La filosofia della storia

Il progresso storico non si realizza in modo 'lineare' ma in modo 'dialettico', cioè conflittuale. La storia infatti è sviluppo 'dinamico', caratterizzato da contrasti e contrapposizioni fra i popoli degli Stati; nel corso di tali contrasti le civiltà che hanno esaurito la loro funzione storica decadono a vantaggio di altre, che meglio sapranno raccoglierne l'eredità e farsi protagoniste dello sviluppo storico, nell'ambito di una generale storia del Mondo in cui agisce una "ragione universale" uno spirito del mondo che costituisce il 'motore' intimo e nascosto delle vicende umane.
La Ragione che governa il mondo si avvale, con la sua astuzia, degli individui e delle loro passioni per conseguire i propri fini, secondo un suo peculiare disegno; in particolare gli individui cosmico-storici (Alessandro Magno, Cesare, Napoleone) sono da essa guidati a farsi interpreti del futuro corso del mondo. Ma la storia del mondo non è altro che la Storia della libertà dello spirito,che si realizza in essa, la quale trova compiuta espressione solo nell'ambito della civiltà mondo cristiano-occidentale e più in particolare in quella persiana. La guerra svolge quindi una funzione di rinnovamento nello spirito nelle energie dei popoli, allo stesso modo in cui il movimento dei venti preserva i laghi dalla putredine.

Critiche

Le critiche a Kant: la filosofia di Kant è una filosofia del 'limite', del 'noumeno' inconoscibile; inoltre intraprendere, come ha voluto fare Kant, una 'critica' della ragione pura prescindendo dal concreto atto del conoscere.

La critica a Fichte: il suo infinito è un 'cattivo' infinito, perché non riesce mai a realizzarsi compiutamente, mentre l'autentico infinito è l'unione del finito con l'infinito;

La critica a Schelling: il suo assoluto è una realtà indistinta in cui sono cancellate tutte le differenze e le articolazioni; hegel vede l'assoluto di Schelling come un "abisso vuoto" una realtà, priva di articolazioni dialettiche ("la notte in cui tutte le vacche sono nere "); per hegel invece l'unità si attua nella molteplicità, vale a dire l'assoluto si esprime non nella semplicità di una presunta indifferenziata originaria, ma nella ricchezza delle differenze concrete: Dio, l'assoluto è nella ricchezza dialettica del concreto. Inoltre per Schelling la natura è spirito, per Hegel invece la natura si presenta, al suo primo apparire, come l'antitesi dello spirito, ed egli perciò non condivide l'esaltazione romantica della natura.

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