La filosofia di Hegel


Con Hegel si parla di Idealismo Razionale. Nasce a Stoccarda ed in seguito studia nel colleggio con Schelling. La filosofia di Schelling sembra interpretare anche il pensiero di Hegel. Uno dei suoi primi lavori è “Sui sistemi filosofici di Fichte e Schelling”, dove lui critica la filosofia Schellinghiana, in quanto Schelling vede nella natura lo spirito addormentato ed afferma che solo l'artista può comprendere lo spirito nella natura in maniera intuitiva. Per Hegel ogni aspetto della realtà deve essere vissuto in maniera razionale. Diventa professore universitario e tutta la sua meditazione si racchiude in un'opera chiamata “Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio”, dove tutto il pensiero di Hegel si definisce “sistema”, dove ogni cosa deve avere un'ordine, una posizione rigida. Parte da 3 presupposti: 1) “La razionalità del reale”, dove Hegel dice che ciò che è reale è razionale, e ciò che è razionale è reale. Ogni manifestazione della realtà è espressione di una razionalità che è intrinseca ed appartiene alla realtà stessa, dove nessuna cosa esiste per caso, ma esiste sempre come svolgimento di un'idea, espressione di una razionalità; 2) “Il vero è l'intero”, cioè che ogni cosa, per essere compresa, deve essere compresa rispetto ad un contesto, quando si è conclusa, e non mentre avviene. Se noi consideriamo il concetto dell'assassino in se, in modo astratto, indipendentemente dal contesto, esso è negativo; 3) “La dialettica”, dove ogni cosa può essere spiegata attraverso la dialettica, dove essa è “legge del pensiero” e “legge della realtà”, cove c'è coincidenza tra il piano logico ed il piano ontologico. Sia la realtà si muove dialetticamente (tesi, antitesi e sintesi), sia il nostro pensiero (tesi, antitesi e sintesi). La tesi è il “momento astratto intellettuale”, ovvero l'idea in se. L'antitesi è il “momento razionale negativo dialettico”, perchè l'idea esce fuori di se. La sintesi è il “momento razionale speculativo” ed è l'idea in se e per se ed è negazione della negazione, in modo tale da riaffermare la tesi. Questa sintesi Hegel la chiama aufhebung, che significa “conclusione e superamento”, perchè ogni sintesi conclude un discorso ma diventa la tesi del passaggio successivo. La dialettica per Hegel è essenziale ed è alla base del sistema Hegeliano, che si muove attraverso un processo dialettico. Tutto il sistema può essere compreso tramite la “Via Diacronica”, ovvero attraverso il tempo ed è rappresentato da un'opera, “La fenomenologia dello spirito”, e tramite la “Via Sincronica”, ovvero attraverso lo spirito nelle sue diverse manifestazioni ed è rappresentato da “L'enciclopedia delle scienze filosofiche in contempio” in cui tutto il sistema è l'Enciclopedia.

Critiche


Hegel critica l'Illuminismo. Afferma che la ragione deve essere descrittiva e non prescrittiva. Nell'Illuminismo la ragione era un faro che illuminava la conoscenza, quindi deve illuminare la strada (prescrive la strada). Hegel invece afferma che nello svolgimento della storia bisogna capire il significato, quindi la ragione descrive gli eventi, ma non gli da significato. In più l'Illuminismo è anti-storicista, mentre per Hegel ha un atteggiamento storicista, in quanto ogni passaggio della storia umana serve allo spirito per capire quello che fa.
Critica Kant, in quanto dice che la sua è una filosofia del finito. Kant afferma che esiste ciò che possiamo conoscere (fenomeno) e qualcosa che esiste ma che non possiamo conoscere (noumeno). In questo modo pone dei limiti alla conoscenza (filosofia del finito). Critica anche il trascendentale di Kant (forme pure apriori della conoscenza). Hegel afferma che la filosofia di Kant è come lo scolastico che voleva imparare a nuotare senza entrare in acqua. Allo stesso modo è la conoscenza kantiana, in quanto Kant teorizza come funziona la conoscenza, ma non la applica al concreto. Critica il Romanticismo, in quanto Hegel afferma che l'età dell'oro è quando lo spirito sa di essere tutta la realtà. Hegel pone questo momento di armonia nell'Atene democratica, in quanto il cittadino era in rapporto armonico con lo Stato, era l'uno con il tutto. Questa armonia però si è persa. Mentre i romantici vogliono tornare indietro a questa età dell'oro, Hegel afferma che la realtà è svolgimento e non può tornare indietro, quindi che attraverso lo sviluppo dialettico bisogna affrontare la storia, per poi giungere nuovamente alla razionalita del reale attraverso il processo storico (calvario della storia). Un altro punto di disaccordo è quello della natura, dove il Romanticismo afferma che la natura è viva, mentre Hegel non è così, in quanto essa è tutto ciò che non è spirito, l'idea fuori di se, la negazione dell'idea. Anche la più vergognosa delle azioni umane è sempre superiore alla più completa e bella espressione della natura, perchè mentre l'uomo agisce razionalmente, la natura agisce meccanicamente.
Critica Fichte con “il cattivo infinito”. Il raggiungimento della libertà non sarà mai totale, perchè esiste chi ha già compreso la necessità di superare i limiti della materialità, ma esiste chi ancora non l'ha compreso, quindi non si arriverà mai alla realizzazione della libertà. Per Hegel questa realizzazione è necessaria, in quanto la razionalità non si realizzerebbe e il significato della realtà non si realizzerebbe pienamente.
Critica Schelling e l'assoluto schellinghiano. Schelling afferma che l'assoluto è l'insieme di spirito e natura (spirito pietrificato). Per Hegel ciò non è giusto perchè vuol dire che non esiste una razionalità nella realtà. Afferma che l'assoluto schellinghiano è come “la buia notte dove tutte le vacche sono nere”, intendendo che quando è buio l'individuo non nota le differenze. Critica anche l'intuizione artistica, dove è l'artista che comprende il senso della realtà, che la intuisce. Ma nell'intuizione non c'è niente di reale.

La fenomenologia dello Spirito


La fenomenologia dello spirito è la storia romanzata della coscienza ed è il percorso che deve fare la coscienza individuale per comprendere di essere spirito. La fenomenologia dello spirito spiega come si passi dall'individuo assoluto, ovvero la coscienza individuale, alla comprensione che tutta la realtà è razionale. Si serve degli eventi storici, che chiama figure, che sono metafore prese dalla storia, le quali servono a spiegare i momenti dialettici che hanno portato la coscienza individuale ad accrescere sempre di più, fino a capire che la realtà è razionale. In quest'opera si fa filosofia, ma è anche un'introduzione alla filosofia. L'opera obbedisce ad un processo dialettico, poiché il percorso è diacronico ed è attraverso la storia che lui sviluppa un processo dialettico, cioè come ad ogni tesi si oppone un'antitesi si raggiunge una sintesi che chiude il processo precedente ed apre quello successivo. Parte dallo spirito bambino, affermando che la razionalità del reale si è realizzata in maniera inconsapevole ed ingenua, e non tramite un processo. Troviamo i 3 momenti: coscienza, autocoscienza e ragione. Parte dalla considerazione della coscienza individuale che non sa di esistere, ma percepisce il mondo esterno, e quindi sa di esistere perchè prova sensazioni e percepisce il mondo esterno. In questa esistenza come espressione della sensibilità il soggetto pensa che le sensazioni arrivano ordinate perché l'oggetto ha una sostanza. Però, in seguito con l'autocoscienza, il soggetto si rende conto che non è l'oggetto ad avere una sostanza ed ad inviare percezioni ordinate, ma è il soggetto che ordina le percezioni e percepisce l'oggetto in quanto tale. Il soggetto quindi non è determinato dall'oggetto, ma determina l'ogetto. L'assolutizzazione della libertà viene trattata attraverso stoicismo e scetticismo. Lo stoicismo assolutizza la libertà attraverso l'apatia, in quanto “sia in trono sia in catete”, tramite l'apatia, si può sperimentare qualsiasi tipo di sensazione senza caderne in seguito in tentazione. Lo scetticismo invece afferma che non esistono certezze, di conseguenza c'è una forma di libertà. Ma Hegel dice che il fatto che non ci sono certezze è essa stessa una certezza. In più, tra gli stoici, ci sono alcuni che affermano che ci devono essere delle regole comportamentali, di conseguenza se dobbiamo rispettare queste regole si è tradito il principio del “non ci sono certezze”. Quindi, volere la coscienza libera da ogni condizionamento ha prodotto una scissione tra finito ed infinito. Hegel afferma che l'assolutizzazione della libertà ha provocato una scissione tra trasmutabile ed intrasmutabile, dove il trasmutabile è il finito (l'uomo) ed l'intrasmutabile è l'infinito (lo spirito). Questa scissione viene affrontata tramite la “coscienza infelice”. Nella coscienza infelice Hegel tratta il problema della religione tramite 3 momenti: l'ebraismo, il cristianesimo ed il cristianesimo medievale. L'ebraismo è la prima religione monoteista che vede una scissione tra l'uomo (materia) e Dio (spirito), il quale è astratto. Nel cristianesimo, Cristo rappresenta una figura di sintesi, in quanto è Dio fatto uomo e viene sulla Terra per dire agli uomini che Dio esiste, collegando in questo modo finito ed infinito. Infine il Cristianesimo Medievale, poiché non c'è traccia della morte del Cristo, ritorna alla separazione tra finito ed infinito, quindi la coscienza tenta di ritornare a Dio tramite la preghiera, il lavoro e la mortificazione del se. Hegel afferma che, proprio nella mortificazione del se, la coscienza capisce di essere ragione. La figura della ragione ha 3 sottofigure: la ragione osservativa, la ragione attiva e l'individualità in se per se. Nella ragione osservativa essa vuole conoscere se stessa. Questa figura è rappresentata da un naturalismo rinascimentale, perchè ricerca nella natura delle leggi che appartengono alla natura stessa. Questo inquieto cercare nella natura le sue leggi porta una separazione che fa passare la ragione osservativa alla ragione attiva. Nel naturalismo rinascimentale la ragione studia la natura, che ha regole proprie, quindi finisce per dimenticare che realtà e razionalità sono la stessa cosa. Nella ragione attiva quindi, anziché osservare la natura, la vuole vivere. Qui troviamo altre 3 sottofigure, che sono “il piacere e la necessità”, “la legge del cuore ed il delirio di presunzione” e “la virtù ed il cavaliere della virtù”. Con il piacere e la necessità, Hegel si serve del Faustus di Goethe, che vende l'anima al diavolo per acquisire l'onniscienza, perdendo l'unica cosa realmente importante che aveva, ovvero una relazione sentimentale. Con la legge del cuore ed il delirio di presunzione, Hegel si serve di Don Chisciotte, in quanto credendo di essere capace di affrontare da solo tutte le difficoltà della vita lotta contro mulini a vento, vedendoli come giganti. Vuole salvare tutti quanti, ma presume di potercela fare da solo. Con la virtù ed il cavaliere della virtù, Hegel si serve di Robertspierre, il quale si erge a paladino, conosce la virtù, ed in quanto cavaliere della virtù vuole combattere contro tutti per diffondere questa virtù a tutti quanti. Hegel è d'accordo con Burke, il quale afferma che il fallimeto della rivoluzione francese è stato causato dal fatto che è partita da ideali molto astratti, che nel momento in cui si sono concretizzati sono diventati diversi da come li si era pensati.
Con l'individualità in se per se incontriamo il concetto di moralità, dove si afferma che non conviene essere buoni per gli altri, ma per se stessi. Come sotto concetto ritroviamo la moralità, vista come ricerca del bene individuale. Si serve della moralità kantiana e fichtiana. La moralità di Kant afferma che, poiché siamo esseri razionali, dobbiamo agire razionalmente, ma in questa sua moralità c'è un limite, ovvero che viene postulato il regno dei fini e la dicotomia tra essere e dover essere. Dalla moralità si deve passare all'eticità, ovvero il bene di tutti attraverso le istituzioni, dove lo Stato, che è la razionalità del reale (ovvero che da significato alla storia e la razionalizza), attraverso le istituzioni, soddisfa i bisogni dell'individuo e lo rende felice.

“L'Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio” si muove in modo dialettico, ovvero è composta di tesi, antitesi e sintesi, dove la tesi è rappresentata dalla logica, l'antitesi è rappresentata dalla filosofia della natua e la sintesi è rappresentata dalla filosofia dello spirito, che si divide in spirito soggettivo (antropologia, fenomenologia e psicologia), spirito oggettivo (diritto, moralità ed eticità) e spirito assoluto (arte, religione e filosofia).

Alla fenomenologia vengono fatte delle critiche, ovvero di ottimismo hegeliano. Nel raccontre la realizzazione dello spirito attraverso la storia, Hegel utilizza un processo dialettico dove trova sempre una sintesi. Per Hegel è necessario, in quanto la storia deve sempre evolversi, mentre invece i critici affermano che Hegel trascura il dramma della storia, in quanto in questo procedere di trionfi e sconfitte dei popoli, viene trascurata la situazione del singolo, dove per una vittoria c'è molta gente che soccombe. Altra critica è quella di giustificazionismo, dove Hegel si serve della storia per giustificare i passaggi dello spirito. I critici affermano che Hegel non si serve di tutta la storia, ma solo di certi eventi chegli servono a giustificare i suoi passaggi. Se il reale fosse razionale non dovremmo scegliere alcuni momenti storici, ma tutti i momenti storici. Infine l'accusa di panlogismo e pandeluttivismo dove, poiché la dialettica è schema di pensiero e legge della realtà, Hegel pensa che tutta la realtà sia logica, in quanto il reale è razionale, e di conseguenza che da ogni cosa se ne deduce un'altra, in quanto tutto è dialettico.

Il sistema hegeliano, ovvero l'enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio, ovvero la via sincronica, che definisce lo spirito in tutte le sue determinazioni. Il sistema hegeliano significa che, poiche il reale è razionale, ogni aspetto della realtà deve stare al suo posto. Di conseguenza nel suo complesso, la realtà è razionale. Nell'Enciclopedia convergono le opere che Hegel ha già scritto. Essa ha un andamento dialettico ed affronta l'idea in se (ovvero la tesi e la logica), l'idea fuori di se (antitesi e filosofia della natura) e la sintesi (filosofia dello spirito). Lo spirito si divide in soggettivo, oggettivo ed assoluto. Lo spirito soggettivo è l'aspetto dell'interiorita, oggettivo è l'aspetto dell'esteriorità e l'assoluto è lo spirito che ha consapevolezza di essere tutta la realtà e giunge al solo concetto. E poiché la filosofia è la nottola di Minerva, la filosofia arriva solo a processo finito. La logica è l'idea in se, usando una metafora che dice che “La logica è come Dio prima della creazione”, in quanto esso prima era spirito. Allo stesso modo, la logica è il pensiero puro prima di determinazioni, ovvero il pensiero che pensa a se stesso, in quanto se pensasse a qualcosa sarebbe qualcosa di reale, mentre pensando a se stesso è la razionalità. Il pensiero opera attraverso i concetti, ovvero schemi di pensiero e leggi della realtà, in quanto c'è coincidenza tra il piano logico ed ontologico, il quanto il reale è razionale. Poichè i concetti sono aspetti del pensiero, sono schemi di pensiero ma anche leggi della realtà, in quanto il reale è razionale. Non ho bisogno di dimostrare l'oggetto in quando uso il concetto. Per Hegel i concetti sono pensieri oggettivi, in quanto non appartengono al soggetto, poiché il reale è razionale, quindi sono figure portanti del pensiero, ed il soggetto deve riflettere e riconoscersi, in quanto il soggetto pensa per concetti che esistono già, in quanto il reale è razionale. Mentre Kant afferma che i concetti erano un modo che la facoltà aveva di organizzare i dati sensibili, Hegel afferma che poiché la realtà è espressione di una razionalità, la razionalità presa in se, la logica, pensa per concetti che sono oggettivi. Il soggetto deve ritrovarsi in questo concetto e capire che appartiene anche a se stesso, e quindi inizia a pensare per concetti. L'idea per Hegel è immanente, ovvero è il principio da cui tutta la realtà si genera, mentre per Platone l'idea è trascendente, ovvero non appartiene alla realtà. La logica hegeliana è l'idea in se, ovvero il principio prima che si applichi, mentre per Aristotele la logica è un organo, ovvero lo strumento del quale uno si serve per conoscere.

La logica hegeliana ha un andamento dialettico e si sviluppa in dottrina dell'essere, dottrina dell'essenza e concetto. La dottrina dell'essere è tesi, ed è l'essere in se, che esiste, ma che si può affermare contemporaneamente il suo contrario. In questa condizione non c'è la sintesi, ed essa è rappresentata dal divenire, il continuo passaggio tra essere e non essere. Quando l'essere ha capito di non essere attraverso il divenire riflette su se stesso per capire ciò che realmente è, e diventa essenza. Anche l'essenza ha un andamento dialettico, in quanto all'essenza si oppone l'apparenza e la sintesi è rappresentata dal fenomeno, in quanto il fenomeno appare, ma è. Il fenomeno è aufebung verso il concetto, in quanto il concetto universalizza il particolare, ovvero che attraverso il concetto prendiamo tutte le caratteristiche che caratterizano un ente, le chiudiamo in un concetto e lo utilizziamo in astratto. Io dico sedia (raccolgo tutte le caratteristiche) e rappresenta tutti gli oggetti che servono a sedersi. L'insieme dei concetti ci porta all'idea.


La filosofia della natura è il tallone di Achille della filosofia hegeliana, ed è antitesi, ovvero l'idea fuori di se. Egli considera anche la peggiore espressione delle azioni umane migliore della più bella espressione della natura, in quanto essa è meccanica e non è razionale. Anche la natura ha un andamento dialettico, e ritroviamo la meccanica, ovvero l'insieme dei fenomeni, la fisica, ovvero la manifestazione dei fenomeni, e l'organica, ovvero gli esseri viventi. La sintesi degli esseri viventi è l'uomo, in quanto esso è l'insieme di materia e spirito, e poiché è sintesi è aufebung della filosofia dello spirito. Lui da importanza all'uomo come umanità e non si importa del singolo, in quanto tutta l'umanità agisce con la razionalità. Però c'è un problema a cui lui da risposta, ovvero: se lui dice che la natura è il regno del contingente e del possibile vuol dire che le cose possono o non possono esistere, ma paradossalmente è necessario, in quanto se non ci fosse la filosofia della natura come antitesi non potrebbe esserci la filosofia dello spirito come sintesi. La sintesi è la filosofia dello spirito, che si sviluppa in spirito soggettivo, oggettivo ed assoluto. Lo spirito soggettivo avrà un andamento dialettico in antropologia, fenomenologia e psicologia, il quale porterà allo spirito oggettivo, diviso in diritto, moralità ed eticità, per poi infine passare allo Stato, che è figura di sintesi, che organizza la razionalità del reale ma che ha un residuo fisico. Lo Stato, attraverso questo residuo fisico, è aufebung per lo spirito assoluto, il quale ha un andamento dialettico e si sviluppa in arte, religione e filosofia. Dopo la filosofia non c'è niente di materiale, ma la comprensione della razionalità del reale aviene tramite puro concetto. L'individuo viene definito come soggetto giuridico nel diritto privato attraverso la proprietà, in quanto attribuendo il bene ad uno ne si certifica l'esistenza (tesi). Contemporaneamente escludo tutti gli altri che non possiedono niente. Il delitto è il suo contrario (antitesi), in quanto io so che esiste una legge, ma la violo. Infine esiste la pena (sintesi), in quanto io so che esiste una legge ma non l'ho rispettata. La pena deve essere esemplare e punitiva, e ciò contraddice la nuova tendenza data da Cesare Beccaria il quale contestava la pena di morte, in quanto non era educativa. Ma per Hegel la pena non deve essere educativa, ma punitiva, in quanto si esalta la razionalità dell'individuo, poiché esso deve sapere che poiché ha violato la legge deve essere punito. Questo attegiamento è aufebung e porta alla figura successiva, ovvero la moralità, dove noi agiamo correttmente in quanto vogliamo essere felici. Tuttavia la moralità non ci rende felici in quanto l'agire corretto dell'individuo non implica che anche gli altri agiscano correttamente, di conseguenza Hegel afferma che si deve passare all'eticità, divisa in famiglià, società e Stato. La famiglia (tesi) è un gruppo basato su legami di affetto, che si sviluppa in matrimonio (da senso alla famiglia), patrimonio (gestione della famiglia), ed educazione dei figli (che proviene dal patrimonio). Una volta cresciuti essi dovranno affrontare la società e creeranno altre famiglia. La società (antitesi) è basata sulla soddisfazione dei bisogni e la cura degli interessi economici, infatti è antitetica alla famiglia. Poichè è un gruppo basato sulla soddisfazione dei bisogni, deve soddisfare i bisogni dei cittadini ed i loro interessi economici. Bisogna fare in modo tale che nessuno prevalga sugli altri, in quanto se uno prevalesse sugli altri essi sarebbero sottomessi. Di conseguenza la legge ci rende liberi in quanto stabilisce un campo di libertà. Hegel propone una società coprorativistica dove non venga esaltato il singolo, ma attraverso un sistema di corporazioni vengano create delle associazioni di categoria che racchiudano tutti i lavoratori di quel settore affinchè si crei una insana competizione, ma una collaborazione di tutti per realizzare il benessere sociale. Hegel sottomette il singolo alla collettività. Hegel individua anche le classe sociali, ovvero quella fondamentale (agricoltura), di trasformazione (manifattura) e generale (funzionari e partecipanti alla redazione delle leggi). La società, oltre alla famiglia, deve educare i giovani e serve per formare dei veri cittadini. Infine abbiamo lo Stato che è la razionalità del reale, ovvero l'idea che entra nella storia, universale concreto e sostanza etica consapevole di se, cioè che lo Stato rappresenta l'essenza, lo spirito, la razionalità di un popolo che si realizza attraverso le istituzioni e che da significato ai cittadini. Non sono i cittadini che fondano lo stato, ma lo Stato che fonda i cittadini. Non è contrattuale, non è liberale, non è democratico ma è costituzionale. Lo Stato da delle regole ed i cittadini, rispettando queste regole, sono felici, perchè esse soddisfano i loro bisogni. Lo Stato per Hegel è uno stato di Diritto ed etico. Di diritto vuol dire che lo Stato si spiega attraverso il diritto, dove noi ed ogni nostro comportamento deve essere garantito dalla legge. Con lo stato etico invece esso si assume l'ònere morale di decidere ciò che è meglio per i cittadini. In più Hegel afferma che le leggi devono essere chiare ed accessibili a tutti. Lo Stato deve anche competere con gli altri Stati e viene spiegata la necessità della guerra, in quanto la storia è legge del pensiero e legge della realtà, quindi deve necessariamente procede attraverso la competizione tra Stati grazie all'astuzia della ragione, dove la ragione si incarna nello spirito di un popolo per realizzare lo spirito . La ragione prende dei popoli o dei personaggi perché ne ha bisogno per modificare la storia, quindi determinati popoli o personaggi perché ha bisogno di loro per dei cambiamenti. Una volta che si è servito di loro, la ragione li lascia e si arriva ad un periodo di decadenza. Poiché lo stato è razionalità del reale si conclude lo spirito oggettivo e si arriva allo spirito assoluto.

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