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Pensiero di Nietzsche


Il suo pensiero si divide in tre fasi:
1) Filologia romantica
Opera: La nascita della tragedia
Secondo Nietzsche il mondo greco è dominato da Apollo & Dioniso, i quali sono complementari ed opposti in quanto il primo è il dio della tranquillità, dell'ordine e delle arti plastiche, mentre il secondo è il dio del vino, della sfrenatezza degli istinti e dei sensi. Nietzsche si interroga sull'odierna crisi della società occidentale facendo una ricerca genealogica delle cause, ritrovandole nel pensiero di Socrate e Platone, i quali hanno represso lo spirito dionisiaco sostituendolo con l'intellettualismo filosofico in cui la filosofia prevale sulla poesia tragica, quindi la vita è piegata dai concetti. Nietzsche non si rifugia nel passato, ma ritiene che nella cultura odierna vada recuperato l'antico spirito dionisiaco della tragedia greca perché con l'affermazione dello spirito apollineo c'è stata sempre più una repressione degli istinti. L'uomo contemporaneo essendo preso dall'istinto apollineo è sempre più in preda al nulla,quindi al nichilismo, senza istinti e passioni. Nietzsche però poi si rende conto che la crisi è così profonda che lo spirito tragico non può resuscitare, perciò poterlo fare era un'illusione→morte della tragedia. L'uomo contemporaneo appare agli occhi di Nietzsche come rammollito a causa dello spirito apollineo e della morale platonico-cristiana. Pertanto il ruolo della filosofia resta quello di mostrare come nella cultura occidentale abbiano avuto la prevalenza i falsi valori, ovvero quei valori illusori che ci hanno presentato il mondo come una favola per non farci soffrire davanti alla consapevolezza dell'insensatezza e irrazionalità del mondo.
Opera: Considerazioni inattuali
In quest'opera Nietzsche parla del corretto rapporto fra l'uomo e la storia. Denuncia la cultura occidentale e la definisce malata di storicismo, ovvero ciò che spinge l'uomo a non progettare il futuro e a non vivere creativamente il presente, quindi venerando il passato e rifugiandosi in esso in modo sterile e fanatico. Nietzsche individua tre tipi di storia a cui appartengono tre tipi di rapporti con la storia:
-Storia monumentale: la storia si concentra sulla considerazione delle grandi gesta e dei grandi uomini del passato col rischio di idealizzare gli eventi e i personaggi passati cadendo in atteggiamenti di fanatismo e intolleranza verso il presente.
-Storia antiquaria: L'erudito cerca una spiegazione sulle sue origini e matura un atteggiamento di rispetto e venerazione del passato, il quale diventa un modo per conoscere le sue origini ma rischia di chiudersi in un'erudizione fine a se stessa, ovvero un atteggiamento ostile alla vita.
-Storia critica: Abbiamo il dovere di sottoporre la storia ad una critica e giudicarla, prendendo le distanze da essa.
2) Illuministico-critica
L'uomo scopre la vera origine dei valori che l'hanno sempre sostenuto, basati essenzialmente sul niente. L'uomo scopre La morte di Dio, il quale è stato assassinato dagli stessi credenti che hanno smesso di credere alle favole e ai valori tradizionali su cui si era fondata la morale platonico-cristiana→nichilismo (tramonto dei valori).
Soltanto l'Oltreuomo potrà sopportare sulle sue spalle il peso della morte di Dio. L'Oltreuomo è un uomo veramente libero e la sua libertà consiste nel dare un senso nuovo al mondo, produrre ed interpretare il mondo in modi nuovi, senza ricorrere alle illusioni.→adesso il mondo si offre a noi attraverso una pluralità di prospettive diverse ed interpretazioni, perciò non esiste più una verità assoluta essendo venuto meno il garante dell'ordine razionale del mondo, ossia Dio. Pertanto la verità diventa qualcosa di convenzionale, astorico e interpretativo.
La morte di Dio→ Non significa tanto che muore il Dio cristiano, bensì è la fine di tutti i valori assoluti in cui l'occidente ha sempre creduto, quindi delle illusioni, ma p anche la fine della versione odierna di quei valori di uguaglianza, fraternità e libertà. É la fine anche della scienza vista come descrizione oggettiva della realtà. La scienza è ermeneutica, quindi interpretativa ed è convenzione perché la verità è qualcosa di convenzionale, cioè una costruzione arbitraria creata dall'uomo per fissare il caotico divenire della realtà attraverso schemi concettuali astratti.
Dio non è semplicemente l'essere supremo delle religioni, bensì rappresenta tutte quelle visioni metafisiche che interpretano il mondo come ordine, armonia e razionalità. Per Nietzsche, Dio è la più grande illusione che l'uomo abbia elaborato ed implica anche l'idea che esista un altro mondo oltre questo, quindi l'aldilà. Questa è un'illusione pericolosa perché stabilisce che il senso del mondo sia al di là del mondo stesso.
La morale→Nietzsche si propone di demistificare tutti i valori metafisici, religiosi ed etici su cui si è formata la società occidentale fino a quel momento. Egli vuole fare la genealogia della morale, ovvero mostrare l'origine storica dei valori morali e dei comportamenti etici. Si rende conto che si possono distinguere due tipi di morale: morale cristiana e morale dei signori. Nell'antichità a prevalere è stata la morale dei signori, ovvero quella morale di un'aristocrazia cavalleresca, i cui valori fondamentali erano la forza, il coraggio, la salute e la gioia di vivere, quindi basati sull'esaltazione della vita. Con l'affermazione della tradizione ebraico-cristiana c'è stato un capovolgimento, quindi il guerriero diventò il sacerdote, il corpo diventò spirito, forza e coraggio diventarono rassegnazione, umiltà, sacrificio e passività. Questa valori si sono trasferiti nell'impero romano attraverso la diffusione del cristianesimo. La morale, per definizione, ha a che fare con la volontà di dominio e di affermazione di un gruppo sugli altri. La morale cristiana nasce dal risentimento, perché è la morale dei deboli che invidiano i forti ed i liberi e la loro vita. Quando si rendono conto di non poter essere loro, trasformano i propri limiti e delle proprie debolezze in valori,cioè alti ideali etici, quindi oppongono i loro valori a quelli della morale dei forti, dei signori e cercano di affermarsi e rivalersi sui signori. La morale dei deboli corrisponde alla morale del gregge, ovvero quella morale della maggioranza dei deboli che cancella il valore dell'individuo che assume valore solo in quanto parte della comunità e in relazione alle esigenze della collettività.
L’OLTREUOMO→ è un uomo che va al di là, oltre, dell’umanità attuale e Nietzsche ne parla nell’opera "Così parlò Zarathustra" in cui si dice che l’uomo attuale non è che una corda tesa o un ponte sospeso tra il bruto e l’oltreuomo. Dire superuomo è scorretto perché esso non rappresenta una razza superiore (come diceva il nazismo) né rappresenta il leader di una élite che dovrebbe rappresentare il mondo, bensì un uomo dionisiaco e LIBERO di dare infinite interpretazioni al senso delle cose ed inoltre è fedele alla terra, quindi non continuare a parlare di Dio dopo che è morto e valorizza il mondo terreno. Inoltre l’Oltreuomo deve Trasvalutare i valori persi in nuovi valori, quindi un altro suo valore è la creatività. Egli è l’unico a poter sostenere la morte di Dio e la dottrina dell'eterno ritorno.
3) Volontà di potenza ed eterno ritorno
L’Eterno ritorno→È la concezione della storia di N. che si oppone a quella lineare e progressiva ebraico-cristiana.
Concezione- ebraico-cristiana→Concepisce il tempo come una linea retta in cui l’inizio rappresenta la creazione del mondo e la fine rappresenta la fine del mondo. Il tempo è visto come una freccia che è stata scoccata e sta procedendo in maniera inarrestabile verso la fine, verso il giudizio universale. Questa concezione lineare del tempo è dominata da una fine che trascende i singoli momenti nel tempo e ogni momento non ha valore in se stesso, ma soltanto in relazione al suo precedente e successivo momento, perché tutto è indirizzato verso la meta finale del tempo→È determinata dalla Provvidenza.
Concezione ciclica del tempo -> concezione dell’eterno ritorno dell’uguale, cioè il divenire senza fine o scopo, ma inteso come un ciclo eterno destinato a ripetersi sempre per l’eternità. Concezione presa dai pre-socratici e dall’antica credenza indiana. Però se viene meno il fine ultimo che trascende i singoli momenti c’è la valorizzazione del singolo momento, quindi l’esaltazione del’carpe diem. Invece che contare il fine ultimo che svaluta l’attimo, conta il momento degno di essere vissuto ed in ogni attimo è riassunta la totalità del divenire che si ripete attraverso ciascun attimo. Ciò significa che il tempo circolare è animato dalla necessità di ripetersi e di accettarsi per quello che è, infatti dietro l’eterno ritorno, si nasconde la volontà del mondo stesso di riaffermarsi continuamente.
L’oltreuomo è l’unico a poter volere il tempo circolare degli eventi, degli attimi, ma d’altro canto l’oltreuomo è possibile solo in un mondo dove c’è l’eterno ritorno, dove c’è la volontà da parte del mondo di tornare eternamente a se stesso. Come si pone l’oltreuomo davanti a questa necessità? L’oltreuomo è l’unico che può assumere su di sé questa necessità ed inoltre la sceglie, non la subisce, e questo significa che scegliendola dà valore a ogni singolo momento della sua esistenza, perché è degno di essere vissuto.
2 conseguenze:
1. Valorizzando l’attimo presente, esso viene reso degno di essere vissuto per se stesso e questo significa che diventiamo responsabili per ogni nostra azione e della nostra felicità che consiste nel vivere completamente ogni momento
2. Rifiuto da parte di Nietzsche dello storicismo, idealismo e positivismo, perché essi concepiscono la storia come un progresso necessario, dal peggio al meglio.
La volontà di potenza→è l'impulso a vivere, ovvero a volontà che vuole affermare se stessa con un impulso determinato ad autoconservarsi e a migliorarsi. La volontà di potenza si esprime al massimo nella libertà di interpretare in modo nuovo le cose e dare nuovi sensi alle cose dopo la morte di Dio. Il compito della volontà di potenza è quello di Redimere il passato, cioè trasformare il "così fu" in "così volli che fosse" e ad istituire l'eterno ritorno nel momento in cui assume su di sé la necessità del divenire universale, ossia la ripetizione eterna degli attimi come degni di essere vissuti.
La volontà di potenza si collega al concetto di trasvalutazione dei valori, che ha due significati:
-critica dei valori tradizionali e li devitizza
-nuova visione dei valori che non vengono più considerati come prefissati e statici, ma dipendenti dalla volontà di potenza che si esprime nella sua capacità di dare un nuovo senso al mondo dopo la morte di Dio.
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