Criticismo kantiano


Il criticismo kantiano è basato sull'uso dell'intelletto come forma massima di libertà, utilizza la critica come strumento di conoscenza e sarà il concetto su cui strutturerà la sua prima opera,la "Critica della ragion pura" . Per Kant, criticare significa indagare in merito ai fondamenti di determinate scienze. Questo atteggiamento di critica nei confronti di ciò che esiste è generato in Kant dal movimento culturale dell'Illuminismo, da cui l'autore riprende anche la centralità del soggetto nella storia così come nella conoscenza. In contrapposizione con quanto sostenuto dalla corrente razionalista, Kant considera la ragione umana come qualcosa di relativo, è una parte del tutto e da ciò deriva la definizione della sua filosofia come filosofia del limite:il filosofo sostiene che non esiste un ragionamento assoluto e che all'uomo non è consentita l'onniscenza in quanto le sue facoltà sono limitate dalle proprie possibilità esistenziali. A causa della fallacia della ragione umana, Kant non ha la possibilità di negare lo scetticismo metafisico, come invece nega quello scientifico di Hume, dando stabilità alla scienza attraverso le forme a priori di spazio e tempo e il principio di causa e effetto. Utilizzando il metodo critico, Kant cerca di comprendere se la metafisica possa essere considerata come una vera e propria scienza, vale a dire se essa consenta di raggiungere una conoscenza tangibile e universale, in quanto essa ha da sempre fatto parte della vita dell'uomo perché chi pensa, pensa al trascendentale.

Giudizi sintetici a priori


Kant, all'interno dell'opera "Critica della ragion pura", pubblicata nel 1781, analizza in maniera critica i fondamenti della scienza, prendendo come punto di partenza i dati di fatto e sostenendo che esistono delle verità che valgono ovunque, come i postulati della geometria, e che ogni oggetto esiste in uno spazio ed in un tempo, che lui definisce come i pilastri su cui si basa tutta la scienza. Kant li denomina anche giudizi sintetici a priori: giudizi in quanto conferiscono un predicato al soggetto, sintetici in quanto aggiungono delle conoscenze al soggetto in questione e a priori perché, essendo principi universali e necessari, essi non possono derivare dall'esperienza. Lo spazio è la forma esterna che indica il disporsi delle cose di cui abbiamo esperienza mentre il tempo è la forma interna che rappresenta i nostri stati d'animo. Tutto dipende dal tempo, ma entrambe queste forme dipendono dal soggetto che,grazie al tempo, verifica ciò che sta in estensione,lo spazio. Queste forme sono innate e comuni a tutti i soggetti pensanti, sono ciò attraverso cui la mente umana conosce. Il filosofo spiega la sua scelta, facendo un paragone con le scuole filosofiche a lui precedenti: egli associa il razionalismo con quelli che definisce giudizi analitici a priori, perché essi partono da delle categorie dalle quali si pretende di far derivare tutto lo scibile umano.Kant sostiene di non poterli considerare come i giudizi fondamentali della sua scienza in quanto si limitano ad esplicitare ciò che è già sottinteso nel soggetto.L'empirismo è invece associato ai giudizi sintetici a posteriori, che attraverso l'esperienza cercano di creare un modello di un sapere fecondo, ma non universale e che per questo non può costituire il pilastro di una scienza certa come quella kantiana. Un esempio di giudizio sintetico a priori è "Il calore dilata i metalli": esso è formulato su base empirica, ma presuppone il principio di causa-effetto ,che lo rende universale e dunque generalizzabile.
Immanuel Kant giustifica i giudizi sintetici a priori elaborando una nuova teoria della conoscenza, intesa come sintesi tra forma e materia, cioè sintesi della realtà così come è percepita dalla nostra mente e la sua mutevolezza. Quella applicata dall'autore è una "riforma copernicana" perchè cambia completamente il rapporto tra oggetto e soggetto.

Fenomeno e cosa in sé


Kant fa una distinzione tra fenomeno e cosa in sé, ma il suo scopo non è quello di ingabbiare la conoscenza, si limita a circoscrivere l'arroganza del soggetto. Il fenomeno è la realtà per come la percepiamo attraverso le forme a priori; essa esiste solo in relazione al soggetto e un'esperienza che va oltre la realtà fenomenica, e che quindi non possiamo indagare attraverso questi schemi a priori,non è conoscibile. La cosa in sé non è conoscibile senza un soggetto che le dia realtà fenomenica, è la realtà considerata indipendentemente da noi e dalle forme a priori. Si può parlare di due diversi tipi di cosa in sé, positiva e negativa: quest'ultima costituisce un concetto limite e un promemoria critico col compito di ricordarci che ciò che ci mostra la realtà fenomenica no è assoluto.

Estetica trascendentale


La parte più estesa della critica si divide tra Estetica e Logica Trascendentale. L'Estetica trascendentale è intesa nel senso etimologico di "dottrina del sensibile" , e non del bello, e studia la sensibilità e le forme a priori di spazio e tempo, che costituiscono la base delle scienze matematiche. Essa costituisce una giustificazione filosofica delle scienze naturali. Kant giustifica l'apriorità di spazio e tempo con argomenti teorici generali, all'interno dell'esposizione metafisica, e con argomenti tratti dalla considerazione delle scienze naturali, nell'esposizione trascendentale.
Nell'esposizione metafisica, Kant confuta la visione empiristica di Locke, che considerava spazio e tempo come nozioni tratte dall'esperienza, sostenendo che per fare esperienza io ho bisogno di un "a priori" , delle rappresentazioni originarie si spazio e tempo. Successivamente,critica la visione oggettivistica di Newton, affermando che spazio e tempo non sono delle entità a se stanti, in quanto esse sono difficili da immaginare indipendentemente dagli oggetti. Per ultima, confuta la visione concettualistica di Leibniz, sostenendo che spazio e tempo non possono essere considerati alla strenua di concetti perché sono reali, in quanto l'uomo li utilizza per conoscere. Nell' esposizione trascendentale, Kant considera la matematica e la geometria come le scienze sintetiche a posteriori per eccellenza. Esse sono sintetiche perchè forniscono delle nuove conoscenze e un esempio di ciò è il calcolo "7+5=12", in cui il risultato è raggiunto attraverso l'operazione del sommare e non può essere ricavato per via analitica. Kant sostiene che la matematica è una scienza a priori perché è regolata da teoremi e postulati che restano validi indipendentemente dall'esperienza, mentre la geometria è una pura intuizione di spazio e tempo. Queste scienze sono applicabili alla realtà fenomenica perchè essa può essere intuita nello spazio e nel tempo, che sono i principi cardini della matematica, ed ha dunque una configurazione aritmetica.
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