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I MOVIMENTI DI EMANCIPAZIONE IN ASIA E AFRICA

La crisi del dominio coloniale
Abbiamo assistito a come erano cambiate le condizioni di vita dei paesi scossi dalla prima Guerra mondiale e lo svilupparsi della crisi in tutto il mondo accentuata anche dal crollo del 29 della borsa di Wall Street. Affrontiamo adesso la questione degli imperi coloniali: sappiamo che i più grandi imperi coloniali da sempre erano quello Inglese e quello Francese che vantavano colonie nel pacifico, nel continente Americano e in Oriente. Il dopoguerra portò alla luce una cattiva organizzazione di questi due stati che si rivelarono inadeguati a portare avanti la loro egemonia nelle proprie colonie portando all’affermazione di altre due potenze coloniali: lo stato emergente del Giappone e degli Stati Uniti. La globalizzazione e lo stretto contatto con i paesi europei aveva portato in questi paesi definiti “coloniali” una grandissima circolazione di idee in particolar modo erano arrivati i principi espressi dal Presidente Wilson durante la pace del 1919 che nei “quattordici punti” affermò il diritto per ogni popolo all’autodeterminazione. Quindi il nuovo fervore ideologico favorì nelle colonie dei vari paesi la nascita di movimenti indipendentisti e nazionalisti e la questione fu affrontata diversamente dalle varie potenze: Gli stati Uniti decisero di abbandonare la politica del controllo territoriale per dedicarsi soltanto ( nel caso dell’america Latina) ad uno sfruttamento economico del paese. L’Inghilterra come abbiamo già visto si chiuse all’interno dei propri confini del Commonwealth stringendo vincoli economici con le proprie colonie e riducendone allo stesso tempo la dipendenza. Ciò nonostante non evitò di arginare le agitazioni e i moti rivoluzionari con l’uso delle armi come nel caso dell’India. In Francia,Olanda e Belgio gli stati si chiusero in una resistenza passiva che portò a reagire con la forza a movimenti di indipendenza. Diversamente la situazione fu affrontata dagli stati che si erano distaccati dal liberismo ottocentesco: Italia,Germania e Giappone iniziarono in questo periodo un nuovo processo di espansione in territori considerati uno sbocco per la crescente disoccupazione. Infine bisogna dire che per quanto riguarda i movimenti di indipendenza africani,cinesi,indiani essi furono tutti portati avanti dai membri delle nuove classi locali emergenti e tra i quali ritroveremo Gandhi e Nehru in India.

Rivoluzione in Cina e la repubblica democratica del 1912:
Le lotte per l’indipendenza e i primi movimenti nazionalisti in Cina si ebbero nel 20esimo secolo. Ricordiamo che prima di ciò la Cina risultava essere sotto l’influenza di potenze straniere come la Francia nel Tonchino, la Russia che controllava i territori sul mare di Ohotsk e il Giappone che nel 1894 sottrasse alla Cina Formosa (l’isola bella e lunga) e la Corea. Nei primi anni del 900 erano sorte in alcune zone della Cina le prime testimonianze dell’industria moderna, prevalentemente il settore tessile, e con ciò lo sviluppo del proletariato locale e della borghesia. Le correnti filosofiche provenienti dall’Occidente, le nuove idee e soprattutto i libri sulle lotte per l’indipendenza degli stati Europei stava portando in Cina ideali patriottici e nazionalisti tanto che i nuovi pensatori cinesi speravano in un abbattimento del vecchio ordine per forarne uno nuovo su modello occidentale, liberale, industriale e democratico. Sostenitore di questa tendenza fu Sun Yat-sen, cinese laureato in medicina e convertitosi al cristianesimo che ammirava tantissimo la politica statunitense e che affermava che il nemico della Cina era rappresentato dalla secolare dinastia dei Qing. Nel 1911 una serie di violente sommosse sconvolse la Cina le quali portarono il 12 febbraio 1912 alla proclamazione della Repubblica democratica cinese dove Sun Yat-sen fu proclamato presidente. Si costituì il Goumindang, il partito del popolo il cui programma era riassunto in 3 principi: Autonomia nazionale, Democrazia politica e Eguaglianza sociale. Nonostante ciò i “signori della guerra” ossia i governatori militari rimasero indipendenti dalla repubblica e si mossero gli uni contro gli altri scatenando una guerra civile nel paese che costrinse Sun Yat-sen all’esilio. Intanto nel 1915 i cinesi iniziarono ad interessarsi negli insegnamenti di Marx tanto che fu fondato il partito comunista cinese. Tornato dall’esilio Sun Yat-sen continuò la lotta contro i “signori della guerra” riorganizzando il Goumindang che in quegli anni fu disposto ad allearsi anche con le sinistre socialiste e comuniste al fine di liberare il paese dall’influenza straniera. Purtroppo l’indirizzo democratico del Goumindang durò soltanto fino alla morte di Sun Yat-sen
dopodiché gli successe il generale Chiang Kai-shek, esponente della destra nazionalista, che ruppe l’alleanza con i comunisti e la sinistra iniziando contro di essi una sistematica persecuzione e repressione tanto che questi partiti furono proclamati clandestini.
La “nuova Cina”:Mao Zedong; lo scontro tra comunisti e nazionalisti
Negli ultimi mesi del 1927 i comunisti perseguitati da Chiang Kai-shek furono costretti a ritirarsi e a rifugiarsi nel territorio montuoso della Cina Meridionale e centrale. Qui si elaborarono nuove strategie politiche e centri di resistenza. In questo contesto emerse la figura di Mao Tse-tung, comunista dal 1920. Egli capì che , senza distaccarsi dagli ideali di Lenin e Marx sulla fondazione di uno stato in mano al proletariato, la Cina a differenza degli altri stati comunisti era caratterizzata da una netta minoranza delle zone industriali dove il ceto proletario e quello industriale si erano sviluppati mentre la stragran maggioranza del territorio era caratterizzato dalle campagne e quindi dal prevalere della signoria terriera. “le città rosse si sarebbero trovate circondate dalle campagne bianche”. Egli quindi si propose di portare avanti un programma di sensibilizzazione di massa per cui il compito storico dei comunisti cinesi era quello di mobilitare le masse contadine offrendo loro la liberazione dallo sfruttamento secolare della signoria terriera. Tra il 1927 e il 1934 i comunisti cinesi fondarono nel Jinggangshan numerose zone di “potere rosso” che si organizzarono in una nuova forma di organizzazione statale: la terra fu ripartita tra i lavoratori e i problemi della comunità vennero affrontati dai Consigli di villaggio che comprendevano tutti gli abitanti del luogo. Nel 1931 nella regione del Jiangxi venne proclamata la Repubblica Sovietica Cinese degli Operai e dei contadini e Mao Tse-tung venne eletto presidente. Questa nuova realtà fu affrontata da Chiang Kai-shek che, ponendo in secondo piano la minaccia Giapponese sulle regioni nord-orientali, decise di portare avanti la lotta contro i comunisti. Le operazioni militari condotte dal Goumindang tra il 1931 e 1934 costrinsero i comunisti ad abbandonare le basi rosse e a spostarsi nelle regioni settentrionali dello Shaanxi. Chiang Kai-shek fu ritenuto l’eroe anticomunista e fu apprezzato dalle potenze occidentali.
Il Giappone verso l’egemonia in estremo oriente:
Il Giappone utilizzò la guerra d’espansione come mezzo per uscir fuori dalla grave crisi che stava investendo l’intero globo e che aveva provocato in Giappone un alto tasso di disoccupazione, la caduta del prezzo della seta e del riso e la paralisi del settore tessili. L’espansione giapponese inizio con l’invasione della Manciuria nel 1931 e tra il 31 e il 36 il Giappone portò avanti un formoso programma per l’invasione cinese appoggiata dall’esercito, dal ceto imprenditoriale e da larga parte della popolazione giapponese. Negli anni trenta i militari giapponesi fecero sentire sempre di più la loro influenza, appoggiati dall’imperatore Hirohito che incoraggiò l’organizzazione di un apparato di consenso di tipo autoritario che univa al modello fascista le istituzioni patriarcali del vecchio Giappone. Fu eliminato il vecchio sistema parlamentare e furono soppresse le opposizioni per la creazione di un unico partito. Nel 1936 i gruppi militaristi ebbero il sopravvento in tutto il paese, il Giappone abbandonò la società delle nazioni e decise di spingersi oltre il fiume azzurro in Cina. Inoltre strinse un alleanza con l’Italia fascista e la Germania Nazista e ciò preoccupo gli Stati Uniti e l’URSS che iniziarono una politica di contenimento della minaccia giapponese.
Il movimento di liberazione nel Sud-Est asiatico (indocina-indonesia).
Le lotte che si erano diffuse nella penisola cinese trovarono riflessi nelle contemporanee vicende della penisola indocinese. Solo negli anni 30 entrò in vigore la nuova denominazione di Thailandia. Sappiamo che nell’Indocina francese soltanto dopo la II guerra mondiale sorgeranno i moderni stati del Vietnam, del Laos e della Cambogia. In Indonesia, un enorme arcipelago che si protrae tra l’Asia e l’Australia tra il 1946 e il 1953 si formeranno la Repubblica indipendente d’Indonesia mentre l’arcipelago delle Filippine sotto la sovranità degli USA nel 1946 otterrà l’indipendenza. Tra gli anni venti e trenta si diffusero le idee del Goumindang cinse di Sun Yat-sen e nel programma del comunista Ho Chi-minh in Indocina si intrecciarono ai temi del rinnovamento nazionale e della lotta anti-imperialista quelli della distribuzione della terra e la popolazione si unì per una lotta anti francese. In Indonesia il movimento contro gli Olandesi trovò come leader in Akmed Sukarno.

Le lotte per l’indipendenza dell’India: Gandhi, la non violenza e la disobbedienza civile:
Gli indiani dopo la prima guerra mondiale, guerra che avevano vissuto in prima persona dal momento che oltre 1 milione di soldati inglesi sul fronte contro la Germania erano provenienti dalle colonie d’India, speravano in un riconoscimento da parte dell’Inghilterra nell’indipendenza, cosa che non accadde e nel dopoguerra abbiamo accennato prima come l’Inghilterra arginava con la forza i tentativi di insurrezione delle proprie colonie. A trasformare la situazione avvenne la svolta portata da Mohandas Gandhi, detto il Mahatma ( grande anima) il quale professava una lotta contro l’Inghilterra auspicando la non violenza intesa come disobbedienza civile, rifiuto del pagamento delle tasse e boicottaggio delle merci dei dominatori stranieri. Gandhi si era laureato a Londra in giurisprudenza e nonostante avesse avuto una formazione occidentale egli respingeva la civiltà industriale la cultura e la politica occidentale. Egli riuscì a coinvolgere schiere intere di giovani e studenti dietro ai quali si mossero le masse dei villaggi. Gandhi riuscì a trasformare il Congresso Nazionale Indiano in un partito moderno. Nonostante il messaggio di Gandhi penetrasse all’interno degli strati più profondi della società indiana la sua lezione escludeva il ricordo alla lotta di classe escludendo ogni possibilità di trasformare la rivoluzione nazionale in una rivoluzione sociale. Tra il 1927 e il 1930 il movimento portato avanti da Gandhi raggiunse un intensità molto elevata coinvolgendo non solo le realtà studentesche ma anche le masse operaie e contadine tanto che alcuni gruppi ricorsero ad azioni terroristiche cosa che a Gandhi non piacque sostenendo la necessità di porre dei limiti alla lotta emarginando le correnti radicali. Solo dopo la II guerra mondiale nel 1947 venne riconosciuta l’indipendenza all’India e si costituì l’Unione Indiana.
Il risveglio del mondo Arabo e la spartizione dell’impero ottomano:
L’impero ottomano che durante la I guerra mondiale si era schierato con la Germania e l’Austria fu suddiviso tra la Francia e l’Inghilterra in seguito al trattato di Sèvres che riconobbe all’Inghilterra l’Egitto la Mesopotamia e la Palestina, mentre alla Francia la Siria, il Libano. Negli anni venti si formarono 2 stati sotto l’influenza inglese: l’Iraq e l’emirato di Transgiordania. La sorte della Palestina fu più contrastata: qui il governo inglese aveva riconosciuto al movimento sionista il diritto di creare una sede nazionale per il popolo ebraico. Qui però già negli anni venti si ebbero i primi scontri tra ebrei e arabi e più avanti tratteremo della costituzione dello stato di Israele. Infine il colonialismo inglese ebbe un pesante insuccesso nella penisola Arabica , ricca di giacimenti petroliferi, dove si era affermato un forte movimento d’indipendenza guidato dallo sceicco Ibn Saud che riuscì ad ottenere la creazione nella penisola dello stato indipendente della Arabia Saudita. Questo governo successivamente concedette agli USA lo sfruttamento petrolifero in quella zona.
Modernità e tradizione in Iran e Turchia:
Ricorderemo che l’Iran non appartiene nè al mondo arabo né sul piano etnico, né politico né religioso. A differenza dei popoli arabi che sono di religione mussulmana sunnita, quelli dell’Iran sono di religione mussulmana sciita . Nel 1925 si organizzò un movimento di riscossa nazionale dp il crollo dell’impero turco che portò al potere il generale Riza Khan Pahlawi che formò un governo autoritario che riscontrò il favore dell’URSS che intendeva creare un medio oriente libero dall’influenza inglese.
In Anatolia invece la fine dell’impero ottomano portò alla reazione del nazionalismo turco che portò al potere Kemal il quale portò avanti un sostanzioso programma di riforme: occidentalizzazione dei calendari e dell’alfabeto, abrogazione dei diritti negati alle donne, fu promossa l’agricoltura e incentivata l’industria.
Processo di decolonizzazione in Africa:
L'Africa meridionale, l’Africa nera, fu ancora per lungo estranea a questi movimenti di liberazione e di indipendenza che investirono il mondo delle colonie. I primi passi verso una lotta per l’indipendenza si ebbero nell’Africa settentrionale, l’Africa sahariana. I movimenti nazionali si organizzarono sul modello orientale e nacquero le prime forme di protesta pubbliche e i primi scioperi pacifici. Nel 1920 gli algerini fondarono il partito comunista. Diverse furono le condizioni dell’Egitto affidato dopo il trattato di Sèvere all’Inghilterra e che rivendicava la propria autonomia in nome dei principi scaturiti da Wilson nelle tesi. 3 anni di lotte costrinsero gli inglesi a lasciare l’autonomia all’Egitto che non divenne del tutto indipendente dall’Inghilterra come l’Iraq e la Transgiordania.

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