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HOBBES

E’ un filosofo inglese nato nel 1588, studia presso l’università di Oxford e ha la possibilità di viaggiare molto in tutta l’Europa. Ha espresso una valutazione positiva rispetto alla filosofia di Galileo, critica invece quella cartesiana. Il suo testo più importante è intitolata il "Leviatano" che viene pubblicato nel 1651; è un testo di filosofia politica in cui il filosofo analizza le caratteristiche dello Stato.

Il problema della conoscenza

Per Hobbes è importante definire due concetti:
1) Ragione intesa capacità di progettare e prevedere il proprio comportamento per raggiungere un fine
ben preciso.

- Secondo Hobbes la ragione umana presuppone sempre il linguaggio (è il primo filosofo definirlo), inteso come insieme di segni convenzionali con cui l’individuo cataloga le proprie esperienze; il linguaggio è una prerogativa esclusivamente umana che distingue quindi l’uomo dall’animale.

2) Conoscenza intesa come capacità di calcolo e di compiere un ragionamento. Secondo Hobbes la filosofia si deve occupare solamente dell'analisi quindi dell’uomo e delle sue creazioni.

Per Hobbes bisogna chiarire cosa sia l’individuo, relativamente a questo espone il concetto di materialismo (principio filosofico secondo il quale tutta la realtà è costituita da materia). L’ uomo è costituito esclusivamente da un’unica realtà di natura materiale, il corpo, poiché solo questo può agire e subire un’azione. Secondo il filosofo anche l’anima dell’ individuo è di natura materiale perché i sentimenti e le idee legate all’anima sono movimenti che dipendono a loro volta dai movimenti del corpo.

Anche Hobbes, come Democrito, si definisce come un materialista e un meccanicista; secondo lui, infatti, Dio ha creato la realtà e le ha dato indipendenza e autonomia.

Il MATERIALISMO deve essere tipico dell’ETICA, per cui bene e male non sono qualità oggettive, principi assoluti, ma sono delle valutazioni soggettive.

RELATIVISMO ETICO

La concezione dell’ uomo: Nel Leviatano, Hobbes nega la concezione aristotelica dell’individuo; egli sostiene, infatti, che l’ uomo non sia un animale sociale, ma un essere egoista e amorale. Per spiegare la sua concezione dell’ individuo riprende una definizione fornita da un autore latino chiamato Plauto: “homo homini lupus”, secondo cui l’uomo fa del male ai suoi simili; attraverso la ripresa di questa concezione, Hobbes afferma che l’ uomo è un essere che agisce sulla base dei propri interessi personali (potere, onore, desiderio di sopraffare gli altri). La natura umana è quindi predisposta al conflitto e all’ostilità. Secondo Hobbes l’uomo non è libero, perché si lascia guidare solamente dai propri istinti e passioni che lo spingono a cercare esclusivamente il proprio bene e non quello della collettività.

LA POLITICA

Durante la sua analisi politica, Hobbes considera lo Stato di natura come:
• una condizione ipotetica nella quale gli uomini vivono cercando di perseguire ciascuno il proprio bene, interesse;
• Caratterizzato dalla guerra di tutti contro tutti (intesa da noi oggi come anarchia);
• L'uomo non può vivere in questa condizione, che con il passare del tempo si rivela insostenibile.

Bisogna quindi trovare una soluzione per uscire dallo stato di natura, ovvero il considerare quella che lui definisce legge dinatura, la quale si esprime attraverso tre precetti fondamentali:

1) bisogna cercare la pace, per cui l’uomo deve cercare un compromesso con gli altri individui;
2) Bisogna rinunciare al diritto su tutto, per cui l’uomo deve limitare il suo egoismo, la sua tendenza a possedere il più possibile;
3) Bisogna rispettare i patti che sono di due tipologie: unione (gli uomini escono dallo stato di natura e si uniscono dando vita alla società civile), sottomissione (i sudditi trasferiscono i propri diritti e poteri su un sovrano).


Lo Stato assoluto di Hobbes

Il filosofo ha concepito la politica per analogia alla geometria: il geometrismo politico, ovvero quel procedimento tipico della filosofia di Hobbes, la quale parte da postulati intorno alla natura umana per poi dedurre da essi tutto il sistema delle conoscenze politiche. Sostiene che la forma migliore di governo sia l’assolutismo, un governo di un unico sovrano che rappresenta la fonte di ogni legge.
Il potere assoluto dello Stato viene rappresentato dalla metafora del Leviatano, un mostro marino simile a un coccodrillo, descritto nella Bibbia come la figura più potente: come il leviatano è la figura più potente, analogamente il sovrano è la figura più grande all’interno dello Stato assoluto. Hobbes individua alcuni caratteri fondamentali dello Stato assoluto:
1) l’atto fondamentale che segna il passaggio dallo stato di natura allo stato civile è quello compiuto in conformità della seconda legge naturale; il patto di sottomissione, sancito dai sudditi nei confronti del sovrano, è irreversibile e unilaterale, non può essere dissolto e viene sancito dai sudditi nei confronti del sovrano.

Questo aspetto quindi sottolinea che:
- il sovrano non si sottomette e non stipula alcun patto poiché è lui stesso fonte di ogni legge e di conseguenza è superiore alla legge stessa; - Un sovrano, una volta eletto, non si può destituire se si dimostra incapace si svolgere i suoi compiti.

2) INDIVISIBILITA’ del potere del sovrano:
Secondo Hobbes il potere non può essere distribuito, perché si perderebbe la sua centralità e si diminuirebbe il suo valore; se ci fossero più autorità politiche, queste sarebbero in conflitto le une con le altre e riemergerebbe l’ antagonismo tipico dello stato di natura;

3) Il SOVRANO stabilisce ciò che è BENE e ciò che è MALE, quindi ciò che è giusto da ciò che non lo è; il limite di questa caratteristica è quello di non garantire il bene dello Stato, poiché questo è soggettivo (relativismo etico);

4) Al SOVRANO si deve OBBEDIENZA ASSOLUTA anche per ordini ritenuti ingiusti;

5) Hobbes nega il TIRANNICIDIO, cioè la possibilità che un sovrano che agisce in maniera negativa possa essere destituito, perché i suoi sudditi sono vincolati dal patto di sottomissione;

6) Il SOVRANO per Hobbes incarna sia il POTERE POLITICO che quello RELIGIOSO.
Hobbes identifica i LIMITI del POTERE SOVRANO:
- il sovrano non può emanare leggi che mettano a repentaglio la vita dei cittadini; - I sudditi hanno un margine di libertà (comportamenti) solo per quanto riguarda l’ambito privato, quindi non relativo alla vita pubblica e politica.

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