Mongo95 di Mongo95
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La teoria copernicana, per Giordano Bruno, non è una mera ipotesi matematica, non è solo un nuovo sistema astronomico. È una nuova concezione del mondo. È la conquista di una nuova verità ed è, insieme, uno strumento di liberazione. La Cena della ceneri contiene anche la decisa affermazione dell’infinità dell’universo. L’infinità del mondo, prodotto da una Causa infinita, coincide con l’infinità dello spazio: la Terra non è il centro dell’universo e lo spazio è infinito, così come è infinito il suo creatore. Movimento e mutamento sono realtà positive, quiete e stasi sono sinonimo di morte. Solo ciò che muta è vivente, e la perfezione coincide con il divenire e il mutamento. Il vuoto infinito della tradizione democritea e lucreziana diventa una sorta di “sede naturale” per il sistema solare di Copernico e per una pluralità di tali sistemi. Attribuisce all’“anima” dei singoli astri il cammino che essi compiono nei cieli. Opera anche una netta distinzione tra universo e mondi. L’astronomia è possibile come scienza del mondo che cade nell’ambito della nostra percezione sensibile. Ma, al di là di esso, si estende un universo infinito che contiene gli astri, e che racchiude una pluralità infinita di mondi. Quell’universo non ha dimensioni né misura, non ha forma né ordinamento, non può in nessun modo darsi un sistema.

Campanella insisterà con forza sulla differenza profondissima che intercorre fra l’ammettere l’esistenza di più mondi coordinati a formare un unico sistema e l’ammettere invece una pluralità di mondi disordinatamente sperduti in uno spazio infinito. Galileo ha sostenuto che tutti i sistemi mondani sono contenuti in un unico sistema, racchiusi in un unico spazio e coordinati in una più vasta unità. Ma concepire molti sistemi minori in seno a uno massimo ordinato secondo la mente divina, non è affatto contrario alla Scrittura, ma solo ad Aristotele. L’esistenza di mondi non coordinati a costituirne uno solo è al centro della speculazione di Bruno. Copernico, Keplero, Tycho Brahe, Galileo, mantengono invece ben salda l’immagine di un universo ordinato come un sistema unitario.

Arthur Lovejoy (1873-1962) elenca le cinque “tesi rivoluzionarie” che caratterizzano la nuova visione dell’universo:
i. Altri pianeti del nostro sistema solare sono abitati da creature viventi
ii. Demolizione delle mura esterne dell’universo medievale
iii. Stelle fisse simili al nostro Sole, tutte o quasi circondate da propri sistemi planetari
iv. I pianeti di questi altri mondi possono essere abitati da esseri ragionevoli
v. Effettiva infinita dello spazio dell’universo fisico e del numero dei sistemi che esso contiene
Nessuna di queste cinque tesi è presente in Copernico. Tesi che generano idee che giungeranno a piena maturazione nel Settecento. Le lunghe dispute sull’infinità dell’universo contribuirono non solo a mettere in crisi ogni concezioni antropocentrica e “terrestre” dell’universo, ma anche a svuotare di senso il tradizionale discorso degli umanisti sulla nobiltà e dignità dell’uomo. Isaac Newton, poi, non fornirà soltanto gli elementi essenziali del credo scientifico del XVIII secolo, ma darà anche forma a quell’immagine dell’universo e delle sue leggi che è diventata una parte non trascurabile del nostro patrimonio culturale.

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