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Definizione di giusnaturalismo

Con il termine “giusnaturalismo” si indicano tutte quelle teorie che sostengono l’esistenza di un diritto naturale antecedente, e dunque al di sopra, del diritto positivo posto dal legislatore.
Per diritto naturale si intende l’insieme delle norme non scritte ed immutabili attinenti al rispetto delle esigenze fondamentali della convivenza civile.

Evoluzione del giusnaturalismo

Piovani traccia il percorso evolutivo del giusnaturalismo, ponendo la nascita del diritto naturale nell’antica Grecia. Qui la prima concezione giusnaturalistica fa riferimento alla natura, considerata come qualcosa avente leggi e scopi suoi propri che l’uomo non può modificare e che anzi incombono su di lui. Tuttavia la sua prima formulazione dottrinale è compiuta nella filosofia dello stoicismo.
Gli Stoici imprimono una virata razionalistica al giusnaturalismo: tutta la natura è governata da un’immanente legge universale razionale. L’universo, compreso l’uomo, è dunque regolato da una legge intrinseca. L’uomo, in quanto parte del cosmo, vive secondo la legge di questo e non può ribellarsi contro la Natura.

La conseguenza sul piano etico è che il sommo bene consiste nel vivere in modo conforme alla natura, che per gli stoici significa conforme alla ragione, facendo tacere le passioni e i sensi.
Sul piano giuridico è la prima formulazione precisa del diritto naturale. Le leggi devono essere la traduzione in termini positivi della Ragione universale; in tal modo, ordinando ciò che si deve e non si deve fare, realizzano la giustizia, valgono universalmente, a prescindere dal tempo e dai luoghi e ciò conferisce all’etica stoica universalismo e cosmopolitismo.
Con questa universalizzazione del diritto naturale, gli Stoici aprono un varco alle interpretazioni religiose che interverranno col Cristianesimo: in particolare la cultura stoica perviene ad Agostino.
Nell’ottica agostiniana l’unica fonte del diritto è la volontà di Dio; volontà in generale insondabile, ma rivelata parzialmente dalle Scritture e manifestata in ogni momento dall’ordine provvidenziale della storia. Perciò l’ordine del mondo agostiniano si fonda non su un ordinamento etico-naturale ma su un Divino Arbitrio; perciò l’ordinamento giuridico-politico è per un verso “naturale” e per un verso “innaturale”. Agostino disegna le linee dello sfondo su cui si muoverà l’uomo medievale, ma si limita ad abbozzarle, senza definirne i contorni in maniera compiuta.
Il contributo più importante fu dato da Tommaso d’Aquino. Tommaso formula la più organica sistemazione concettuale che l’idea giusnaturalistica abbia avuto.
Il giusnaturalismo tomistico ha i suoi presupposti nel naturalismo medievale, il quale a sua volta, si rifà al “fisicismo” platonico. Quest’ultimo riconosce la natura come “principio di ordine universale” e diffonde una mentalità naturalistica che influenza un nuovo modo di guardare le cose umane come quelle divine: in parte spiritualizza la fisica, in parte naturalizza la morale, risolvendosi in un avvicinamento dei due ordini. Tutta la natura si divinizza e tutto il divino tende a naturalizzarsi e l’uomo diventa il punto d’unione tra i due ordini.
Tommaso mette a frutto gli insegnamenti del naturalismo medievale trasfondendoli in un suo naturalismo etico, in cui tutto è inesorabilmente ordinato. La razionalità dell’essere prende le forme di un universalismo cosmico, in cui etica e fisica mostrano la loro fusione nell’armoni della natura unificata. La compenetrazione spirituale degli esseri nella regolarità naturale diventa il fondamento dell’etica e della dottrina del diritto.
Con Tommaso il giusnaturalismo riesce ad essere integralmente se stesso perché è il diritto di tutta la natura, inevitabilmente totale per determinazione divina e perché realizza perfettamente il suo antico intento di naturalizzare il sovrannaturale e sovrannaturalizzare il naturale nell’unità universale della legge di natura.
È compiutamente se stesso perché non si esaurisce in un criterio giuridico-politico, ma si presenta come manifestazione della ragione naturale che regge l’universo, regola cui tutte le nature devono adeguarsi, strada principale per il raggiungimento del bene dell’universo che è il fine ultimo a cui tutta la realtà tende.

Crisi del giusnaturalismo

Il giusnaturalismo comincia lentamente a declinare con Guglielmo d’Ockham. Centro del pensiero di Ockham è il volontarismo, la concezione secondo cui Dio non avrebbe creato il mondo per "intelletto e volontà” ma in modo arbitrario, senza né regole né leggi, che ne limiterebbero la libertà d'azione. Ne consegue che anche l'essere umano è del tutto libero e indipendente di seguire le proprie vie. Servendosi di tale libertà, l’uomo inventa, dinanzi al diritto naturale di origine divina, il proprio diritto “umano”.
Diritto naturale e diritto umano sono, quindi, irriducibili uno all’altro perché nati da 2 volontà distinte e non da un principio comune. Quindi il disintegrarsi dell’universo medievale avviene per l’esplosione della forza della persona individuale, la quale rompe gli schemi che vorrebbero vincolarla finendo col distruggere il mondo morale che da quegli schemi era sorretto.
Questa posizione di Ockham anticipa per alcuni aspetti la riforma protestante di Lutero. Conseguenza del pensiero di Ockham, infatti, è la negazione del ruolo di mediazione fra Dio e l'uomo che la Chiesa si è attribuita. Con Lutero avviene l’incrinatura decisiva dell’ordine morale del Medio Evo, segnata dalla fine dell’unità ecclesiastica e dalla costituzione di molteplici chiese.
Ne consegue che l’ordine nuovo che si viene a costituire è un mondo di individualità plurime e al giusnaturalismo manca, ormai, lo sfondo in cui apparire:un mondo unitario che possa essere retto da un solo diritto.
Così nel giusnaturalismo moderno non si può più parlare di diritto naturale ma di diritti naturali, cioè i diritti di ognuno che sono propri della natura di ciascun uomo. La protezione di questi diritti naturali è richiesta allo Stato che funge da garante dei diritti individuali istituendo norme e pene.

Responsabilità

Per Piovani la restaurazione del giusnaturalismo è impossibile perché in contrasto con l’etica moderna, che è l’etica della libertà e della responsabilità. Infatti proprio perché l’individuo è diventato libero di poter fare le proprie scelte viene anche messo di fronte alla responsabilità delle sue azioni. Una volta entrato in scena con la sua pretesa di essere il solo responsabile delle proprie azioni non può più essere messo a tacere.
Tuttavia l’ecumenismo morale novecentesco è insofferente alla varietà, sentita come dispersione e debolezza, come incertezza di valori. Rifiuta quindi il mondo moderno e l’incertezza dei suoi valori e respinge il “disordine” di una morale affidata solo alle azioni responsabili delle persone individuali. Questo atteggiamento viene inoltre affiancato dagli indirizzi cattolici che biasimano la filosofia del XIX e XX secolo come “il peggior caos filosofico che il mondo abbia mai conosciuto” cui contrappongono una nuova unità. L’ecumenismo morale, preoccupato di ricostruire in qualunque modo l’unità, si affida all’universalismo scientifico. Tuttavia la scienza e la tecnica sono anch’esse fautrici di varietà, perché fondate sulla loro necessaria specializzazione. Inoltre se la forza unificatrice della tecnica e della scienza si basa sul fatto che esse costituiscano l’unica possibilità per l’uomo di far fronte alla catastrofi incombenti su di lui, si da vita ad un’unificazione falsa che minaccia di disintegrare l’uomo facendo dipendere la sua stessa esistenza da quella della scienza e della tecnica. L’uomo invece dipende solo da se stesso e dalle proprie azioni, di fronte alle quali è responsabile. Quindi, come sostiene Piovani, non c’è scienza che possa surrogare la coscienza*.

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