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Galileo: vittima dell’opposizione tra scienza e fede

La Chiesa nel Seicento ha condannato il pensiero di Galileo, il quale definisce due campi distinti della conoscenza umana, reciprocamente autonomi e non in conflitto fra loro: le verità religiose cui si può giungere solo attraverso l’esperienza e la religione. Nel 1994 papa Giovanni Paolo II riconosce gli errori della Chiesa, in fatto di rispetto della giusta autonomia delle scienze, e dichiara ufficialmente nulla la condanna inflitta a Galileo nel 1633.
Galileo, dopo aver pubblicato le sue scoperte del marzo 1610 del “Sidereus Nuncius”, si dedicò alla ricerca e alla stesura delle sue opere come l’osservazione delle fasi di Venere con cui confermò l’ipotesi copernicana considerata eretica perché in contraddizione con il contenuto della Bibbia.
Egli quindi andava urtando con quanto si era consolidato sulla base dell’Aristotelismo. Così, quando nel 1612 Galileo pubblicò un’opera sulle macchie solari, nel 1614 ricevette una denuncia da parte di un sacerdote fiorentino, cui Galileo rispose con una lunga lettera nella quale affermava che “il conflitto tra il pensiero scientifico e l'interpretazione dei testi sacri non era sintomo di una duplice verità, bensì di una non corretta interpretazione di questi ultimi e che sarebbe stato un grave errore elevare qualsiasi posizione scientifica a dogma della Chiesa, così com'era avvenuto per la teoria aristotelica o per il sistema tolemaico”

Nel 1616 furono censurati i libri di Copernico e Galileo restò in silenzio per anni. Nel 1624 riprese a scrivere un’opera in cui si esaminavano la teoria tolemaica e copernicana alla luce della fisica delle maree e avendo ricevuto il visto per la stampa dai censori della Chiesa di Roma, fu pubblicato con il titolo “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo”. Galileo venne comunque processato per eresia e fu costretto ad abiurare.
Nella teoria sull’immagine del cosmo possiamo notare con più attenzione che sbagliarono sia Galileo che la Chiesa, in quanto la Chiesa sosteneva che la terra sta al centro del mondo ed il sole le gira attorno, e Galileo che al centro del mondo ci stesse il sole e non la terra. Ma sappiamo tutti che non è così e possiamo dire di essere davanti non solo a un errore della Chiesa ma anche ad un limite della scienza.
Inoltre c’è da sottolineare che la maggior preoccupazione di Galileo era di tenere ben separate le questioni scientifiche dalle affermazioni teologiche e non di smentirle. Ma di certo dare ragione a Galileo equivaleva smentire la Bibbia. Infatti nel verdetto dell’Inquisizione, solo poco più della metà dei giudici votarono per la condanna.
Secoli dopo, la Chiesa continuò a sbagliare “ritenendosi depositaria di ogni forma di sapere” e “cristianizzando il cosmo copernicano” divenendo così “la più grande organizzazione in Europa in materia di ricerca scientifica”.
Ad ammettere, finalmente, l’autonomia della scienza furono l'enciclica Divino Afflate Spiritu del 1943 e soprattutto il Concilio Vaticano II.
Dopodiché una commissione fu indetta dal papa Giovanni Paolo II all’inizio del suo pontificato e conclusa dalla Pontificia Accademia delle Scienze nel 1992. Questa riconobbe i sbagli e riuscì a riabilitare Galileo. Tra i documenti c’è la relazione del cardinale Poupard nel quale scrisse che la colpa fu comunque di Galileo, che non portò prove inequivocabili al papa e si trattava di colpe non addossabili alla Chiesa come istituzione, in quanto quelle conclusioni sbagliate vennero date in tempi che non erano ancora maturi per un simile cambiamento. Certo, queste scuse risultano “meschine”, ma ci restano comunque le parole conclusive del Papa: “Esistono due campi del sapere, quello che ha la sua fonte nella Rivelazione e quello che la ragione può scoprire con le sole sue forze. A quest'ultimo appartengono le scienze sperimentali e la filosofia. La distinzione tra i due campi del sapere non deve essere intesa come una opposizione. I due settori non sono del tutto estranei l'uno all'altro, ma hanno punti di incontro. Le metodologie proprie di ciascuno permettono di mettere in evidenza aspetti diversi della realtà”.

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