Ominide 2630 punti

Nietzsche

E’ un filosofo tedesco che durante la sua vita ebbe molte fasi di pensiero.
Nacque a Rocken, in Sassonia nel 1844 e morì nel 1900 a Weimar, è un filosofo che temporalmente e idealmente chiude l’Ottocento e apre il Novecento. In parte critica il positivismo e lo stoicismo.
Era figlio di un pastore luterano, ed aveva una sorella, Elizabeth, che ebbe cura delle sue opere, anche se ne pubblicò alcune mistificandole. Venne criticata da due critici (Colli e Montinari), i quali riportarono alla luce le opere originarie di Nietzsche.
Studiò teologia, ma abbandonò presto questo studio per andare a Lipsia dove si laureò in filologia classica. Nel 1868 studia Schopenhauer e conosce Richard Wagner, famoso compositore tedesco.
Nel 1869 prende la cattedra di filologia classica a Basilea, dove conosce lo storico Jacob Burckhardt.
Nel 1870 conosce il teologo tedesco Franz Overbeck.
Nel 1872 scrive la sua prima opera di filologia che ebbe però conseguenze filosofiche: “Nascita della Tragedia”, nella quale cerca di comprendere l’origine e lo sviluppo della tragedia greca (Sofocle e Euripide).

Venne però criticato per aver inserito caratteri filosofici, in un’opera che doveva essere filologica.
Tra il 1873 e il 1876 scrive e pubblica “Considerazioni Inattuali”, composto da quattro testi in un unico volume. A partire da quest’opera i titoli delle sue opere hanno tutti un significato. Infatti “Inattuali” significa fuori dalle mode del tempo, non gli interessa l’attualità.
Nietzsche viaggia molto, è stato anche a Genova, Rapallo e Sorrento dove conosce Paul Rée.
Nel 1878 pubblica “Umano, troppo umano”, in cui dice che tutte le costruzioni metafisiche (religione, Dio, Idea, Assoluto) , che sembrano divine, sono invece umane, o prodotti dell’uomo. Vi è quindi un distacco da Schopenhauer (viene negato il noumeno), ma mantiene il nichilismo, cioè che il mondo non ha alcun senso.
E’ la sua prima opera scritta per aforismi (aforistica): testi brevi numerati.
Il rapporto con Wagner, fu abbastanza travagliato: inizialmente Nietzsche ammirava Wagner per il fatto che, nelle sue composizioni, prendeva spunto dalla mitologia celtico-germanica, quindi da contesti pagani, compone però poi Parsifal (cavaliere della tavola rotonda che trovò il santo Graal), viene così criticato per essere passato ad una condizione di “servo della religione”. Anche Nietzsche era un compositore.
Nel 1881, mentre era a Venezia, scrive un’altra opera aforistica, “Aurora” (sta nascendo qualcosa di nuovo, filosofia del mattino).
Nel 1882 a Roma, grazie a Rée, conosce Lou von Salomè, una bellissima fanciulla intellettuale della quale si innamora, e le chiede di sposarlo per ben due volte, a lei rifiuta. Va così in depressione.
Nel 1882 scrive la “Gaia Scienza”, nella quale dice che la figura fondamentale è lo scienziato, ma non quello schiavo dell’oggettività, dei fatti e del positivismo, ma quello creativo, inventivo, soggettivo. In quest’opera si annuncia inoltre la morte di Dio, cioè di tutte le certezze. Ciò viene detto dall’”uomo folle”.
Questa nozione fa infatti impazzire l’uomo, che perde tutte le certezze e rimane di fronte al vuoto.
Ciò che va oltre l’uomo, il super/oltre-uomo riesce ad affrontare questo vuoto senza nessun problema.
Tra il 1883 e il 1885 scrive “Così parlò Zarathustra” (Zoroastro, figura quasi leggendaria, un profeta), in cui descrive l’oltreuomo. Nietzsche ricorre ad una figura religiosa per distruggere la religione, facendolo diventare il profeta dell’oltreuomo.
Dalla filosofia del mattino dell’Aurora si passa qui alla filosofia del meriggio, si è quindi maturati.
Le opere successive sono della filosofia del martello, cioè che tendono a demolire tutte le credenze e i valori.
Nel 1887 scrive “Genealogia della Morale”, in cui studia la nascita e le origini della morale. Tutto è una mistificazione, dietro la morale cattolica c’è il potere.
Ne 1888 si trova a Torino e scrive due opere antireligiose: “Crepuscolo degli Idoli” (stanno tramontando) e “Anticristo”. Sulla figura di Cristo non ha posizioni contrarie, lui pensa sia un santo anarchico, più che altro Nietzsche attacca i sacerdoti e il Cristianesimo in generale.
Nel 1889 ha un tracollo psicologico, una malattia psichiatrica, forse la sifilide (malattia venerea che, se non curata, porta a problemi neuronali). Burckhardt se ne accorge e Overbeck lo porta in una clinica psichiatrica a Basilea, poi a Jena e poi a Weimar.
A questo punto se ne occupa la sorella, la quale, sposata ad un nazionalista tedesco, nell’edizione delle opere del fratello che lei cura immette alcune caratteristiche nazionalistiche, cosa che Nietzsche non avrebbe mai fatto. Lui odiava proprio i tedeschi.

Nascita della tragedia

Essa è un opera filologica in cui Nietzsche sostiene che la visione tradizionale della cultura greca, che la vedeva come armonica regolare e razionale, fosse distorta e parziale.
Infatti per Nietzsche vi è un aspetto opposto che troviamo ad esempio nei culti misterici, nel mito (Baccanti) e nella figura di Dioniso.
Vi è quindi la contrapposizione tra Dionisiaco e Apollineo: Dioniso simbolo dell’irrazionalità, dell’ebbrezza e degli impulsi sessuali e Apollo simbolo della razionalità e dell’equilibrio.
Qui Nietzsche è Schopenhaueriano, pone l’accento sull’irrazionalità, quindi sul dionisiaco a cui da più importanza perchè esprime il vero essere, ma si distacca anche dal suo collega in quanto dice che la risposta non è l’ascetismo, bisogna vivere pienamente la vita, anche nel dolore.
Questi due aspetti della vita greca sono distinti e separati, ma a un certo punto, nella tragedia attica (Eschilo e Sofocle) il Dionisiaco e l’Apollineo si fondono, le componenti e i temi sono Dionisiache, le forme in cui vengono espresse sono Apolliniche.
Tragedia deriva dal greco Tragos, caprone (simbolo di Dioniso) e da odie che indica il canto e la musica. Infatti il coro, che armonizzava la tragedia col canto indossava mantelli di caprone.

La tragedia di Euripide non rientra in questa concezione perché egli era condizionato da Socrate, e quindi viene tutto reso razionale, quindi il Dionisiaco viene meno. Con la concezione di Platone, che ha reso le idee divine, la tragedia subisce un ulteriore peggioramento.
Quest’opera viene criticata aspramente dai filologi perché egli cerca di trasmettere una concezione filosofica all’interno di un’opera che formalmente è filologica.
L’artista è l’unico che esprime davvero la realtà, esprime contemporaneamente razionale e irrazionale.
L’emblema dell’artista è il compositore tedesco Wagner, amico di Nietzsche che riesce a unire Dionisiaco e Apollineo nel Ciclo dei Nibelunghi.

Considerazioni inattuali

Esse sono 4:
1) “David Strauss, l’uomo di fede e lo scrittore”, egli faceva parte della sinistra hegeliana e aveva scritto “La Vecchia e la Nuova Fede: una confessione”, in cui raffigurava una nuova fede quasi atea basata sul progresso della storia: venne criticato da Nietzsche , secondo il quale il suo ateismo, o comunque la sua visione, porta al Positivismo e allo scientismo, quindi ad un’altra fede.
2) “Sull’utilità e il danno della storia per la nostra vita”, in cui analizza un nuovo modo per interpretare la storia che potrebbe riportare la salute della società. Attacca lo storicismo dell’uomo (uomo creato attraverso la storia, ritenere che nella storia ci siano leggi necessarie, Hegel).
3) “Schopenhauer come educatore” omaggio a Schopenhauer, che aveva risollevato la cultura tedesca.
4) “Wagner a Bayreuth” omaggio a Wagner

Critica alla storia: noi guardiamo al progresso, che va in una sola direzione temporale. Per Nietzsche è insensato, e può essere dannoso perché se guardiamo sempre il passato ci dimentichiamo di vivere l’attimo, devi scordarti del resto per vivere pienamente l’azione.
La storia comunque ha una sua funzione: ci sono tre modi per avvicinarsi alla storia:
1) guardare ai grandi del passato, Storia Monumentale. Ciò è utile perché dimostra che la grandezza è possibile e l’aspirazione alla grandezza è positiva, ma può portare a due sbagli: si rischia di vedere solo gli aspetti positivi (abbellimento), e si rischia di rendere ineguagliabili i personaggi passati.

2) vedere le proprie radici con venerazione, Storia Antiquaria. Serve perché contribuisce alla nostra identità, non siamo figli di un caos totale. C’è però il rischio di legarsi troppo alla tradizione e non pensare a ciò che può essere nuovo, il cambiamento può portare alla furia collezionistica e alla mummificazione della vita.
3) liberarsi dal passato criticandolo e saper vivere pienamente la vita, Storia Critica. Anche se però non ci si può liberare totalmente dal passato.

Umano troppo umano

L’opera è dedicata a Voltaire e si rifà all’illuminismo, infatti viene esaltata la ragione critica e libera.
La ragione dice che non c’è nessuna metafisica, nessuna essenza, il mondo è solo questo, tutte le costruzioni religiose e filosofiche trascendentali sono tutte umane, troppo umane.
Vi è quindi un superamento di Schopenhauer, nonostante abbia sempre grande stima per lui.
La realtà è un insieme di forze che smuovono i corpi.
In quest’opera Nietzsche si distacca inoltre da Wagner, il quale, diversamente dalle sue solite composizioni che trattavano temi pagani, aveva composto il Parsifal (cavaliere della tavola rotonda che va alla ricerca del sacro Graal), e quindi pone il cavaliere sottomesso alla Chiesa.
Per Nietzsche questo è impensabile, non c’è più la componente Dionisiaca!
Il distacco da Wagner è inoltre dato dal fatto che egli aveva intrapreso posizioni nazionaliste e antisemite, e forse anche perché egli criticava e disprezzava spesso le composizioni musicali del filosofo.
Con il distacco da Wagner, Nietzsche rimane deluso dalla musica, quindi dall’arte.
Introduce in quest’opera anche il concetto di Freigeist (Spirito Libero), cioè il viaggiatore che vuole solo conoscere e non si ferma a ciò che è proposto: utilizza un metodo genealogico, andando alle origini del fenomeno. Lo Spirito Libero si rende quindi conto che non esistono valori assoluti e universali, ma tutto è relativo ai singoli uomini e al loro tempo.
Gli uomini sono mossi dagli istinti e dagli interessi, ognuno si crea una ideologia.

Gaia scienza

E’ la prima opera aforistica di Nietzsche in cui definisce in quest’opera la Gaia Scienza e la distingue dalla scienza positivista che è cupa ed idealistica.
La scienza positivista è schiava dei fatti oggettivi, pensa di dare leggi assolute imprescindibili, la Gaia Scienza, invece, è creativa, soggettiva e basata sull’interpretazione dei fatti.
L’aforisma 125 del 3° libro descrive la storia di un uomo folle, probabilmente Diogene di Sinope (uomo che girava con addosso una botte e criticava tutto) che diceva: Dio è morto, noi l’abbiamo ucciso.
Con queste affermazioni sancisce la fine di ogni aldilà, di ogni certezza oggettiva, la morte di ogni religione e anche delle ideologie come Positivismo e Socialismo.
L’uomo è folle perché ha creduto per troppo tempo a certezze inventate, ha riempito di ragione qualcosa che ragione non ce l’aveva, in lui ora vi è quindi un vuoto spaventoso e non può reggere la mancanza di senso della sua vita: emerge così la figura dell’Oltreuomo, il quale è in grado di sopportare e gestire questo vuoto, dando lui stesso un senso alla vita, sapendo che tutto è relativo a se stesso.
L’Oltreuomo affascina gli altri uomini che lo seguono (visione elitaria).
Viene qui espresso per la prima volta il concetto fondamentale di Nietzsche: l’Eterno Ritorno, tutto ciò che è ora, tornerà in futuro allo stesso modo. Vi è quindi un‘interpretazione cosmologica ma anche una critica alla visione del tempo lineare cristiano (che asserisce un sacrificio nel presente per un vantaggio futuro): per Nietzsche questa concezione non permette all’uomo di vivere la vita e di cogliere l’attimo.

Così parlò Zarathustra (1885)

Opera scritta in prosa poetico-filosofica.
Zarathustra fu un profeta vissuto tra il VII e il VI secolo aC in Persia, fondatore di una religione, lo Zoroastrismo.
Nietzsche lo rende, per contrappasso, il profeta dell’Oltreuomo che non ha bisogno di religioni.
Il punto di partenza stava nella Gaia Scienza, in cui Dio è morto, insieme alle religioni, e l’uomo normale non può reggere il vuoto creato da questa scoperta. L’Oltreuomo è in grado di sopportare questo vuoto e di dare senso alla sua vita, è fedele alla terra, non ha bisogno di niente di metafisico e riesce ad accettare la ciclicità del tempo.
In un episodio raccontato in Così parlò Zarathustra, quest’ultimo, il quale aveva un Nano sulle spalle, simbolo dell’oppressione generata dal fatto che ancora non aveva capito come comprendere e gestire l’Eterno Ritorno, incontrò un giovane che aveva un serpente (simbolo della ciclicità naturale del tempo) in gola e stava soffocando. Zarathustra a questo punto intima al giovane di mordere e staccare la testa al serpente, lui lo fa e diventa l’Oltreuomo, che ha quindi capito che non deve badare al ciclo naturale ma vivere l’attimo come se si dovesse ripetere in eterno. L’Oltreuomo non deve fare qualcosa per un’ideologia o per un dovere ma solo perché la vuole fare, e dà lui stesso il senso a questa azione.
Pochi riusciranno a elevarsi ma non è questione di razza o altro è una condizione mentale.
L'Oltreuomo regge il peso della vita, sa che oltre a quello che decide di fare di sé in ogni attimo e alla sua Volontà di Affermazione non esiste nulla.
L'Oltreuomo decide cosa essere e cosa fare e accetta ciò che è, Amor Fati (amore per il destino): l'attimo ripetendosi all'infinito è come se fosse già determinato ma l'Oltreuomo compie quell'azione e accetta questo.
L'Oltreuomo esprime la Volontà di Potenza che si fonda sulle forze vitali presenti nel nostro profondo e che non coincide con l'istinto di conservazione, il quale è conseguenza della Volontà di Potenza.
Prospettivismo, che si collega a questo concetto, per cui non esistono fatti oggettivi ma solo interpretazioni da parte della Volontà di Potenza prodotte dall’insieme dei nostri bisogni e dei nostri istinti.
Ciascuno di noi sta nella sua rete di prospettive e la nostra esistenza è sempre espressione di forze in conflitto e va accettata e vissuta nel suo eterno ripetersi.
Genealogia della Morale
Con quest’opera Nietzsche vuole analizzare la nascita della morale cristiana.
All'inizio, nel mondo pagano, c'erano gli aristocratici, i migliori, che erano rispettati e venerati dalla plebe. Questo mondo aristocratico comincia a decadere e nascono i concetti di buono e cattivo collegati all’altruismo e all'egoismo. La paura degli uomini causa in loro l’istinto del gregge, allora si uniscono e contro-bilanciano il potere degli aristocratici.
Una parte degli uomini, vili, si afferma: essi sono i sacerdoti che accumulano odio e risentimento verso i cavalieri e di conseguenza si organizzano tra loro e organizzano le masse contro i cavalieri.
Con gli ebrei e poi col Cristianesimo vengono messi da parte i valori della bellezza e del vigore, e si affermano invece i valori della debolezza e dell’impotenza (morale dei malaticci).
Colui che diffuse questa morale fu San Paolo di Tarso; i deboli così attendono il Giudizio Universale sperando nella rivincita sui forti.

Hai bisogno di aiuto in Filosofia Contemporanea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email