pexolo di pexolo
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È possibile rileggere la storia in modo strutturalistico, soprattutto per quanto riguarda la storia delle formazioni culturali, che sono inestricabilmente collegate con la dimensione politica: ogni formazione culturale è un messaggio politico. L’indagine strutturalista di Foucault coinvolge tutte le scienze umane. La nozione di struttura ha una valenza esclusivamente concettuale, è una chiave per leggere la realtà: non dobbiamo chiederci se ci sia o meno una struttura reale, in quanto è una domanda della “vecchia filosofia”.

L’archeologia del sapere(1969)

Il metodo strutturale è un metodo archeologico, la riflessione è un’«archeologia del sapere» (archéologie du savoir): non dobbiamo leggere il fenomeno “kantianamente”, cioè così come ce lo offre l’intuizione sensibile, ma dobbiamo andare a «scavare», cercando di individuare le επιστήμες (epistemi), ovvero le strutture epistemiche o conoscitive (di una certa epoca) che governano i rapporti fra i saperi, fra gli uomini e che costituiscono gli «archivi» della nostra cultura. L’archivio è la chiave, la legge di ciò che può essere detto a proposito della nostra cultura, che governa tutti i nostri prodotti culturali a cominciare dagli enunciati linguistici; sono le «maglie concetturali», gli «stili» del discorso, non intesi secondo un’accezione originalistica-individualistica, bensì come stili di pensiero determinanti e caratterizzanti ciascuna epoca (diversamente da Lèvi-Strauss, per il quale le strutture restano invariate ed invarianti in tutta la storia della cultura).

Storia della follia nell'età classica(1961)

Il discorso sugli stili si accosta alle riflessioni di Thomas Kuhn sui paradigmi e sulle loro discontinuità, in quanto anche Foucault introduce nel concetto di storia strutturalista la nozione di discontinuità tra diversi momenti del pensare, cioè tra diversi stili di pensiero di determinate epoche, di un determinato momento dell’επιστήμη, dei determinati archivi. Tra questi stili di pensiero c’è una netta discontinuità; in quest’opera Foucault, soffermandosi sull'indagine archeologica della nostra storia moderna, a cominciare da quella rinascimentale, trova tre strutture epistemiche fondamentali: uno stile di pensiero «rinascimentale», uno «classico», uno dovuto allo stile di pensiero del sadismo, cioè alla rivoluzione messa in atto dal marchese de Sade, che costituisce uno svincolo definitivo tra le «parole e le cose»: la storia occidentale, ancora una volta, può essere letta come una storia del rapporto tra il linguaggio e la realtà, tra le parole e le cose, cioè tra il momento in cui le due sono unite (in un tutto unico: Rinascimento, XIV-XV secolo) e il momento in cui c’è uno strappo (Età classica: XVII secolo), per cui il linguaggio segue una differente direzione, compie una divaricazione rispetto alla realtà. In terzo luogo, Foucault individua un momento di ricongiunzione fra le parole e le cose, da lui collocato alle soglie del XVIII secolo (Rivoluzione francese): lì «nasce l’uomo», cioè la definizione di uomo. Per questo l’uomo è, a suo avviso, un’«invenzione recente»: esso è un’invenzione della modernità, il che significa connotare la modernità secondo aspetti positivi e negativi allo stesso tempo; essa ha saputo offrire dell’uomo una ridefinizione, specialmente grazie agli scritti sui diritti e sui doveri emersi nella Rivoluzione francese, ma quest’invenzione ha portato con sé delle conseguenze fondamentali.

Nascita della clinica(1963)

La rottura tra le parole e le cose è stata determinata da un’assolutizzazione della ragione, nell’Età classica (Cartesio), che porta alla cosiddetta «nascita» della nozione di follia: non più intesa come esplicitazione dell’uomo (folle=colui che ci propone una ragione approfondita→Elogio della follia, Erasmo da Rotterdam), ma come altro della ragione, la nascita del «contrario» della ragione, della pazzia e della sua criminalizzazione, di certo non della sua esaltazione. Tale criminalizzazione ha avuto conseguenze politiche, in quanto la nascita della follia come altro dalla ragione, come eccezione della ragione, porta a considerare il pazzo non come «uomo tra gli uomini» (come nel Medioevo, in cui il folle, pur non avendo vita associata nella città, aveva un suo preciso spazio e quindi era cittadino al pari degli altri), ma come un’eccezione da eliminare, criminalizzare e quindi rinchiudere (→nascita delle cliniche, dei manicomi: espulsione della follia dalla cultura generale, del folle dalla comunità). Nella modernità si scopre l’uomo, definendone diritti e doveri, ma si uccide anche l’uomo, cioè si definisce una «normalità» tale per cui tutto ciò che è anormale non appartiene all’uomo; questo discorso non viene ad includere quindi la sola follia, ma ogni altro atteggiamento umano che esula dalla definizione moderna di uomo: nascono infatti le «carceri», come luoghi istituzionalizzati, apparati dello stato dove il politico (espressione autoritaria dello stato) può reprimere chi esula dalla sua ideologia. È ovviamente presente anche un’incessante critica alle morali e alle religioni, specialmente quella cattolica.

Le parole e le cose(1966)

Il destino della nostra società, proposto da Foucault, dovrà ricompattare le parole con le cose, il che significa ridefinire l’uomo, ma non a partire dall’«uomo», bensì nella storia, così come era stato in precedenza. Si tratta di riscoprire l’uomo come parte della storia, nella sua temporalità e finitezza.

Storia della sessualità(1976)

Foucault individua un’epoca classica (→pensiero greco), dominata dal libero pensiero, in cui la sessualità è completamente libera ed un’epoca cristiana, in cui dalla sessualità viene in un certo senso espulso in concetto di corporeità, per cui si predilige lo spirito criminalizzando gli aspetti sensibili dell’uomo. Parlare di «morte dell’uomo» significa riconoscere la valenza di individuo umano nella sua completezza, nella sua sessualità, nei suoi «desideri»; essa cerca di analizzare genealogicamente e diagnosticamente l’«estinzione del cogito» (uomo cartesiano, muore la soggettività delle “idee chiare e distinte”, la razionalità di tipo matemico e discorsivo), così come Nietzsche aveva fatto annunciando la “morte di Dio”, analizzandone le conseguenze e proponendo una prognosi a questo fatto.

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