Nietzsche
I. La vita e le opere
Nietzsche nasce nel 1844 e cresce in un ambiente di sole donne dove avrà un ruolo fondamentale sia la madre che la sorella di nome Elisabeth. Egli inizialmente è religioso tanto che afferma che la religione è sopra ogni altra cosa e per questo motivo studia teologia per un anno per poi cambiare corso di studi in filologia. È proprio in questo periodo che cambia il suo orientamento e si distacca dalle religione, si interessa di filosofia grazie all’incontro con il pensiero di Schopenhauer. Egli ottiene subito una fama internazionale negli studi di filologia tanto da avere la cattedra dell’università di Basilea a soli ventiquattro anni, viene inoltre anche influenzato da Wagner tanto che nel 1872 la sua prima opera filologica intitolata “la nascita della tragedia”, viene accusata di essere una copiatura del pensiero di Wagner e non viene apprezzata.
Tra il 73’ e il 76’ egli pubblica invece un’altra opera, “considerazioni inattuali”:

1. La prima è un attacco polemico a David Strauss e si chiama “D.S il confessore e lo scrittore”, pseudo cultura.
2. Parla della storia e del suo ruolo si chiama, “sull’utilità e il danno della storia per la vita”. Dal titolo si capisce che il filosofo andrà a fare un’analisi della satira proprio come disciplina, una scienza. Per certi aspetti ne mette in luce anche il danno. Nietzsche dice per la felicità è necessario anche l’oblio e dice che alle volte la storia può essere uno ostacolo a ciò. Inoltre secondo Niezsche però la storia è qualcosa di necessario e ognuno di noi è sempre il prodotto di un processo. Egli dice che la storia è data dalla memoria che è necessaria ma il problema è che la memoria si deve mettere a sevizio della vita deve rinnovare le energie non bloccarle. Lui distingue tre tipi di storia e ne traccia elementi positivi e negativi (storia “antiquaria”, “monumentale”, critica”)
3. La terza considerazione tratta di Schopenhauer e si chiama “S. come educatore” e qui la posizione di Nietzsche nei suoi confronti è assolutamente positiva, lo considerava il primo vero Ateo della cultura tedesca
4. “Richard Wagner a Bayreuth”, località termale in Germania. Egli fa polemica nei suoi confronti tanto che sembra che abbia esitato prima di pubblicarla e dopo la sua pubblicazione abbiamo sempre di più la sua rottura col musicista
E’ proprio in questo periodo che iniziano i primi sintomi della sua malattia ed egli ne da un’analisi sicuramente originale che anticipa la psicanalisi di Freud, infatti spiega “tutti gli istinti che non si scaricano all’esterno si ritorcono all’interno”. Anche a causa di questa malattia egli chiude i rapporti con Wagner e con la filosofia di Schopenhauer, l’anno 1878 è invece l’anno del libro “Umano troppo umano” che seppur il filosofo lo considerasse l’inizio della sua stessa carriera filosofica non riscosse per nulla successo.

Nietzsche ti trova a soli trentaquattro anni ad essere pensionato, inizia a viaggiare molto ma scopre che le sue teorie non incontrano il favore dei giovani intellettuali. È sicuramente questo il periodo più fecondo in cui vi sono testi dalla grande importanza come “Così parlò Zarathustra” e “Ecce homo”, scritti datati nel corso del 1870.
Trasferitosi infine a Torino nel 1889, la sua follia aumenta progressivamente tanto che cade svenuto quando vede un cavallo maltrattato dal suo cocchiere, cosi viene portato a Lipsia per le cure ma presto, nel 1900 muore. Sarà la sorella a pubblicare l’edizione incompiuta ma de lei rivisitata di “Volontà di potenza” in cui ella rende un interpretazione errata del fratello definendo ll’”Oltreuomo” come “Superuomo”, e considerando la filosofia del fratello come la testimonianza di un uomo che si credeva superiore agli altri.

II. Generalita’ del pensiero di Nietzsche
Nietzsche può essere descritto come il “filosofo della crisi” che si riflette nel suo corpus letterario sotto il termine di “nichilismo” ovvero la mancanza di valori e in particolare anche dei “valori assoluti”, questa situazione riflette infatti una società decadente e la crisi stessa della “morale cristiana” e della “metafisica”. Egli è inoltre consapevole di essere anche lui un “decadente” ma afferma che il filosofo che è in lui ne ha preso atto e si sta difendendo, come?; con la necessita di propagandare l’importanza della “trasmutazione di tutti i valori” ovvero la creazione di un “nuovo mondo di valori”. Nietzsche comunque afferma che questo è u processo “in fieri”, in atto, che prenderà anche i due secoli successivi al suo.

Una delle novità più importanti in Nietzsche è quella del “metodo genealogico”, in un certo aspetto retaggio dello storicismo di Hegel; questo nuovo metodo si propone di analizzare la storia dell’Occidente per smascherare le finzioni ipocrite su cui si basano i valori sociali. Afferma infatti che non esistono dei “valori oggettivi” ma che essi in primo luogo sono “mutevoli” ovvero, variano da società a società, inoltre sono anche parziali ovvero derivano dalla morale della classe dominante; proprio per questo Nietzsche ma anche Marx e Freud verranno anche definiti i “maestri del sospetto” proprio perché vogliono smascherare le finzioni della società.
Nelle sue opere c’è inoltre anche un nuovo tipo di linguaggio che non riflette quello filosofico classico basato su un procedere per logica e mediante l’uso di concetti, il suo è un linguaggio profetico, oracolare basato sull’uso dell’allegoria. Il fatto è che l’allegoria però non serve a spiegare meglio un concetto ma solo a contribuire alla creazione di questo linguaggio ermetico fondato sulla frase ad effetto, l’”aforisma”.
Infine il suo pensiero non è organico, egli non procede in maniera “categorica” ma bensì è permeato da una forte energia “vitale” cosi che la sua filosofia ha valore se vista nel particolare, nel singolo aforisma, più che nel suo organico.
III. Il primo Nietzsche
“Apollo e Dioniso”
Il testo, “la nascita della tragedia”, segna la prima fase del pensiero filosofico di Nietzsche e si fonda sull’analisi della civiltà greca. In questo periodo egli è fortemente influenzato da Wagner e Schopenhauer ed ha una visione “tragica” della vita, attraverso una rivalutazione degli istinti e anche dell’”arte” vista come la massima espressione del carattere dionisiaco, ovvero della vitalità dell’uomo, dell’ebrezza e della creatività.
Secondo l’analisi di Nietzsche nel mondo greco, e quindi di riflesso nel mondo umano, agiscono due forze contrastanti; la forza “apollinea” che ricalca il canone e l’equilibrio delle forme e la forza “dionisiaca” che invece rappresenta l’irrazionalità, l’istintualità ma anche la distruzione e l’orrore proprio perché apre all’uomo l’abisso per il nichilismo ovvero il fatto che alla fine non ci sono valori assoluti ma bensì agisce una “cieca volontà cosmica”. In tutto questo il ruolo dell’apollineo è quello di regolare il dionisiaco, di creare delle illusioni per le quali ha senso vivere, ovvero deve mostra il mondo “perché valga la pena di essere vissuto”.
D’altra parte anche per quanto riguarda il rapporto con il dionisiaco, l’uomo deve imparare a immergersi in maniera positiva non per mezzo di un rapporto distruttivo ma bensì apprezzandone tutta l’energia vitale che deriva dagli istinti e dalle pulsioni.
L’arte in questo senso deve essere veicolo di felicità e gioia, la massima espressione forza vitale dell’uomo; nell’arte stessa ha grande importanza la “musica” che, prendendo l’esempio del ditirambo di Dioniso, è l’unica che riesce a conciliare parola, danza e ritmo dispiegando tutte le possibilità del corpo umano (per questo motivo in questa fase apprezza l’opera di Wagner che ha saputo andare contro la musica classica).

“Socrate e l’intellettualismo”
Responsabile della decadenza del mondo Greco viene imputato il filosofo “Socrate”, la sua colpa è quella di aver eliminato tutto lo spirito dionisiaco a fronte del “razionalismo” e del “concetto”. Questo perché da lui nasce tutta una riflessione filosofica che ritiene possibile dominare il mondo solo attraverso la sua conoscenza intellettualistica ma così, analizza Nietzsche, si perde tutto il pathos dell’esistenza, tutta l’energia della vita.
Egli pone anche degli esempi, primo fra tutti il teatro di Euripide che è visto come mosso da uno “spirito socratico” che tende a far diventare i personaggi dei filosofi e inoltre anche la fine della tragedia, tutta la sua carica irrazionale e catartica, è smorzata dall’intervento del “deus ex machina” che risolve la situazione e garantisce il primato della razionalità dell’apollineo sul dionisiaco, questo però alla fine porta alla morte della tragedia.
Per quanto riguarda la critica alla società contemporanea egli nota come appunto essa si trovi in una fase decadente perché l’intellettualismo e la scienza rendono ormai impossibile la celebrazione della vita in tutto il suo carattere dionisiaco, anzi la scienza rende lo stesso mondo un meccanismo privandolo di senso infatti, riflette il filosofo, cosa ne sarebbe della musica se la si interpretasse in maniera scientifica?.
In questa fase fa anche la critica della “storiografia” ovvero al fatto di dare troppa importanza alla storia infatti accade poi che l’uomo perde il suo spirito di iniziativa a causa del fatto che capisce che tutto è destinato inesorabilmente a passare, parlando della storia critica anche lo “storicismo” ovvero la tendenza a credere in un corso “provvidenziale” della storia, in realtà il suo corso è mosso da ragioni che sono al di fuori dell’umana comprensione.
Egli infine delinea anche quattro tipologie diverse della storia ovvero
1. Storia Archeologica: Criticata aspramente perché è ritenuta la causa del tradizionalismo, del vedere alla storia dando importanza ai valori passati; così infatti non si ha cambiamento
2. Storia Monumentale: Apprezzata da Nietzsche proprio perché essa tende l’uomo all’emulazione e quindi accentuale la sua “volontà di potenza” (anche se ancora non usa questo termine)
3. Storia Critica: Apprezzata perché permette, analizzando il passato, di prenderne distanza e fornisce le basi per il cambiamento (NO PROGRESSO).

IV. Il secondo Nietzsche
Nella seconda parte del suo pensiero abbiamo una critica alla “metafisica” e alla “morale”, tira in ballo la famosa “morte di Dio”.

“Il ruolo della scienza”
La seconda fase del pensiero di Nietzsche si caratterizza invece per una fase “illuministica” ovvero egli scarta il primato dell’arte vista anzi come un’espressione di un linguaggio per certi versi infantile, viene perciò rivalutata la scienza mentre è segnato il tramonto dell’arte, l’artista è infatti e sarà l’espressione di un periodo felice ma passato, una “magnifica reliquia”.
Riguardo la scienza, essa è un’espressione più matura in cui però la forza vitale, la spinta istintuale si va a perdere ma in compenso la scienza garantisce di intervenire nelle cause della sofferenza umana cioè il progresso scientifico permette l’uomo di manipolare almeno in parte la natura. La scienza però è lungi dall’essere una “conoscenza obbiettiva” del reale ma essa deve essere interpretata come “base di una civiltà più matura che si è allontanata dalla spinta distruttrice e pulsionale del dionisiaco”.
Sempre parlando della scienza egli ne mette in luce anche l’aspetto di “critica alla metafisica” cioè pur sempre costruendo delle finzioni che permettono di rendere meno dura la vita essa però permette anche di sfatare altre finzioni che sono quelle della metafisica che però diversamente dalla scienza contribuiscono a diminuire la potenza umana non ad affermarla come la fa la scienza.
In conclusione la scienza deve essere mezzo per il raggiungimento da una parte della felicità, dall’altra attraverso la passione per la “conoscenza” deve essere mezzo di demistificazione di quella morale anche cristiana che è causa della perdita di energia vitale nell’uomo.

“Il metodo genealogico”
Nuovo metodo per analizzare il reale, non si pone più al centro dell’indagine ciò che si vuole conoscere ma bensì i motivi della sua creazione, analizzando quindi i valori della morale egli capisce che sono espressione non di una verità ma bensì di “bisogni umani” e primo fra tutti il “bisogno di sicurezza”. I valori infatti, soprattutto quelli considerati universali, quelli della metafisica, hanno la funzione di specchio per le allodole ovvero fingere che oltre il non-senso della vita ci sia qualcosa di più e ciò da sicurezza all’uomo.
Per Nietzsche quindi non esiste la “cosa in sé” ma bensì solo un’interpretazione dei fatti, non esiste la “verità” e ciò che invece sembra esserlo è solo perché si immerge bene nel sistema dei valori e i convenzioni di quel determinato periodo storico, sistema che però cambia sempre (il tempo secondo Newton era una costante, una verità, secondo Einstein no).

“La nascita della morale, riflessione sul cristianesimo”
In primo luogo Nietzsche mette in discussione il significato di “buono” e “malvagio” spiegando che in primo luogo il Buono non è qualcosa di oggettivo ma bensì riflette quello che era l’agire della “morale dei signori”.
La morale dei signori non è altro che il primo tipo di morale, legata ancora ad una dimensione più naturale dell’uomo in cui ciò che era buono appunto si rifletteva nell’agire d’animo nobile, nei valori della classe aristocratica quella dei potenti, dei forti; tutto ciò in contrapposizione a tutto ciò che era inferiore, plebeo e volgare.
Ad un certo punto però avvenne però una sorta di riscatto dei deboli con la così detta “Morale degli schiavi” che non è altro che un sistema di valori fondato sulla carità, sulla rassegnazione, fuga dal mondo. La rappresentazione di questo stile di vita è “l’asceta” che predicando il rifiuto della vita e lo spirito di sacrificio, nasconde invece un fine più profondo ovvero quello di limitare l’agire dei più forti, dei potenti, dei Signori creando appunto una società che metta mille paletti al loro agire. Questo è un tipo di società che venne professato soprattutto dalla “Morale cristiana” ed è anche caratterizzata dall’”istinto del gregge” ovvero il fatto si cerca di limitare l’impulso personale attraverso anche la manipolazione delle coscienze che non riflettono più il proprio volere ma “la voce di alcuni uomini nell’uomo” (è proprio adesso che Nietzsche ha l’intuizione che alcune patologie mentali del suo tempo sono frutto proprio della repressione del carattere istintuale dell’uomo).
Il cristianesimo ha però un’origine nel “platonismo” in cui per la prima volta si è svalutato questo mondo per dare importanza al mondo delle idee. Il cristianesimo quindi è fondato dai deboli che però non si chiamano tali ma bensì i “buoni” mentre chiamano “male” tutto ciò che ha a che fare con l’istinto.
Infine Nietzsche da però un giudizio positivo nella figura di Cristo il quale viene visto come unico vero cristiano anche perché storicamente appoggio quelli che erano considerati dalla società come i cattivi e non i buoni proprio perché fu il distruttore di una morale per instillarne un’altra.


“La trasvalutazione dei valori”
Egli spiega che l’uomo debole della società occidentale contemporanea, è nato a causa di questa morale cristiana; è quindi necessario creare una nuova morale che dica si alla vita e alle energie vitali che sappia restituire all’uomo tutta la sua potenza. Nasce quindi l’esigenza della “trasvalutazione dei valori” ovvero l’inversione di tutti i valori.

“L’uomo e il corpo”
Egli spiega che vi è stata una vera e propria “tirannia della razionalità” nei confronti della “tirannia dell’istinto” da parte di Socrate, Platone e i Cristiani che ha portato a privilegiare l’anima al corpo, in sostanza il corpo è visto come la tomba dell’anima anche se dovrebbe essere il contrario ovvero che “l’anima è la tomba del corpo”. La conoscenza infatti secondo il filosofo è solo l’iceberg della sfera individuale ovvero è la zona più esterna e meno intima dell’uomo che invece trova la sua intimità e la sua “grande ragione” solo nel corpo. È infatti nel corpo che partono tutte le sensazioni e le emozioni (si pensi alla fatto che oggi si crede che le emozioni derivino da reazioni chimiche).

“La morte di Dio”
Come spiegato vi è la vittoria del mondo sovrasensibile su quello sensibile che perde la sua importanza in tutta la storia della cultura Europea. Grazie però anche alle scoperte della scienza è ormai entrato in crisi questo pensiero proprio perché vi è una svalutazione della metafisica e della religione, il mondo sovrasensibile è piano piano uscito dal campo dell’esperienza dimostrabile. Questo porta ad una costatazione ovvero quella della “morte di Dio” affermata nelle pagine della “Gaia scienza”. In effetti a uccidere Dio siamo stati proprio noi uomini ma è interessante notare come ad annunciare la morte di Dio è un folle questo significa che i suoi assassini ancora non sanno di esserlo veramente, è perciò ancora troppo presto il processo è “in fieri”.
Ciò che porta però la morte di Dio è una dimensione che può essere da un certo punto di vista spaventosa ovvero la morte di ogni certezza assoluta, il nichilismo.

V. L’ultimo Nietzsche

Successivamente alla morte di Dio e all’avvento del nichilismo, la messa in discussione di tutti i valori, la negazione della “cosa in sè”, della verità; il filosofo definisce due tipi di nichilismo:
1. Nichilismo passivo: riflette una prima fase di questa situazione in cui c’è solo la costatazione che tutto ciò che accade, sembra accadere invano, non esiste risposta ai perché della vita.
Per risolvere questa situazione vi sono due modi fondamentalmente e ovvero quello dell’”uomo metafisico” che preferisce non prendere atto della situazione rifugiandosi nella finzione della religione e quello dell”uomo nuovo”.
2. Nichilismo attivo: esso si fonda sull’idea di "Oltreuomo”, l’uomo che è capace di fondare nuovi valori di aprire l’umanità ad una nuova epoca.

“L’Oltreuomo”
È nel saggio filosofico “così parlò Zarathustra” che Nietzsche parla di “Oltreuomo” e di “Eterno ritorno”, esso si può anche chiamare come “l’uomo che verrà” e rappresenta la venuta di un epoca di liberazione per l’uomo, di felicità proprio perché sa procedere oltre il nichilismo generato dalla morte della metafisica.
Nietzsche ritorna però ad una rivalutazione di tutto il carattere istintuale dell’uomo, del dionisiaco, della gioia, dell’irrazionalità e di tutte le pulsioni contrastanti dall’amore alla guerra. Egli è una figura che ha come motto “dire di si alla vita” e viaggia in balia delle proprie passioni per avere come scopo finale la “felicità”. Lui dice che il superuomo è il senso della terra perché nella sua ottica l anima non cè, l uomo è corpo e vive in questa terra. Nell opera mette tre figure simboliche: cammello, leone e fanciullo. Mostra come lo spirito diventi cammello, il cammello leone e infine il leone fanciullo. Il cammello è l uomo che porta su di sé i pesi della tradizione, è l uomo che segue il tu devi che gli deriva dalla tradizione; il leone è l uomo che si libera dal peso della tradizione e si libera di morale e metafisica è l uomo che segue l io voglio; il fanciullo è l essere non risentito, non ha rancore, è un uomo di tipo dionisiaco, dice SI alla vita, inventa se stesso ( fonda valori) al di la di bene e male; è una tabula rasa, ha abbandonato tutte le tradizioni. Il superuomo non è un modello per tutti, accessibile a chiunque, ma elitario.

“Il significato dell’eterno ritorno”
Ispirato dalla tradizione classica, Nietzsche mette in bocca al saggio persiano di nome Zarathustra quello che è il concetto di “eterno ritorno”. Esso è analizzato come il ritorno eterno dell’uguale questo perché in un primo luogo non essendoci più Dio tutto ciò che c’è esiste e basta e non c’è nessuna entità che ha la facoltà di distruggere ne tantomeno creare nuove cose, tutto esiste da sempre per sempre. Inoltre il passato e il futuro vengono viste come due dimensioni infinite per questo motivo rappresentando qualcosa di infinito esse da una parte ripropongono infinitamente volte le medesime situazione e d’altra parte tendono allo stesso infinito e quindi sono destinate ad unirsi in una forma a circolare.
L’eterno ritorno è quindi così caratterizzato da una da un significato “cosmologico” che è quello appena spiegato e da un significato “morale” ossia che infondo questo ritorno deve essere “voluto”; voluto perchè infondo tutto ciò che l’uomo marca nel presente con la propria volontà è destinato ad infinitarsi e questo è deve essere un forte incentivo all’agire umano, l’uomo inoltre rivaluta anche il passato perché esso non è altro che un’anticipazione di ciò che accadrà di nuovo e soprattutto come qualcosa di voluto.
L’istante prende inoltre tutto un altro sapore ovvero tende a diventare il momento di sintesi tra passato e futuro ed è tutto fuorché un momento fugace proprio perché in realtà è il congiugnimento di due infiniti.

“La volontà di potenza”
Concetto che riprende lo stesso nome dell’ultima opera di Nietzsche, pubblicata dopo la sua morte dalla sorella che con i suoi aggiustamenti l’ha spesso resa problematica da inserire all’interno della visione complessiva del filosofo. In breve essa è l’unione di alcuni aspetti che riguardano tutti gli individui:
1. Volontà di dominio: Il carattere principale dell’intera trattazione di Nietzsche che inizia fin dalle sue opere più giovanili ovvero questa preferenza per la forza, la vitalità, la capacità di signoreggiare sia sugli uomini che sulla natura
2. Volontà di sottomissione: Alcuni individui sono sottomessi alla natura stessa e ad altri individui
3. Mutevolezza dei valori: Ogni popolo crea la propria volontà di potenza che quindi riflette i valori delle diverse società, abbiamo quindi la morale dei signori o la morale del gregge.
4. Accettazione della vita: A seguito della morte della metafisica, vista come la vecchia volontà di potenza dettata dal carattere di sottomissione alla natura, agli eventi; si crea una nuova volontà di potenza dettata dall’Oltreuomo che si caratterizza dall’accettazione della vita ma anche da un carattere profondamente dominatorio questo si caratterizza anche dal fatto che la morale non è più collettiva ma si gioca in un piano individuale di scontro tra vari punti di vista con il proposito di far valere il proprio individuale punto di vista.

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