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La Sinistra e la Destra hegeliana

I discepoli di Hegel si divisero in due tendenze: la destra e la sinistra hegeliana, i cui punti di contrasto riguardavano la religione e l'interpretazione rivoluzionaria della frase hegeliana sulla razionalità del reale: tutto ciò che è reale, è razionale; tutto ciò che è razionale, è reale. Secondo i pensatori della destra, Hegel aveva valorizzato la religione sostenendo che essa condividesse con la filosofia il medesimo contenuto, ma distinguendosene per forma. Per i pensatori della destra la religione deve andare preservata. Per i pensatori della sinistra, Hegel aveva voluto indicare la necessità di superare la religione nella filosofia. Per quanto riguarda la formula sulla razionalità del reale, i pensatori di destra ne davano un'interpretazione conservatrice, quindi veniva sostenuta l'identità ontologica, i pensatori di destra ne davano una interpretazione rivoluzionaria, sostenendo che la realtà dovesse adeguarsi alla ragione, e quindi se non era così bisognava modificarla. Il maggiore esponente della sinistra hegeliana fu Feuerbach, le cui opere maggiori sono "L'essenza del Cristianesimo" e "L'essenza della religione" (anni '40 dell' '800). Secondo Feuerbach, la religione si basa sull'inversione tra soggetto e predicato, cioè nella religione soggetto e predicato vengono invertiti. Secondo Feuerbach non è Dio a creare gli uomini ma è l'uomo a creare Dio. Tale creazione avviene proiettando in Dio tutte le qualità umane di cui l'individuo si sente manchevole, ma che in realtà possiede come specie: in particolare, gli attributi che si danno a Dio (onnipotenza, onniscenza, onore) sono le qualità che possiede l'umanità (in modo diacronico e sincronico), ma che il singolo non riconosce come proprie e le attribuisce a Dio, che è il prodotto di un'alienazione. A questa alienazione religiosa, che riproduce l'inversione logica di Hegel, si pone rimedio solo ribaltandola a sua volta, sostituendo alla teologia l'antropologia. Per Feuerbach, l'uomo ha un'essenza sociale: si costituisce sempre in relazione ad un "tu" e occorrono due esseri umani per creare l'uomo, sia fisicamente che spiritualmente; ed un'essenza materiale: l'uomo è ciò che mangia e tutto ciò che riguarda la sua esistenza materiale lo determina specificatamente. Feuerbach fu ripreso e criticato da Marx, il quale riterrà corretta l'analisi dell'alienazione religiosa, ma pensa che debba essere storicizzata. Se per Feuerbach il fenomeno religioso nasce dall'esistenza umana, per Marx l'alienazione religiose ha le sue radici nelle condizioni di vita peggiori degli uomini, come la miseria e la povertà. Di conseguenza, se per Feuerbach la religione è una conversione intellettuale, per Marx la soluzione sarà la rivoluzione.

Karl Marx

E' un pensatore fondamentale in campo economico e sociologico. I suoi scritti di storia ebbero un'influenza notevole ed è uno dei pensatori più dibattuti e controversi della fine dell'800 e di tutto il '900. Gli esordi di Marx, nato a Treviri, erano stati vicini alla sinistra hegeliana, aveva fatto il giornalista e si era laureato con una tesi sulla filosofia antica basata sulle differenze tra Democrito ed Epicuro. Fin da giovane aveva svolto politica contro i poteri precostituiti, tanto che dovette lasciare la Germania, trasferendosi prima a Parigi, poi a Londra, grazie ai sussidi economici dell'amico Friedrich Engels, con il quale scrisse un'opera. L'azione politica di Marx trova concretizzazione più significativa nella prima associazione internazionale dei lavoratori nata nel 1864 per sua iniziativa e scioltasi nel '70. La prima fase della riflessione di Marx ha caratteri più filosofici (Critica alla filosofia di Hegel, Tesi su Feuerbach). Successivamente egli sviluppa interessi di ordine economico che culminano nella stesura dell'opera Il Capitale, che fu pubblicata per intero postuma da Engels. Gli esordi di Marx sono segnati dal confronto con Hegel: scrive infatti la Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico, in cui smaschera e critica l'approccio di Hegel e lo accusa di cattiva empiria e misticismo logico. Cattiva empiria significa prendere un aspetto storicamente determinato e considerarlo necessario per lo sviluppo del pensiero e dello spirito. E' un atteggiamento giustificazionista che viene assolutizzato. Secondo Marx questo è un atteggiamento ideologico ("ideologia è falsa coscienza"), che consiste nel dare un valore assoluto ad aspetti della realtà. Ma il difetto fondamentale di Hegel è il misticismo logico: Hegel ha il merito di aver individuato la logica di sviluppo della storia, cioè la dialettica, in cui soggetto non è lo spirito, ma le forze materiali, le classi sociali e il loro conflitto. L'operazione che va compiuta è quella di liberare il nocciolo razionale (dialettica) dal guscio mistico in cui Hegel l'aveva inserita.

Marx critica la concezione liberale dello Stato e della politica che evidenzia una scissione moderna tra società civile e Stato. Ciò è esemplificato nella distinzione tra uomo e cittadino, soprattutto a partire dalla dichiarazione dei diritti della Rivoluzione francese. Essa distingue i diritti degli uomini nella loro dimensione naturale da quelli nella dimensione politica. Nella dimensione sociale gli uomini sono isolati e in competizione tra loro sulla base del loro egoismo, che produce condizioni di disuguaglianza. Queste differenze vengono negate nella sfera dei diritti politici, in cui tutti sono uguali astrattamente di fronte lo stato. Il che è secondo Marx una mistificazione perché ciò che conta davvero sarebbe una parità di condizioni nella sfera sociale, che sarebbe l'unica a fondare l'uguaglianza dei diritti civili. Lo stato in apparenza liberale finisce con l'essere un comitato d'affari della borghesia: in realtà esso tutela il potere della borghesia e il primato di essa. Per questo le libertà e i principi borghesi di organizzazione dello Stato sono diritti formali, vuoti e mistificatori finché non si ripristinano le condizioni di uguaglianza a livello sociale. Per risolvere questo problema, la prospettiva di Marx è il suffragio universale, poi dal '44 la prospettiva è quella della rivoluzione sociale, promossa dal proletariato. La critica alla democrazia borghese è fondata sull'economia borghese e sulla riflessione economica, i cui maggiori teorici furono Smith e Ricardo. Il difetto dell'economia borghese è aver enunciato le leggi dell'economia capitalistica considerandole leggi in base alla quali qualunque economia funziona e deve funzionare. Viene rimproverata, insomma, la visione ideologica. Smith e Ricardo non hanno detto cose false, la falsità sta nel considerare delle verità di fatto come delle verità di diritto, come norme su cui ogni attività deve basarsi. Nella società e economia borghese ciò che non viene sottolineato adeguatamente è la contraddittorietà costitutiva del sistema economico, cioè che con il capitalismo c'è un conflitto tra borghesia e operai salariati. Uno degli esiti è l'alienazione, che caratterizza l'intera condizione operaia (già presente nella religione di Feuerbach). Marx condivide l'impostazione religiosa di Feuerbach (l'uomo proietta in Dio le proprie qualità di cui si avverte titolare e bisognoso), ma pensa che il suo errore sta nel non aver capito che l'alienazione religiosa si produce in quanto l'uomo è fatto così, ma perché l'uomo vive in condizioni materiali di malessere e sofferenza.
Per risolvere l'alienazione religiosa non bisogna limitarsi a sostituire l'antropologia alla teologia, bisogna rimuovere le condizioni storico-sociali e gli ostacoli materiali degli uomini (tesi XI su Feuerbach, l'ultima e la più nota). La religione non è l'unica forma di alienazione; essa si produce anche all'interno della produzione della fabbrica capitalistica. Già il prodotto del lavoro è alienazione perché l'operaio, dato che lavora solo per un tratto del processo produttivo e il prodotto del lavoro non gli appartiene più, non riconosce più se stesso nel prodotto, che gli appare una potenza estranea e misteriosa, come una sorta di feticcio (feticismo delle merci). E' il lavoro operaio stesso ad essere alienante perché forzato, meccanico, soggetto alle decisioni altrui su tempi e modalità, svolto alle dipendenza di un altro per il quale l'operaio non è nient'altro che uno strumento della produzione. L'operaio è dunque una merce e come tale viene considerato e trattato. Da questa situazione non si può uscire, a meno che non scoppi la rivoluzione. Tutte queste considerazioni sull'origine storico-socio-economica della religione appartengono alla concezione della storia, il cui motore non sono le idee hegeliane.
Il soggetto della storia sono le forze materiali, in particolare le classi sociali. I sistemi economici, i loro rapporti sociali, i modi di produzione sono ciò che costituisce la storia e che la mette in movimento; tutto il resto (arte, religione, istituzioni, forme giuridiche) è un derivato, una sovrastruttura. Tuttavia si interpreta questo rapporto in termini meccanici: se c'è l'una struttura, c'è pure l'altra. Marx dice che il rapporto non è meccanico perché la sovrastruttura è in grado di condizionare ciò da cui deriva, quindi date alcune strutture non necessariamente si arriverà a determinati risultati. Ad esempio, i modelli di vita aristocratici condizionano il modus vivendi degli altri ceti sociali fino alla prima guerra mondiale (secondo A. Mayer): se trasformiamo quest'analisi in termini marxiani, vuol dire che un aspetto sovrastrutturale, pur non corrispondendo alla base economica, continua ad avere un ruolo, condizionando la società pur con una nuova struttura economica.
Da questa concezione materialistica (poi materialismo dialettico) fa parte la critica all'ideologia, che è quell'atteggiamento per cui dati di fatto storici non vengono considerati contingenti ma validi in assoluto. Il processo ideologico è un'operazione funzionale alle esigenze della classe dominante, che presenta come valori eterni quelle idee che le servivano per consolidare il proprio potere. Per questa ragione l'ideologia è "falsa coscienza" o coscienza rovesciata, che presenta i valori come a-storici.
La struttura economica della società è costituita da due elementi: le forze produttive e i rapporti di produzione. Le prime sono i fattori che entrano in gioco nella produzione: la forza-lavoro umana (operai), i mezzi di produzione e le conoscenze del processo di produzione. I rapporti di produzione sono i rapporti tra gli uomini determinati dalla distribuzione della proprietà. Questi due elementi compongono un modo di produzione e il loro succedersi determina lo sviluppo della storia. I vari modi di produzione segnano le epoche della storia, al cui cuore c'è il lavoro. Attraverso il lavoro gli uomini soddisfano i propri bisogni e realizza la propria essenza (forma più autentica). Invece il lavoro è stato solamente fonte di alienazione. Da questa struttura deriva la sovrastruttura. I modi di produzione sono quattro: il modo asiatico, che ha forme comunitarie di proprietà con politica dispotica, quello antico (schiavile), quello feudale e quello capitalista-borghese.
All'origine, prima di quello asiatico, vi è un esempio primitivo di comunismo, che è un antecedente della società comunista, obiettivo finale del corso storico. A un certo punto i rapporti di produzione, che caratterizzano un certo modo, entrano in conflitto con il livello delle conoscenze tecniche e l'organizzazione dei subordinati e si crea un contrasto tra la classe al potere e quella emergente, che tenta di prenderne il posto. Si ha una lotta di classe che determina la sostituzione delle classi e il cambio del modo di produzione. Ma l'egemonia della nuova classe dominante genera la stessa situazione con la nuova classe subalterna. La dinamica storica è la lotta di classe, tema centrale del Manifesto del partito comunista, pubblicato nel '48. Svolge funzioni di propaganda, di analisi storica, di critica alle concezioni del socialismo ritenute utopistiche ed è anche una chiamata alla lotta. Marx lancia un appello alla classe operaia di tutti i paesi affinché prenda coscienza di sé all'interno del sistema produttivo e aderendo al partito comunista.
Il Manifesto del partito comunista è un'opera di analisi storica e propaganda politica. Marx svolge una vera e propria esaltazione della funzione storica della borghesia, intesa come una classe rivoluzionaria e modernizzatrice. La funzione benefica della borghesia è quella di aver tolto agli uomini le illusioni sui rapporti sociali, rivendicando lo sfruttamento delle forze-lavoro. La borghesia non può esistere senza condizionare tutti i rapporti sociali a partire dal continuo sconvolgimento della produzione. In riferimento alla società contemporanea si parla di "modernità liquida", in cui tutto è in continua trasformazione, ed è un concetto teorizzato da Marx. Tutto sfuma in un costante mutamento ("Tutto ciò che è solido si dissolve nell'aria"). La borghesia non può mantenere il proprio potere se non cambiando continuamente, a differenza delle altre società del passato.
Marx anticipa quindi il concetto di globalizzazione, ovvero l'interdipendenza tra le varie parti del mondo e l'adozione di modelli di vita e di produzione uguali per tutto il mondo. La borghesia ha dato un'impronta cosmopolita alla produzione industriale e ai vecchi bisogni ne subentrano nuovi che derivano dall'esigenza di un commercio universale tra tutte le nazioni, anche a livello spirituale (religione, cultura, letteratura, musica, moda) in modo che tutte le civiltà, per non soccombere, sono costrette a conformarsi alla borghesia. La borghesia alleva coloro che ne saranno gli eversori.
Nel tempo della borghesia la società è ricacciata in barbarie perché possiede troppi mezzi di sussistenza e le forze produttive sono diventate troppo potenti, tanto da generare scompiglio. Le forze produttive non sono in grado di essere gestite all'interno dei vecchi sistemi di produzione, fino a spezzarli attraverso la lotta di classe e operaia. La borghesia supera la crisi conquistando nuovi mercati e stroncando le ribellioni, causando però crisi ben più ampie perché ha generato gli operai moderni, che hanno il compito di prendere atto della loro condizione, di organizzarsi e fare la rivoluzione. I comunisti non agiscono come una società segreta: essi dichiarano che possono raggiungere i loro obiettivi attraverso la rivoluzione. I proletari di tutti i paesi, infatti, devono unirsi in un soggetto rivoluzionario per compiere la rivoluzione.
Il Capitale è un'opera in cui si analizza il capitalismo e si fonda sui concetti di dialettica e alienazione. Per Marx, l'uso della dialettica serve a costruire il capitalismo come totalità organica in cui le diverse entità sono ricollegate fra loro. Il capitalismo è un sistema economico caratterizzato da una produzione di merci. Nella merce Marx distingue il valore d'uso, che si ricava dall'utilizzabilità della merce per soddisfare i propri bisogni, e il valore di scambio, cioè la possibilità di scambiare una merce con altre. Il valore di scampio è la quantità di lavoro socialmente necessario per produrla (teoria valore-lavoro, fortemente criticata). Ciò significa che ogni merce, per essere prodotta, deriva da un lavoro che coinvolge più persone. Marx distingue il valore della merce (lavoro immagazzinato nella merce) e il suo prezzo (che deriva dalla rarità e diffusione della merce). La caratteristica del capitalismo è che i sistemi economici tradizionali erano descrivibili secondo la formula M-D-M, cioè la produzione di una merce serviva per acquisire il denaro necessario per acquistare altra merce. Il capitalismo funziona con la formula D-M-DI, cioè il denaro che viene investito per acquistare merci, per poi essere rivendute a prezzo più alto, e quindi per accumulare altro denaro. Ciò avviene perché la merce fondamentale per il capitalista è la forza-lavoro dell'operaio, che produce pià valore di quello che essa vale, e rende di più.
Il capitalista acquista la forza-lavoro in base al suo valore di scambio, che corrisponde a quello che serve al lavoratore per riprodurre la sua forza-lavoro (e per mantenersi). La differenza tra il tempo di lavoro che viene pagato all'operaio e il tempo effettivo in cui il suo lavoro viene impiegato dal capitalista costituisce il plus-valore. Il capitalista paga il valore di scambio ma usa il valore d'uso. Nella composizione organica del capitale rientrano due elementi: il capitale costante e il capitale variabile (K= Cc + Cv). Il capitale costante serve per acquistare le strutture tecniche per l'impresa, cioè le macchine; il capitale variabile serve per pagare gli stipendi agli operai ed è quello che costituisce il plus-valore. Questo meccanismo, che corrisponde ad uno sfruttamento del lavoro operaio, non è un fatto soggettivo o occasionale, ma caratterizza il capitalismo, infatti senza il plus-valore non vi sarebbe profitto e il capitalismo decaderebbe. L'unico modo per eliminare lo sfruttamento è quello di abbattere il sistema; a questo concorrono due aspetti: le tendenze del sistema, che lo espongono a crisi, e l'azione della classe operaia.
C'è dunque un aspetto oggettivo e uno soggettivo: quello oggettivo sono le leggi del capitalismo, quello soggettivo sono le direttive della classe operaia. Il capitalista, per opporsi alla concorrenza e aumentare il suo profitto, può scegliere due strade: o far lavorare di più l'operaio, ma vi è un limite biologico e fisico; oppure può incrementare la produttività del lavoro, mettendo a disposizione degli operai macchine sempre più efficienti. Per comprare le macchine il capitalista deve aumentare la quota destinata al capitale costante e diminuire quella destinata al capitale variabile. Questo non vuol dire che abbassa i salari degli operai o li licenza, ma che diminuisce la quota produttrice del plus-valore e quindi diminuisce il profitto che il capitalista ricava (caduta tendenziale del saggio si profitto).
Per Marx il capitalismo è segnato da una progressiva riduzione dei margini di profitto. Inoltre, ciò fa sì che, sempre più spesso, imprese capitaliste, non reggendo la concorrenza, cadono in fallimento e si vedano costrette a chiudere o vendere le loro attività. Ciò comporta la formazione di due gruppi sociali: uno sempre più piccolo di capitalisti e uno sempre più numeroso di salariati (proletarizzazione). Questo espone il capitalismo alle crisi periodiche di sovrapproduzione. Questa situazione di polarizzazione sociale è la premessa del rovesciamento rivoluzionario del capitalismo. La produzione è sempre più socializzata (proletarizzata) e le ricchezze sono sempre più concentrate nelle mani di pochi. I proletari fanno la rivoluzione e impongono la loro dittatura: questa è una fase transitoria caratterizzata da una dittattura sui generis perché i proletari, che sono tantissimi, esercitano il potere sui capitalisti, che sono pochissimi.
Le contraddizioni del capitalismo costituiscono il fondamento oggettivo della possibilità di superamento del capitalismo, che per Marx è una necessità di stampo positivistico e deterministico. Vi è inoltre un elemento soggettivistico, perché la rivoluzione richiede l'azione inconsapevole del proletariato, e utopistico per le caratteristiche comunali. Il proletariato è classe generale, cioè emancipando se stessa emancipa tutti e consente l'accesso alla società senza classi. Il proletariato costituisce la maggiorparte della società, con una polarizzazione sociale e la ricchezza concentrata in poche mani, per cui non si impone sulle altre classi; non ha una classe subalterna sulla quale imporsi, a eccezione dei capitalisti espropriati, sui quali esercita la dittatura del proletariato. Il primo atto che segna la nuova società deve essere la collettivizzazione dei mezzi di produzione, perché la caratteristica strutturale del capitalismo sta nel fatto che nel capitalismo la ricchezza è privatizzata e la produzione è collettivizzata. Socializzando i mezzi di produzione non significa eliminare il plus-valore, ma far che esso diventi l'elemento per il quale la società trova benessere. Marx non descrive dettagliatamente le dinamiche della rivoluzione e le caratteristiche della società post-capitalistica. Marx rappresenta l'evento rivoluzionario come violenza, ma non esclude che in alcune situazioni storiche (USA, Inghilterra, Olanda) la rivoluzione può avvenire con mezzi pacifici. Quanto alla futura società, Marx ha la necessità di spezzare la macchina sociale e di estinguere lo stato, formando una società capace di autogovernarsi. Per altro, poi Lenin dirà: "anche un cuoco può guidare lo stato". Marx non descrive nel dettaglio i caratteri specifici della società comunista, perché è un'astrazione. Questa società avrà una prima fase caratterizzata dalle logiche borghesi, in cui vi sarà il principio secondo cui ciascuno lavorerà e riceverà in base al proprio lavoro una ricompensa adeguata. Tuttavia, questo secondo Marx non è sufficiente perché non permette di superare le disuguaglianze dei singoli: l'esito finale sarà nella Critica del programma di Gotha. Infatti nella seconda fase (quella comunista) sarà superata la distinzione tra lavoro manuale e intellettuale perché l'uomo godrà di uno sviluppo onnilaterale delle sue capacità. Il lavoro sarà il bisogno esercitato con la massima libertà e creatività, questo perché Marx credeva che il comunismo di sarebbe affermato solo quando sarà raggiunta la perfezione tecnica (quindi quando le macchine faranno tutto). Ognuno darà secondo le proprie capacità e riceverà secondo i propri bisogni; il criterio di cittadinanza non sarà più meritocratico. L'idea è che non ci sarà divisione del lavoro, sfruttamento e proprietà private proprio perché non vi saranno classi.

Max Weber

E' un sociologo, nonché il padre fondatore della sociologia. E' anche un importante teorico per le sue rilevanti riflessioni sulla società. Fu un giurista che collaborò per la Costituzione della Repubblica di Weimar. I suoi scritti riguardano diversi ambiti: religione, sociologia, politica. Venne considerato il difensore della borghesia in opposizione all'esaltazione del proletariato di Marx. La differenza tra Weber e Marx consiste nell'interpretazione della storia. Per Marx era importante la struttura economica e i rapporti tra le classi sociali; per lui l'economia sta al di sopra di tutto. Per Weber questa interpretazione è materiale, perché il fattore economico è importante ma non determinante; ci sono altri fattori che agiscono nella storia che condizionano i meccanismi economici. Uno di questi fattori (per Marx, l'oppio dei popoli) è la religione, alla quale Weber dedica un'opera, "L'etica protestante e lo spirito del capitalismo". SI sofferma sui doveri individuali e considera l'etica protestante come il fondamento dello "spirito" del capitalismo. Il calvinismo propone un'etica del lavoro secondo la quale il lavoro è una conferma del favore di Dio per gli uomini, quindi le opere non servono ad ottenere il favore di Dio.
Il lavoro e il suo successo sono la conferma che Dio guarda bene gli uomini. Questo, per Weber, è un buon presupposto per la nascita del capitalismo, le cui qualità lo caratterizzano nel suo corso storico. Per Weber la religione non è sovrastrutturale, ma è un fattore che agevola la sua configurazione economica. A Weber si deve una tipizzazione delle diverse modalità di agire sociale, di cui si distinguono quattro tipi: razionale rispetto allo scopo, razionale rispetto al valore, affettivo e tradizionale. Egli considera la razionalità formale, cioè una serie di mezzi adatti per lo scopo. L'agire razionale rispetto allo scopo sarà un agire caratterizzato dall'uso di mezzi adatti per perseguire uno scopo. L'agire razionale rispetto al valore si rivolge all'ambito intellettuale, per cui si utilizzano mezzi adatti per perseguire un obiettivo intellettuale e morale che per noi costituisce un valore. L'agire affettivo è rivolto all'aspetto emotivo; quello tradizionale si rivolge a tutto ciò che deriva dalla trazione. Questa classificazione rimanda all'etica. Un'altra classificazione tipologica riguarda le forme di potere. Si distinguono: il potere legale e razionale, esercitato in base alle norme che una società si è data, l'obbedienza va al sistema di norme che regola il potere; il potere tradizionale, fondato sulla sacralità delle consuetudini e sulla tradizionalità; il potere carismatico, il carisma è l'aura che hanno alcuni capi politici o religiosi.
Per Weber qualunque forma di potere ha e deve avere una qualità carismatica; ciò è molto importante nell'epoca della società di massa. Il carisma è fortemente legato al disincanto del mondo, che ha perso quest'aura magica e sacrale con cui ci si accostava al mondo in precedenza. Questo però introduce una sorta di fascinazione magica nei confronti di un leader carismatico. Il disincanto del mondo è un processo che si compie nella modernità capitalistica, segnata dall'affermarsi della razionalità formale, cioè tutto ciò che risulta funzionale al conseguimento di un obiettivo, senza che questo sia valutato per la sua utilità complessiva. A ciò si accompagna pure il trionfo della burocratizzazione, già presente in Hegel. Secondo Weber, essa è una tendenza irreversibile della società moderna perché ha una logica procedurale; ciò corrisponde alla "gabbia di acciaio", dove sono incluse le città e i cittadini irregimentati. L'altro concetto del pensiero di Weber riguarda la definizione di due modelli di comportamento etico teorizzati nella "Politica come professione o vocazione", con un riferimento a Calvino, che sosteneva che la professione andava vissuta come vocazione, omaggio verso Dio. Weber delinea di possibili modelli di comportamento: l'etica della convinzione (o intenzione) e l'etica della responsabilità.
L'etica della convinzione è quella di colui che decide di agire in base ai propri valori e convinzioni, rispondendo al motto "Fiat iustitia, perit mundis", purché un'azione sia giusta, va compiuta, qualunque cosa accada. Secondo Weber l'atteggiamento etico che è più pertinente alla professione politica è l'etica della responsabilità, poiché si fa carico delle conseguenze prevedibili di un'azione e agisce in relazione alle conseguenze che esse possono avere su di sé e sugli altri. Weber non dice che il politico deve seguire l'etica della responsabilità, ma dice che le due etiche non sono antitetiche, anzi si completano a vicenda e solo congiunte possono formare al meglio la personalità del politico. Nel nostro mondo non ci sono più valori universali che tutti riconoscono come tali; c'è una pluralità di valori ed il compito del politico è quello di farli coincidere tutti, fermo restando che la condizione umana è drammatica perché questi valori sono conflittuali. L'etica della responsabilità serve per mascherare il conflitto del politeismo dei valori.

La scuola di Francoforte

Si intende il gruppo di studiosi radunatisi originariamente nell'Istituto di ricerca sociale fondato a Francoforte nei primi anni Venti. La prima generazione di studiosi ha come maggiori personalità Max Horkheimer, Theodor Adorno; in una seconda fase si aggiunsero altri grandi intellettuali come Fromm, Habermass, Marcuse e Benjamin. Questi studiosi erano in gran parte ebrei e lasciarono la Germania durante il trionfo hitleriano. Alcuni ebbero vicende drammatiche: Benjamin si suicidò per sfuggire ai fascisti. Molti invece migrarono negli USA e rimasero lì per insegnare. Alcuni di questi, dopo la guerra, fecero ritorno in Germania, riaprendo l'Istituto per la ricerca sociale. Uno degli esponenti più importanti è Habermass. I francofortesi hanno come componente principale l'uso critico di concetti derivati da Marx e Freud, come la dialettica, gli studi freudiani sull'inconscio, super-io, sulla rimozione e sulla libido. Questi concetti furono applicati ad una lettura critica della società contemporanea.
Furono critici verso il capitalismo e il comunismo, nei quali vedono il trionfo della tecnologia e verso il mondo amministrato, cioè governato da processi di disciplinamento. L'opera fondamentale si intitola "Dialettica dell'Illuminismo" scritta da Adorno e Horkheimer. Per Illuminismo non si intende in fenomeno settecentesco, ma l'atteggiamento di demitizzazione e critico verso qualunque atteggiamento metafisico e di affermazione di una logica di uso della natura e dominio tecnico sulla natura volti alla manipolazione della natura in funzione alle esperienze umane. In realtà la dialettica dell'Illuminismo si è volta verso il dominio tecnico sul mondo: questo atteggiamento non è proprio del '700, ma accompagna gli uomini sin dall'antichità, tanto che Horkheimer e Adorno individuano una sorta di mito fondativo di questo atteggiamento nell'episodio omerico di Ulisse e le sirene.
Esso rappresenta da una parte la resistenza dell'individuo borghese nei confronti del richiamo della natura, e quindi la volontà di non cedere alle vocazioni spontanee dell'animo, ma a mantenere il proprio autocontrollo a discapito di una menomazione emotiva. I marinai, invece, sarebbero gli uomini sottomessi alle esigenze dei borghesi. Un altro momento topico della maturazione di tale atteggiamento sarebbe la personalità del marchese de Sade, personaggio storico di tardo Settecento incarcerato per i suoi atteggiamenti e autore di diverse opere, tra cui "La filosofia nel boudoir", opera pornografica in cui vi è un inserto di filosofia sociale e politica in cui si legittima la crudeltà. Sade e il sadismo rappresentano la trasformazione di un sentimenti naturale (l'amore) in un fattore di violenza esercitato attraverso mezzi tecnici di tortura, per dare piacere al sadico.
Questa è un'anticipazione del processo di tecnicizzazione, di dominio e sfruttamento del mondo. Questa posizione di partenza nell'ultimo Horkheimer prevede una sorta di nostalgia teologica. Egli parla della nostalgia del totalmente Altro, riferendosi ad un orizzonte ulteriore. Tuttavia l'impossibilità di trovare vie politiche per la trasformazione in positivo della società porta a sviluppare la nostalgia per una condizione altra. La speranza è che l'ingiustizia non abbia l'ultima parola e l'assassino non possa trionfare sulla vittima innocente. In Adorno gli sviluppi della dialettica dell'Illuminismo portano a sviluppare il concetto di dialettica negativa, che è lo strumento con cui si svelano le disarmonie del reale senza la possibilità di pensare ad un approdo conciliante. In questo compito di disvelamento della realtà, uno strumento decisivo è l'arte. Adorno è un musicologo e secondo lui l'arte, che meglio svolge questo compito, è quella che si fonda sulle dissonanze e disarmonie, in particolare la Dodecafonia di Shoenberg.
Solo per questa via si puà sfuggire alla società contemporanea dove si è formata una gigantesca industria culturale, che non è più un fattore di stimolo ma è un mezzo di propaganda, i cui mezzi sono i mass media, che trasformano il cittadino in consumatore. Lo scopo è la riproduzione dei meccanismi della società capitalistica, dove perfino gli spazi liberi sono plasmati in base alle esigenze delle industrie culturali. Contro tutto ciò resta l'esercizio della dialettica negativa e la pratica di arti minori, eccentriche. Adorno morì nel 1969 di infarto dopo aver criticato i moti del 1968. Invece Marcuse era stato un'icona dei moti del 1968. In quel periodo erano importanti le tre M: Marx, Mao e Marcuse. Egli fu l'unico rimasto negli USA dopo la guerra, anche se tornò in Germania, dove morì nel 1979. Le sue opere più importanti sono "Eros e Civiltà" e "L'uomo ad una dimensione". L'influsso di Freud è evidente.

Herbert Marcuse

Le sue opere principali sono "Eros e Civiltà" del '55 e "L'uomo ad una dimensione" del '64. La sua posizione si colloca tra Marx e Freud, di cui si serve per svolgere l'analisi della società. Eros e civiltà richiama due termini chiave, perché l'eros indica tutto il patrimonio istintuale degli uomini e la civiltà ritorna nell'opera "Il disagio della civiltà", in cui Freud afferma che i vantaggi della civiltà richiedono agli uomini di sacrificare l'istinto al piacere. Marcuse storicizza questa analisi e rimprovera a Freud di aver parlato della società in termini astratti, perché è quella capitalistica che soffoca e opprime il principio di piacere. Infatti nella civiltà occidentale prevale il principio di prestazione poiché viene chiesto agli uomini di indirizzare la propria energia vitale nel lavoro e ciò comporta una riduzione della sessualità ad una tirannide genitale. Per cui occorrerebbe risessualizzare l'uomo, cioè ridargli la possibilità di mettere in opera tutte le qualità della sua libido.
Lo sviluppo tecnologico permette di liberare dal lavoro spazi e tempi per un'attività creativa. Questa critica è approfondita ne "L'uomo d una dimensione", che indica come la società abbia appiattito l'uomo a lavoratore e consumatore. L'individuo del capitalismo occidentale è schiacciato sulla dimensione del consumo e il suo condizionamento viene esercitato attraverso l'organizzazione della tolleranza repressiva: il mondo occidentale è una società in cui non ci sono divieti tassativi, proibizioni e tutto diventa sempre più lecito; ma la tolleranza verso qualsiasi manifestazione serve a rinsaldare le basi del sistema produzione-sistema. Per cui nella nostra società si può fare tutto a patto che non si mettano in discussione le basi del sistema. Si realizza una desublimazione repressiva: non c'è più bisogno di sublimare la propria energia sessuale perché la si può manifestare liberamente senza però che diventi un fattore eversivo.
Questo riguarda tutti i gruppi integrati nel sistema, compresi quei soggetti con logiche sovversive, che hanno abbandonato il loro pensiero rivoluzionario. Coloro che assumono forme rivoluzionarie sono gli esclusi, che stanno al di fuori del sistema, come i reietti, gli stranieri, gli sfruttati, alcuni settori della classe operaia non integrata nel sistema, ma soprattutto i dannati della terra, cioè i popoli del terzo modo (che si stavano decolonizzando) e gli studenti universitari, che negli anni '60 stavano promuovendo una stagione di lotte. Una concezione di questo tipo, rendeva Marcuse vicino alle posizioni degli studenti.

Hannah Arendt

Allieva e compagna di Heidegger, sposò Blucher (allievo di Heidegger) ed ebbe un secondo matrimonio, restando tuttavia in corrispondenza con Heidegger. I punti fondamentali del suo pensiero sono tre: l'analisi del totalitarismo, il concetto di banalità del male e la riflessione sulla politica e sull'agire umano contenuta nell'opera "The human condition". Sul totalitarismo, l'analisi che svolge la riconduce a due motivi: l'antisemitismo e l'imperialismo, premesse ideologiche di un comportamento tipico di una società già formatisi nel 1800. I caratteri del regime totalitario sono la presenza di un capo carismatico, una ideologia capace di interpretare il passato e il futuro della storia, dunque intesa come chiave di lettura e interpretazione, un apparato poliziesco e una mobilitazione delle masse che si fonda sulla spoliticizzazione degli individui.
Essi vengono atomizzati, ossia isolati gli uni dagli altri e vanno a costituire una massa informe che può essere trascinata da diversi fattori. Quindi una forma politica moderna legata al declino delle qualità umane costituisce la sostanza originaria della politica. Di costituire la politica, la Arendt si occupa in altre due opere: "Banalità del male" e "Vita activa". La prima è un'opera tratta dai reportage che scrisse come inviata a Gerusalemme per il processo al gerarca Adolf Eichmann, che era stato uno dei partecipanti della conferenza di Wannsee. Egli fu l'artefice delle procedure burocratiche finalizzate allo sterminio degli ebrei.
Dopo il nazismo fuggì in Argentina sotto falso nome, ma era stato scoperto negli anni Cinquanta dai servizi segreti israeliani, i quali lo riportarono ad Israele, dove su processato e impiccato. Durante il processo si era difeso dicendo di essere stato un esecutore degli ordini, tentando di deresponsabilizzarsi. La Arendt sembra prenderlo sul serio ed elabora il concetto di banalità del male. Il male nella contemporaneità non si presenta con caratteri mostruosi e anormali: il cattivo non è un mostro, è una persona comune e banale, un burocrate del terrore, il quale ha abdicato alla capacità di distinguere il bene dal male e compie i propri doveri secondo procedure burocratiche.
In base alle conseguenze di ciò che fa, l'abdicazione alla capacità di giudizio è una cosa che incombe su tutti. La malvagità è qualcosa di banale, è un aspetto del venir meno delle condizioni soggettive e oggettive dell'agire collettivo. Proprio l'agire collettivo viene esaminato nell'opera "Vita activa", dove si distinguono tre fasi possibili dell'azione: il labor, il work e l'action. Il labor è l'attività volta al mantenimento biologico e alla riproduzione. Il work è l'attività che produce oggetti artificiali che servono al benessere. La forma di attività più propriamente umana e politica è l'action, le cui manifestazioni sono il gesto esemplare e il discorso, il cui luogo proprio è l'assemblea politica (agorà) e la sua natura è di istituire relazioni tra gli uomini attraverso l'esempio e la parola. Secondo la Arendt, questo agire politico ha avuto il suo momento culminante e ultimo nel mondo greco. Dopo di che, l'evoluzione della società umana ha visto un'affermazione del labor e del work, soprattutto nel nostro tempo: la logica della tecnica, in questa relazione, assorbe tutte le qualità umane.

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