pexolo di pexolo
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Secondo l’ateismo la presenza del male, essendo incompatibile, inconciliabile con Dio, dimostra la sua stessa impossibilità; la Teodicea di Leibniz è la prima difesa a favore dell’accusato, il cui sottotitolo riporta a chiare lettere che i saggi che compongono l’opera hanno per oggetto la bontà di Dio, la libertà dell’uomo e l’origine del Male (la difesa di Leibniz si rifà a quella dell'ottimismo pagano, per cui il male viene “nientificato”, nullificato all'interno di questo mondo; con l’armonia del tutto, che presuppone il male così com'era per gli stoici e per Plotino, si cerca di dimostrare l’esistenza e la bontà di Dio nullificando, o quanto meno trasfigurando il Male dalla bellezza dell’universo→Dostoevskij). È Maritain a rintracciare nella difesa leibniziana i sentieri della teodicea pagana: «Un filosofo come Leibniz, nel cui ottimismo bisogna vedere una propulsione razionalista delle verità cristiane, ci dirà che è un bene che una madre pianga la morte di suo figlio, perché la “mattina del mondo” richiede il suo dolore per essere più perfetta». Eliminando Dio, l’ateismo riesce a riconoscere meglio e pienamente, rispetto all'insoddisfacente risposta pagana, l’esistenza concreta ed innegabile del male. «Il problema del male ciascuno lo porta segretamente allo stato di problema e talvolta di tortura, è una questione difficile questa del male e, per giunta, pericolosa» (Le Mal, Charles Journet), com'è dimostrato dal fatto che il pensiero, partito dal considerare il male vero e proprio, giunge all'ateismo. «Questo tipo di ateismo affonda le sue radici nell'ambito esistenziale, vale a dire nell'esperienza di un male incompatibile con l’esistenza di Dio; esso può essere definito “ateismo pessimistico”, non costituisce evidentemente l’unica forma di ateismo, dato che le cause della negazione di Dio sono molteplici. Vi è infatti un “ateismo scettico”, detto anche “fenomenista”, derivante dall'affermazione sul piano gnoseologico della limitatezza della conoscenza umana, a cui è astrattamente collegato l’“ateismo razionalista o illuministico”, per il quale i limiti di ciò in cui si può credere coincidono esattamente con quelli della ragione stessa. Altre due espressioni di ateismo, che non derivano né da considerazioni esistenziali, né gnoseologiche, nascono invece da due opposte forme di monismo che, rifiutando entrambe di operare sul piano ontologico, cioè accettando la differenza tra materia e spirito, riducono una di queste due sfere all'altra: si tratta dell’”ateismo materialistico”, dall'atomismo democriteo al marxismo, per il quale non esiste nulla che trascenda l’orizzonte del mondo sensibile, e dell’”ateismo idealistico”, quale fu quello di Spinoza, Fichte ed Hegel, che parte da un’affermazione più o meno esplicitamente panteistica e giunge ad una forma di ateismo vera e propria» (Introduzione all'ateismo moderno, Cornelio Fabbro). Charles Lewis, in The problem of the pain, afferma: «Se quando ero ateo mi avessero chiesto il perché non credevo in Dio, avrei risposto così: guardate l’universo in cui viviamo, venite a dire che questo è opera di uno spirito benefico e onnipotente ed io vi dirò il contrario. O non esiste nessuno spirito, o non esiste Dio a reggere l’universo, o se esiste è uno spirito indifferente al male, se non è addirittura malvagio: la risposta che vi avrei dato nel momento in cui ero ateo sarebbe stata una risposta di questo tipo».

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