il tempo fino all’epoca erano considerati attributi dell’essere, come suggerito da Aristotele nella sua riflessione sulle 10 categorie dell’essere.

Lo stesso Cartesio definì la realtà al di fuori di noi come rex extensa.
Kant invece attribuisce una natura logica allo spazio e al tempo.

Intelletto


L’intelletto si occupa di razionalizzare giudizi ricavati dall’intuizione empirica.
E’ una facoltà analitica e anch’essa possiede dei trascendentali, ovvero della funzioni a priori dell’intelletto, che ancor prima dell’acquisizione dei giudizi che provengono dall’estetica, ci appartengono.
Queste forme pure a priori dell’intelletto sono le 12 categorie, divide da Kant in 4 gruppi di 3.
1. Qualità
2.Quantità
3.Modo
4.Relazione

Kant recide completamente la natura ontologica delle categorie. Questo sono solo logiche, appartengono al pensiero. Sono dei connettori logici, delle strutture logiche.

Categoria della casualità

Le relazioni tra le cose tornano ad essere un rapporto causa-effetto stabile, universale, necessario perché il soggetto che conosce applica il connettore logico della causalità.
Kant in questo modo smentisce la teoria di Hume e riabilita il sapere scientifico. Riabilita anche le scienze della natura.
La parola scienza indica quel sapere universale che si aggancia all’universalità e non crolla.
Universale perché le categorie sono a priori e appartengono al soggetto in quanto tale, quindi anche nell’intelletto abbiamo la stessa struttura che applichiamo allo stesso modo.
Per Kant le leggi della natura sono il risultato dell’applicazione delle strutture logiche→uomo legislatore della natura. Kant si riferisce alla prospettiva secondo la quale è il soggetto ad applicare le leggi ai fenomeni.

Kant ci parla di seconda rivoluzione copernicana. Egli ribalta il rapporto realtà-pensiero stabilito dagli antichi così come Copernico ribaltò per primo il legame Terra-Sole.

Non è il pensiero che si deve adeguare alla realtà, ma bensì è la realtà che viene costruita, ordinata per soddisfare le esigenze delle funzioni a priori dell’intelletto.
La realtà fenomenica riceve dal soggetto conoscente la propria struttura, la propria forma, il proprio ordine. L’intelletto è parte attiva nell’ordinare la natura in quanto oggetto d’esperienza e quindi oggetto di conoscenza.

I moderni sono dei soggettivisti, già con Cartesio era stato avviato un cambiamento nel rapporto realtà-pensiero. Il soggettivismo si evidenza anche quando puntualizza la natura logica delle categorie e afferma che questa hanno un ordine preciso all’interno dell’intelletto.
Aristotele aveva stabilito un ordine gerarchico per le categorie dell’essere. Anche Kant individua un qualcosa che regge le categorie dell’intelletto, ovvero la conoscenza pensante.
La conoscenza pensante è un’unità sintetica, la quale tiene insieme le categorie e che coincide con la conoscenza razionale. Non è una categorie come le altre è un trascendentale, prescinde dall’esperienza. Coscienza pensante è il nostro essere soggetti logici. La nostra razionalità logica, la nostra capacità di essere raziocinanti in senso logico.
Conseguenza di questa impostazione trascendentale del discorso è la riconquista della nostra conoscenza certa, stabile, universale. Questa però si ferma a livello fenomenico, ovvero si ferma a ciò che appare, alla realtà così come si presenta al soggetto che conosce. Gli a priori sono le condizioni fondamentali per formare dei giudizi. E’ una realtà che viene automaticamente formata dai trascendentali del soggetto. Sono come filtri che non ci permettono di penetrare la realtà.
Il fenomeno è una conseguenza ti tipo ontologica, viene costruito un mondo così come appare.
Oltre questo fenomeno vi è la realtà in quanto tale, pura, in se, autosussistente: il noumeno.
Il noumeno è quella realtà che il soggetto deduce ma che non può penetrare.
Kant ammette due realtà diverse, ammette un dualismo.
Kant ha recuperato la fecondità e la certezza del sapere a costo di ammettere il limite fenomenico di questa. Il riconoscimento del limite fenomenico è una conseguenza gnoseologica
Il riconoscimento del noumeno è invece una conseguenza di tipo ontologica.
Kant recupera una conoscenza certa ma non vera.

Dialettica


Nella dialettica indaga la ragione in senso specifico. Kant cambia l’impostazione della domanda. Ha recuperato la matematica, le scienze naturali ma ora ambisce a comprendere se la metafisica è raggiungibile, se sia una scienza anch’essa.
A partire da questa domanda, indaga la ragione in senso stretto.
Possiede anch’essa dei trascendentali, strutture che cercano un riferimento di carattere metafisico. Questo strutture sono chiamate idee della ragione. (Non sono contenuti mentali ma strutture!!)
Esistono 3 idee, strumenti in possesso del soggetto che conosce che dovrebbe agganciarli alla metafisica.

1.Idea di mondo: quella struttura a priori che dovrebbe trovare un applicazione a ciò che regge la realtà esterna a noi. Noi non possiamo fare esperienza del mondo.

2. Idea dell’io: l’io o anima è quello strumento a priori che si dovrebbe applicare a ciò che regge i nostri fenomeni interni, ovvero i nostri sentimenti.

3. quello strumento a priori che si dovrebbe applicare a ciò che regge tutti i fenomeni interni e esterni, ciò che regge l’universo intero. Ma noi non possiamo fare esperienza di Dio.

Manca la possibilità di legare i trascendentali all’esperienza, manca il contenuto a posteriori.
Tuttavia l’uomo si è sempre sforzato di indagare intorno a Dio, al mondo, all’anima, nonostante il limite fenomenico della conoscenza.
L’uomo tende alla metafisica, infatti possiede i trascendentali.
Questi ragionamenti di Kant vengono denominati ragionamenti di cosmologia razionale, ovvero dei tentativi di raggiungere con certezza conoscenze intorno al mondo. I risultati si sono rivelati contraddittori.
Se ci manca il contenuto a posteriori, non possiamo definire la metafisica una scienza, ma il fatto che il soggetto che conosce sia in possesso dei trascendentali indica come esso sia portato vero la metafisica.
Allo stesso modo gli sforzi dell’uomo teoretico intorno ai ragionamenti di psicologia razionale si sono rivelati inconciliabili. Questa contrarietà di risultati prende il nome di costruzioni di antinomie.
Kant critica tutte le dimostrazioni razionali dell’esistenza di Dio, dimostra l’impossibilità della conoscenza teoretica di raggiungere la conoscenza certa intorno alla metafisica. Il risultato finale della critica della ragione pura:
La ragione possiede delle condizioni fruttuose per la conoscenza certa, solamente però per raggiungere la scienza della matematica e della natura, non per raggiungere la metafisica.
In ogni caso la nostra conoscenza si ferma a livello fenomenico, ci è precluso raggiungere, penetrare il noumeno.
Le conclusioni raggiunte spingono Kant a trovare un’altra via per raggiungere una conoscenza certa intorno alla metafisica.

Critica alla ragione pratica


Kant dimostra di trovare una sensibilità nuova che prima era stata posta ai margini della filosofia moderna.
Si rinnova un interesse che cambia rispetto a quello dei moderni. Per via dell’inconcludenza, denomina alla fine la critica alla ragione pura “scienza delle illusioni.”
Posta questa inconcludenza dobbiamo trovare un’altra via per raggiungere la conoscenza certa della metafisica e ci riuscirà attraverso la via dell’etica.
La ragione pratica non è un’altra ragione rispetto a quella teoretica.
La ragione pratica si impegna all’indirizzamento del nostro comportamento.
Essa viene indagata pura, a priori, a prescindere dall’incontro con la realtà.

Quali sono i principi che muovono l’azione?

1. Le massime: sinonimo di precetto, sono i principi morali soggettivi e particolari, individuali, legati a gruppi di persone. Possono valere per un singolo o per un gruppo di persone ma non hanno una valenza universale. Sono relative.
Ex “Ricordati di difenderti sempre dai torti subiti”.

2.Gli imperativi ipotetici: sono gli obblighi, validi come comandi soltanto nella misura in cui sono legati al raggiungimento di un obiettivo esterno a noi. Siccome l’obiettivo è appunto esterno al soggetto morale non possono avere valenza universale.

3.L’imperativo categorico: Si esprime attraverso la formula del dovere per il dovere.
Non è strumentale a nessuno scopo. E’ il senso del dovere in quanto tale, obblighi espressi all’imperativo senza legami con l’esterno→ puro a priori, non è ricavato da nessuna esperienza preliminare quindi è universale, è stabile, non decade mai poiché non deriva da nulla. E’ una legge morale.
Seconda rivoluzione copernicana anche in ambito morale.
L’etica di Kant è:
-Formale: ci guida nel modo in cui dobbiamo compire le azioni, all’insegna del senso del dovere.
-Deontologica: incentrata sul senso del dovere.
-Autonoma: il principio dell’azione ricade sul soggetto morale.

Definizioni di imperativo categorico


1. Agisci in modo tale che la tua massima diventi principio di una legislazione universale.
Adegua sempre il tuo comportamento con l’imperativo categorico, fai in modo che il tuo agire aderisca con l’imperativo categorico. Se seguiamo l’imperativo categorico l’uomo dovrà adattarsi a uno sforzo continuo.
2.Agisci in modo tale da trattare gli altri sempre come un fine e mai come un mezzo.
La legge morale è ricavata dalla ragione pratica, la vera legge morale in senso stretto è l’imperativo categorico.

Se l’imperativo categorico è dentro di noi è autonomo perché l’essere umano quando agisce può non rispettarlo?
Noi siamo liberi, possediamo all’interno di noi il libero arbitrio. Quindi nel mondo esiste una dimensione della libertà, in virtù dell’uomo.
Questa conoscenza è di ordine metafisico.
Il mondo è un meccanismo di principi necessari.
Grazie all’etica Kant ricava che nel mondo esiste il connotato della libertà poiché esiste l’uomo.
Nessuno in vita potrà mai aderire perfettamente all’imperativo categorico.
Bisogna quindi necessariamente ammettere che l’uomo etico guadagnerà la beatitudine, il sommo bene in una dimensione ultraterrena. Dobbiamo postulare che l’anima è immortale Quindi ammette l’esistenza di Dio e l’immortalità della nostra anima.

Postulati della ragion pratica

Mondo→ dimensione della libertà
Dio→ esistenza e garante del sommo bene
Io→ immortalità dell’anima.
Perchè postulato?
Una verità che si deve necessariamente ammettere per giustificare una teoria, in questo caso dell’imperativo categorico, si chiama postulato perché questa verità si ricava dopo la teoria ma funge da premessa.

La metafisica è dunque una scienza?
Si è una scienza stabile della ragione pratica. In virtù del fatto che la metafisica è una scienza dalla ragione pratica, Kant riconosce il primato di questa rispetto alla ragione teoretica, poiché ci permette di ottenere conoscenze di ordine superiore.

Critica del giudizio


Kant matura un’altra forma di dualismo, ci descrive un mondo di ordine necessario, paragonato a un grande meccanismo.
Nella ragione pratica il mondo è dominato dalla libertà, ci descrive un mondo dalle caratteristiche opposte rispetto alla ragione pura.
Privo di scopi, non c’è spazio per il finalismo e dall’altra libertà, uomo libero di darsi degli scopi che regolino il suo comportamento.
Nell’uomo si evidenzia questa contraddizione→ dualismo necessità-libertà.
Il sentimento, sotto facoltà della ragione, entra in gioco quando sperimentiamo la bellezza, ci permette di coglierla. E’ una facoltà intuitiva.
Quando colgo la bellezza della natura il soggetto si eleva, si apre al mondo. Questa capacità mi permette di riconciliarmi con il noumeno, di sentirmi un tutt’uno con la natura.
Il bello è ciò che piace in maniera disinteressata, universalmente senza concetto.
Kant è il primo che colloca le passioni nella facoltà della ragione.
Differenza tra sublime e bellezza.
Sublime: giudizio riflettente che si accompagna a un connubio o repulsione nei confronti della natura che proviamo quando entriamo in contatto con l’infinito.
Bellezza: senso di apertura al mondo.
Infinito di tipo dinamico: fenomeni della natura che ci mostra la natura con un anima dentro di se che la muove.
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