Concetti Chiave
- Samuel Pufendorf sviluppò un sistema scientifico del diritto naturale, basato sulla ragione e sull'obbligo generato dalle decisioni di un'autorità superiore.
- Egli distinse tra diritti perfetti, coattivi e sanzionati, e diritti imperfetti, non coattivi e affidati alla coscienza.
- Thomas Hobbes considerava l'uomo incline alla sopraffazione, descrivendo lo stato di natura come uno stato di guerra tra individui.
- Hobbes formulò il concetto di patto sociale, che legittima un'autorità sovrana con potere assoluto, necessaria per garantire pace e stabilità.
- Le leggi naturali, secondo Hobbes, non sono sufficienti per mantenere l'ordine; è il timore di un'autorità che assicura la protezione dei sudditi.
Il pensiero di Samuel Pufendorf
Le caratteristiche e le tendenze proprie del giusnaturalismo sono esemplificate dal pensiero dei più rilevanti giusnaturalisti del seicento: Samuel Pufendorf; Thomas Hobbes e John Locke.
Samuel Pufendorf si propose di costruire un sistema organico e scientifico del diritto naturale, legittimato dalla ragione. Egli, inoltre, identificava la legge con la decisione (decretum) con cui un superiore (superior) obbliga un sottoposto (subiectus) ad agire conformemente alle sue decisioni”. La decisione del superiore genera nel sottoposto un obbligo (obligatio), cioè la convinzione che sia necessario agire come la legge impone. Nel caso dei comandi del sovrano tale convinzione è diretta conseguenza del patto attraverso il quale i sudditi si sono volontariamente assoggettati al suo volere, sebbene esso possa essere imposto anche attraverso la sanzione.
Pufendorf, infine, operò una distinzione tra diritti perfetti, che sono quelli muniti di sanzione e possono essere fatti valere con la forza, e diritti imperfetti, che non sono coattivi e sono affidati “alla coscienza.
La visione di Thomas Hobbes
Thomas Hobbes sosteneva invece che gli uomini siano più portati per natura a sopraffarsi che ad associarsi. Per questo motivo egli concepiva lo stato di natura come uno stato di guerra in cui tutti combattono contro tutti. L’uomo si propone di uscire dal suddetto stato per assicurarsi la conservazione: la prima e fondamentale legge di natura, dice Hobbes, è infatti ricercare la pace (pax est quaerenda).
Il patto sociale secondo Hobbes
Sulla base di tale ragionamento Hobbes formulò una teoria in seguito ripresa da Kant per spiegare il concetto di «imperativi categorici»andreag
: non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te. Hobbes credeva che le leggi naturali, se pur immutabili ed eterne, non fossero sufficienti per assicurare pace e stabilità, elementi garantiti solo dal timore di un’autorità sovrana, legittimata tramite il cosiddetto «patto sociale», di cui Hobbes riconosce due momenti: il pactum unionis e il pactum subiectionis. Secondo Hobbes, la stipulazione di questo patto dà origine allo stato assoluto (paragonato a un leviatano), in cui il potere del sovrano non ha alcun limite e non può essere abolito dai contraenti del patto che hanno legittimato tale potere, eccetto il caso in cui il sovrano non sia in grado di preservare la vita dei sudditi.
Domande da interrogazione
- Qual è il principale obiettivo del pensiero di Samuel Pufendorf nel giusnaturalismo?
- Come differisce la visione di Hobbes rispetto a quella di Pufendorf riguardo alla natura umana?
- Qual è il significato del "patto sociale" secondo Hobbes?
Samuel Pufendorf si propose di costruire un sistema organico e scientifico del diritto naturale, legittimato dalla ragione, identificando la legge con la decisione di un superiore che obbliga un sottoposto ad agire secondo le sue decisioni.
Thomas Hobbes sosteneva che gli uomini siano naturalmente portati a sopraffarsi, concependo lo stato di natura come uno stato di guerra, mentre Pufendorf si concentrava sull'obbligo derivante dal patto tra sovrano e sudditi.
Il "patto sociale" di Hobbes è un accordo che legittima un'autorità sovrana, garantendo pace e stabilità, e consiste in due momenti: il pactum unionis e il pactum subiectionis, dando origine a uno stato assoluto il cui potere non può essere abolito dai contraenti.