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HOBBES: IL LEVIATANO

L’uomo dapprima, per una convivenza pacifica con gli altri, dovrebbe rispettare le regole fondamentali enunciate da Hobbes; ma ci potrebbero essere persone che non rispettano tali postulati e sussiste anche la necessità di una figura super partes che faccia rispettare tali regole imponendole agli uomini. Quindi appare una conclusione inevitabile che la sola ragione di per sé non basta così come l’impegno del singolo, ma ci deve essere un individuo o un entità preposta e voluta dagli stessi cittadini per far sì che l’uomo in virtù della ragione rispetti tali regole: tale individuo viene chiamato da Hobbes con il nome di una creatura biblica, Leviatano, un mostro che incuteva paura così come anche l’individuo che svolgeva tale funzione doveva essere capace di incutere timore negli animi delle persone.
A tal punto subentra il punto caratteristico della filosofia di Hobbes, perché egli afferma che l’unica forma di governo in cui vi può essere un individuo in grado di far rispettare tali leggi è il regime assolutistico, dove la persona ha sempre un margine di libertà ma il sovrano gli impone di rimanere fedele ai patti grazie alla paura, la paura di una punizione esemplare per il mancato rispetto di tali norme. La punizione da impartire deve essere superiore ai benefici che il disobbedire comportano; ciò è possibile solo in uno stato dove i cittadini conferiscono tale potere ad un entità superiore e al di sopra di loro che può decidere qualsiasi punizione per ogni violazione e potrà tenere sotto controllo l’istinto degli uomini. L’unico caso in cui un sovrano non può far valere il suo potere è quando ordina ad un cittadino di ucciderne un altro perché costui andrebbe contro il principio di conservazione, ma la pena di morte può essere prevista come punizione per i reati più gravi e a tutela dei rapporti reciproci.

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