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Marx

Caratteristiche del Marxismo:
- Analisi globale: il pensiero di Marx è irriducibile alla dimensione puramente filosofica, sociologica o economica poiché abbracciando tutti i diversi settori della conoscenza, si pone come analisi globale della società e della storia, tendendo a indagare il fatto sociale (capitalismo, mondo borghese) non a compartimenti stagni, ma nell’unità organica delle sue manifestazioni.
- unione tra teoria e prassi (sapere+azione): non basta un semplice studio astratto della società e dell’uomo, ma è necessario anche migliorare la situazione attraverso l’azione, assumendosi l’impegno di una trasformazione rivoluzionaria (dare una spiegazione del mondo e dell’uomo che sia funzionale però a un intervento sul mondo).
o Hegel= aveva solo pensato l’incontro tra realtà e razionalità

o Marx= si propone di attuarlo con la prassi, mediante l’edificazione di una nuova società.
Influenze:
- filosofia classica tedesca (da Hegel a Feuerbach)
- economia politica borghese (Smith)
- pensiero socialista
Questi costituiscono i punti di partenza, su cui si fonda la critica scientifica e rivoluzionaria marxista della società, la quale viene raccolta nell’opera più importante di Marx, “Il Capitale”.

Critica al “misticismo logico” di Hegel
Hegel e Marx: rapporto risulta molto complesso; gli studiosi si dividono su due opinioni:
- rapporto di continuità
- rapporto di rottura
In ogni caso, però, Hegel risulta una componente importante per la costituzione del pensiero marxista. Marx scrisse “ Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico”, opera filosofica e politica al tempo stesso, da cui emergono le divergenze e le analogie con Hegel.
Misticismo logico: procedimento utilizzato da Hegel, definito in questo modo da Marx che lo critica, in quanto in virtù di esso, le istituzioni appaiono come allegorie o personificazioni di una realtà spirituale. Questo procedimento porta quindi a un capovolgimento idealistico del soggetto e predicato, del concreto e astratto (idealismo fa del concreto la manifestazione dell’astratto).
Giustificazionismo: il metodo di Hegel, oltre a essere fallace sul piano filosofico, è anche conservatore sul piano politico, in quanto porta a giustificare, a canonizzare la realtà esistente (accettazione delle realtà esistenti), in quanto manifestazione razionale e necessaria dello spirito.
Metodo trasformativo: al metodo mistico di Hegel, Marx oppone questo metodo, che consiste nel riconoscere di nuovo ciò che è veramente soggetto e ciò che è veramente predicato.

Meriti hegelismo: la demistificazione dell’hegelismo non toglie che Marx riconosca ad esso dei meriti notevoli, che si assommano nella sua visione dialettica della realtà: realtà come totalità storico-processuale, in continuo divenire regolato dalla legge della contraddizione (contraddizioni che non vanno considerate come un fattore irrazionale della realtà ma come la forza interna del suo divenire).
Critica dell’economia borghese e la problematica dell’alienazione
Atteggiamento: nei confronti dell’economia borghese l’atteggiamento di Marx è duplice:
a) la considera come un’espressione teorica della società capitalistica, e quindi come valida anatomia di essa.
b) le muove l’accusa di fornire un’immagine globalmente mistificata, cioè falsa, del mondo borghese. Ciò è dovuto principalmente alla sua incapacità di pensare in modo dialettico la realtà; essa infatti
- Eternizza il capitalismo, considerandolo come unico modello economico
- Considera la proprietà privata come un dato di fatto da cui muovere
c) l’economia politica non scorge la conflittualità che caratterizza il sistema capitalistico e che si incarna soprattutto nell’opposizione reale fra capitale e lavoro salariato, fra borghesia e proletariato. Questa contraddizione viene espressa da Marx attraverso il concetto di “alienazione.
Alienazione:
• Hegel= l’alienazione riguarda l’idea che si esteriorizza, si concretizza a livello spazio-temporale nelle varie realtà del mondo. Questo farsi altro dell’idea, è negativo in quanto rappresenta la negazione dell’idea; positivo in quanto tappa necessaria del farsi altro dell’assoluto, in modo che l’idea giunga alla piena consapevolezza di sé e della propria assolutezza, ovvero del fatto che tutto è spirito e non vi è nulla al di fuori di esso.
• Feuerbach= l’alienazione è qualcosa di negativo, poiché è l’esperienza mediante cui l’uomo si fa altro rispetto a se stesso, e ritiene estraneo a sé ciò che invece è suo e appartiene alla propria coscienza, a lui in quanto uomo. Si identifica con la situazione dell’uomo religioso che, scindendosi, si sottomette a una potenza estranea (Dio), a un essere immaginario, fittizio, creato da lui stesso per cercare di non affrontare i problemi concreti che lo affliggono nella vita reale. Marx rispetto a Feuerbach ha:
- Fattori comuni: Marx si rifà a Feuerbach da cui accetta la struttura formale del meccanismo dell’alienazione, intesa appunto come una condizione patologica di scissione, di dipendenza e di autoestraniazione.
- Divergenze:
o Feuerbach= l’alienazione è un fatto coscienziale
o Marx= alienazione diviene un fatto reale, di natura socioeconomica, in quanto:
• Marx= ritiene che l’alienazione s’identifichi con la condizione del salariato nell’ambito della società capitalistica.
Alienazione dell’operaio: descritta da Marx sotto 4 aspetti fondamentali, strettamente connessi tra loro; il lavoratore è alienato rispetto a:
a) Prodotto: della sua attività, in quanto egli, in virtù della sua forza-lavoro, produce un oggetto (il capitale), che non gli appartiene e si costituisce come una potenza dominatrice nei suoi confronti
b) Sua stessa attività: la quale prende la forma di un “lavoro forzato” o “costrittivo”, in cui egli è strumento di fini estranei (il profitto del capitalista)  il lavoratore si sente bestia invece di sentirsi uomo
c) Sua essenza: poiché la prerogativa dell’uomo nei confronti dell’animale è il lavoro libero, creativo e universale mentre nella società capitalistica è costretto a un lavoro forzato, ripetitivo e unilaterale
d) Prossimo: poiché l’altro, per lui, è soprattutto il capitalista, ossia un individuo che lo tratta come un mezzo e lo espropria del frutto della sua fatica ( rapporto di opposizione, di conflittualità)
Causa dell’alienazione: l’alienazione fa si che il lavoratore sia ridotto a strumento per produrre una ricchezza che non gli appartiene e che si erge davanti a lui come potenza estranea. La causa di questa alienazione risiede nella proprietà privata dei mezzi di produzione, in virtù della quale il possessore della fabbrica (capitalista) può utilizzare il lavoro di una certa categoria di individui (salariati) per accrescere la propria ricchezza, secondo una dinamica di “sfruttamento” e “logica del profitto”.
Dis-alienazione dell’uomo: si identifica con il superamento del regime della proprietà privata e con l’avvento del comunismo.
Storia: si configura come il luogo della perdita e della riconquista, da parte dell’uomo, della propria essenza e il comunismo diviene la soluzione dell’enigma della storia. Si ha quindi una:
- Dialettizzazione del corso storico: simile a quella di
o Hegel= per il quale la coscienza, dopo essersi “perduta” in tante figure, ritrova finalmente se stessa nell’eticità e nello spirito assoluto
o Marx= l’uomo, dopo aver smarrito sé stesso nella civiltà di classe, ritrova finalmente sé medesimo nella società assoluta del comunismo (somiglianza con Hegel)
Distacco da Feuerbach e l’interpretazione della religione in chiave sociale
Rivoluzione teoretica di Feuerbach: secondo Marx, il rinnovamento compiuto da Feuerbach (rispetto a Hegel) consiste nella rivendicazione della naturalezza e della concretezza degli “individui umani viventi” e nel rifiuto dell’idealismo di Hegel, che ha ridotto l’uomo a manifestazione dello spirito  rovesciamento materialistico di soggetto e predicato, concreto e astratto.
Rifiuto:
- Hegel= secondo Marx, l’uomo non è, come sosteneva Hegel, né autocoscienza né manifestazione di un soggetto spirituale infinito, ma bensì è individuo umano vivente concreto come pensava anche Feuerbach
- Feuerbach= critica il fatto di aver inteso l’uomo come essenza atemporale fornita di certe proprietà immutabili, mentre Marx sostiene invece che l’individuo è reso tale dalla società storica in cui egli vive
Correzione: Marx quindi corregge Hegel con Feuerbach e Feuerbach con Hegel, poiché contro l’uno può difendere la naturalità vivente dell’uomo, contro l’altro la sua costitutiva socialità e storicità. Egli può sostenere che ogni discorso sull’uomo si risolve inevitabilmente in un discorso sulla società e sulla storia.
Religione: un secondo punto che unisce e divide Marx da Feuerbach è l’interpretazione della religione.
- Riprende= il meccanismo generale dell’alienazione religiosa (non è Dio a creare l’uomo, ma l’uomo a “proiettare” Dio sulla base dei propri bisogni)
- Critica= il fatto che Feuerbach, in virtù della sua concezione naturalistica (non considera l’aspetto sociale), non sia stato in grado di cogliere le cause reali del fenomeno religioso, né di proporre un valido modo per il suo superamento
- Sostiene= chi produce la religione non è un soggetto astratto ma un individuo che è un prodotto sociale; ma se l’uomo non è altro che il mondo dell’uomo, la società, le radici del fenomeno religioso non vanno cercate nell’uomo in quanto tale, ma in un tipo storico di società.
Religione=Oppio dei popoli: secondo questa dottrina, la religione è il prodotto di una umanità alienata e sofferente per causa delle ingiustizie sociali, che cerca illusoriamente nell’aldilà ciò che le è legato di fatto nell’aldiqua. Ma se la religione è il frutto malato di una società malata (alienata), l’unico modo per eliminarla non è la critica filosofica (come pensava invece Feuerbach), ma la trasformazione rivoluzionaria della società, la distruzione delle strutture sociali che la producono. La disalienazione religiosa ha dunque come suo presupposto la disalienazione economica, ossia l’abbattimento della società di classe.
Teoreticismo: secondo Marx, Feuerbach ha ignorato l’aspetto attivo e pratico della natura umana e ha cercato la soluzione dei problemi reali nella teoria, trascurando l’aspetto della prassi rivoluzionaria. A questo vecchio materialismo speculativo (di Feuerbach), Marx contrappone un nuovo materialismo, che considera l’uomo soprattutto come prassi, ritenendo che la soluzione dei problemi non sia da ricercarsi nella speculazione, ma nell’azione.
La concezione materialistica della storia
Dall’ideologia alla scienza
Ideologia tedesca: questa opera, scritta da Marx e Engels, ha lo scopo di dare una rappresentazione scientifica e oggettiva della storia, al di là delle rappresentazioni ideologiche che ne hanno velato da sempre la struttura effettiva e le concrete forze motrici. Egli presuppone una basilare contrapposizione tra scienza reale e positiva e ideologia:
• Ideologia= appare come una falsa rappresentazione, una mistificazione della realtà e allude al processo per cui alla comprensione oggettiva dei rapporti reali fra gli uomini si sostituisce un’immagine deformata di essi. Essa nasce da un punto di vista arbitrario e senza riscontro nelle realtà
• Scienza reale= obiettivo è quello di svelare, al di là delle ideologie, la verità sulla storia, mediante il raggiungimento di un punto di vista obiettivo sulla società. In essa la filosofia assume il ruolo strumentale di sintesi dei risultati più generali che è possibile astrarre dall’esame dello sviluppo storico degli uomini.
Storia: è un processo materiale (soggetto è umanità, non ragione o spirito) fondato sulla dialettica bisogno–soddisfacimento, è un processo materiale alla cui base sta il lavoro.
Umanità: specie evoluta che si caratterizza dagli animali in quanto è in grado di produrre i propri mezzi di sussistenza (in maniera libera, creativa). La prima azione storica consiste appunto in questo, quindi alla base della storia c’è il lavoro.
Lavoro: inteso come creatore di civiltà e di cultura e come ciò attraverso cui l’uomo si rende tale, è l’attività che permette all’uomo di esplicare la propria umanità, la propria essenza, distinguendosi dagli altri essere viventi.
Struttura e sovrastruttura
Struttura: alla base della storia stanno due elementi di fondo: forze produttive e rapporti di produzione.
• Forze produttive= sono tutti gli elementi necessari al processo di produzione:
a) Forza-lavoro (proletariato, agricoltore)
b) Mezzi di produzione (terra, macchine ecc.)
c) Conoscenze tecniche e scientifiche di cui si servono per organizzare e migliorare la produzione.
• Rapporti di produzione= rapporti che si instaurano fra gli uomini nel corso dell’attività produttiva e che regolano il possesso e l’impiego dei mezzi di lavoro. I rapporti di produzione trovano la loro espressione giuridica nei rapporti di proprietà. L’insieme di questi rapporti costituisce la struttura, lo scheletro economico della società.
Sovrastruttura: secondo il materialismo storico i rapporti giuridici, le forze politiche, le dottrine etiche, artistiche, religiose e filosofiche non devono essere intese, idealisticamente, come delle realtà a sé stanti, ma come delle espressioni più o meno dirette dei rapporti che definiscono la struttura di una certa società storica. Di conseguenza, non sono queste che determinano la struttura economica della scocietà, ma al contrario è la struttura economica che le determina.
Materialismo: le vere forze motrici della storia non sono di natura spirituale (idealismo storico= da leggi, religioni ecc. deriva struttura economica) ma bensì di natura socio-economica (materialismo storico= da struttura economica derivano leggi, religione ecc.)
Considerazioni:
a) No irrilevanza= con il termine sovrastruttura Marx vuole sottolineare la dipendenza economia fenomeni politico-culturali, ma non intende ridurre questi ultimi a qualcosa di superfluo
b) Determinare-Condizionare= per indicare il rapporto tra struttura e sovrastruttura M. utilizza due termini:
a. Determinare: denota un rapporto più stretto ed immediato
b. Condizionare: allude a un rapporto più lato e indiretto
Marx li usa entrambi perché vuole sottolineare la dipendenza della sovrastruttura dalla struttura ma senza concepirla in modo meccanico e immediato.
c) Idee= Marx non nega che le idee possano influire sugli avvenimenti storici, anche se ciò, secondo lui, può accadere soltanto perché le idee esprimono già a loro volta determinati mutamenti di struttura
La dialettica della storia
Dialettica della storia: forze produttive e rapporti di produzione si configurano come lo strumento interpretativo sia della statica, sia della dinamica della società, del suo divenire, cioè come legge stessa della storia. Marx ritiene che a un determinato grado di sviluppo delle forze produttive tendano a corrispondere determinati rapporti di produzione. Le forze produttive, in connessione con il progresso tecnico, si sviluppano più rapidamente dei rapporti di produzione, che invece tendono a rimanere statici. Ne segue periodicamente una situazione di frizione o di contraddizione dialettica tra i due elementi che porta a una rivoluzione sociale.
Scontro: è dato da
- Nuove forze produttive= incarnate da classe in ascesa
- Vecchi rapporti di proprietà= incarnati da una classe dominante al tramonto
Risulta invitabile lo scontro tra queste due classi; quasi sempre trionfa la classe che risulta espressione delle nuove forze produttive, che impone la sua visione del mondo poiché le idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti.
• Esempio= scontro tra borghesia e nobiltà nella Francia del ‘700 (borghesia vince riuscendo ad imporre i propri rapporti di produzione).
Lo scontro non è mai pacifico, ma è sempre una contrapposizione radicale, tramite una rivoluzione.
Contraddizione nel capitalismo: nel capitalismo moderno si sta formando una contraddizione tra:
- Forze produttive sociali= proletariato
- Rapporti di produzione privatistici= borghesia
Infatti la fabbrica moderna pur essendo proprietà di un capitalista, produce soltanto grazie al lavoro di operai. Quindi il capitalismo ha come esigenza dialettica il socialismo; se la produzione e la ricchezza è sociale (in quanto prodotta dal proletariato), lo deve essere anche la distribuzione della ricchezza stessa.
Epoche: la legge della corrispondenza e della contraddizione tra forze produttive e rapporti di produzione, permette a Marx di distinguere 4 epoche nella formazione economica della società:
1. Asiatica (fondata su forme comunitarie di proprietà)
2. Antica schiavistica
3. Feudale (agricola)
4. Borghese (capitalistica)
Tuttavia, poiché Marx e Engels accennano a una comunità primitiva di stampo comunista (tutto condiviso) e poiché puntano a una futura società socialista (condivisione dei mezzi di produzione), le epoche diventano 6 (sviluppo processuale con un fine e una fine).
La storia quindi procede da un comunismo primitivo a un comunismo futuro, attraverso il momento intermedio della società di classe. In questo sviluppo della società, sbocco inevitabile della dialettica storica è il socialismo.
Hegel-Marx: per entrambi la storia si configura come una totalità processuale dominata dalla forza della contrapposizione e avente un risultato finale, ma Marx pone la dialettica sui piedi e non sulla testa (mentre Hegel l’aveva posta sulla testa), in quanto:
- Soggetto della dialettica non è lo spirito, ma la struttura economica e le classi
- La dialettica non è una cosa astratta, ma empiricamente osservabile negli eventi stessi
- Le opposizioni che muovono la storia sono concrete e determinate
Critica agli “ideologi” della Sinistra hegeliana
Ideologi: sono quei filosofi che vivono nella falsa “coscienza”, poiché non si rendono conto che le idee, in quanto sono espressione di ben precise relazioni materiali degli uomini, non hanno un’esistenza autonoma. Smarrendo i contatti con la realtà, essi finiscono invece per:
a) Sopravvalutare la funzione di
- Idee= viste come le forze trainanti degli avvenimenti
- Intellettuali= visti come i “fabbricanti della storia”
b) Presentare le proprie idee come universalmente e sovratemporalmente valide
c) Credere che tutto il negativo del mondo risieda nelle idee sbagliate che gli individui si fanno circa se medesimi e che l’emancipazione umana consista nel sostituire a idee false idee vere, tramite una battaglia puramente filosofica
d) Fornire, come conseguenza di tutto ciò, un quadro deformante o mistificante del reale.
Controtesi: Marx sulla base della propria concezione materialistica della storia, oppone, invece, punto per punto, che:
a) le vere forze motrici della storia non sono le idee bensì le strutture economico-sociali;
b) le idee non hanno mai un valore universale e sovratemporale, in quanto rispecchiano sempre determinati interessi e rapporti storici fra gli uomini.
c) L’alienazione risiede non nelle idee, ma nelle istituzioni sociali concrete; per cui la vera disalienazione è un problema pratico-sociale, risolvibile sul piano strutturale della rivoluzione
La sintesi del Manifesto
Borghesia, proletariato e lotta di classe
Manifesto: (Francia, 1848) movimento di novità rispetto al passato, ha un carattere politico, sociale, ideologico. Il manifesto da indicazioni circa gli scopi e i metodi dell’azione rivoluzionaria. I punti salienti di esso sono:
1. analisi della funzione storica della borghesia
2. il concetto della storia come «lotta di classe» e il rapporto fra proletari e comunisti
3. critica ai socialismi non scientifici
Funzione storica della borghesia: Marx descrive la vicenda storica della borghesia, sintetizzandone, dal suo punto di vista, meriti e limiti. A differenza delle classi che hanno dominato nel passato, che tendevano alla conservazione statica dei modi di produzione, la Borghesia, secondo Marx, non può esistere senza rivoluzionare continuamente gli strumenti di produzione e tutto l’insieme dei rapporti sociali. La borghesia appare quindi come una classe dinamica aperta alla trasformazione.
Contraddizione borghese: le moderne forze produttive, sempre più sociali, si rivoltano contro i vecchi rapporti di proprietà, ancora privatistici e sottomessi alla logica del profitto personale. Tanto che il proletariato, classe oppressa della società borghese, non può fare a meno di mettere in opera una dura lotta di classe, volta al superamento del capitalismo e delle sue forme istituzionali e ideologiche.
Lotta di classe:
- Ideologia tedesca= Marx pone come motore di sviluppo sociale la dialettica tra forze produttive e rapporti di produzione
- Manifesto= Marx individua come soggetto autentico di storia la lotta fra le classi (storia in termini di lotta)
• Nota bene= parlare di dialettica tra forze produttive e rapporti di produzione da un lato e di lotta di classe dall’altro significa dire la stessa cosa, poiché le forze produttive e i rapporti di produzione non sono «strutture senza soggetto» ma risultano incarnate concretamente da quei gruppi di individui umani viventi che sono le classi.
Critica dei falsi socialismi
Critica ai falsi socialismi: nel Manifesto si ha anche la critica di Marx ai socialismi precedenti. Egli divide la letteratura socialista e comunista in tre tendenze di fondo:
a) Socialismo reazionario= esso infatti auspica un ritorno al passato, a forme di produzione pre-capitalistiche (eliminare mali semplicemente con un ritorno al passato)
b) Socialismo conservatore o Borghese= vorrebbe rimediare agli inconvenienti sociali del capitalismo, senza distruggerlo, non rendendosi conto che la causa dei mali è la proprietà privata dei mezzi di produzione, che è il fondamento stesso della società borghese (principale esponente Proudhon)
c) Socialismo e Comunismo critico-utopistico= di Saint-Simon e Fourier e Owen, pur avendo avuto il merito di scorgere l’antagonismo fra le classi e gli elementi di contraddizione, tale socialismo ha il limite di:
- non riconoscere al proletariato una funzione storica e rivoluzionaria autonoma
- fare appello a tutti i membri della società, compresi i ceti dominanti, per una pacifica azione di riforme;
Questo socialismo si muove in tal modo in una dimensione moralistico-utopistica e porta alla delineazione di società «ideali».
Socialismo Scientifico: a questi modelli di socialismo utopico, Marx contrappone il socialismo scientifico, basato su un’analisi critico-scientifica dei meccanismi sociali del capitalismo e sull’individuazione del proletariato come forza rivoluzionaria destinata ad abbattere il sistema borghese.
Il capitale
Scopo: chiarire meccanismi strutturali della società borghese, ovvero i meccanismi che stanno alla base del modo di produrre e di distribuire ricchezza nella società borghese.
Il sistema capitalistico ha la caratteristica di essere produzione generalizzata di merci.
Merce: ha valore d’uso, che sta nella sua utilità, la capacità della merce di soddisfare un determinato bisogno. Essa deve infatti essere utile, riuscire a soddisfare un certo bisogno. Ha inoltre un valore di scambio, dato dalla quantità di lavoro necessaria per produrre la merce (più lavoro necessario, più valore ha), che ne garantisce la possibilità di essere scambiata con altre merci.
Prezzo: non si identifica con il valore di una merce in quanto su di esso influiscono altri fattori contingenti, per esempio la legge della domanda e dell’offerta; per cui il prezzo di una merce può superare il suo valore reale o stare al di sotto di esso, anche se Marx ritiene che in condizioni normali la somma complessiva dei prezzi delle merci in una determinata società debba essere uguale al loro valore. Di conseguenza, sebbene nelle relazioni di mercato il valore non si presenti mai allo stato puro ma sempre come prezzo, quest’ultimo non è il valore, ma ha il valore alla propria base.
Feticismo delle merci: rifiutato da Marx in quanto consiste nel considerare le merci come entità aventi valore di per sé, dimenticando che esse sono il frutto dell’attività umana.
Caratteristica peculiare del capitalismo: la produzione non risulta finalizzata al consumo, bensì all’accumulazione di denaro. Di conseguenza, il ciclo capitalistico non si identifica con quello delle società pre-borghesi ( M.D.M. = merce-denaro-merce; formula che allude al processo secondo cui un certa quantità di merce viene trasformata in denaro, a sua volta utilizzato per acquistare nuove merci (es contadino)), ma viene ad assumere la formula D.M.D’. (denaro-merce-più denaro) che spiega il processo attraverso cui il soggetto (capitalista) investe denaro nei mezzi di produzione attraverso cui produce la merce da vendere che gli permette di guadagnare denaro (maggiore di quello investito).
Plusvalore: (∆D = D’-D) non deriva dal denaro in se stesso in quanto è un semplice mezzo di scambio, né deriva dallo scambio medesimo, poiché il valore della merce è dato dal lavoro necessario per produrla. Esso proviene invece dal plus-lavoro: nella società borghese, il capitalista ha la possibilità di comprare e usare la forza-lavoro, una “merce” che ha la capacità di produrre nuova merce. Il capitalista paga l’operaio come una qualsiasi merce attraverso il salario, secondo il valore corrispondente alla quantità di lavoro socialmente necessario a produrla, che corrisponde a quello dei mezzi che gli sono necessari per vivere, lavorare e generare. L’operaio però ha la capacità di produrre un valore maggiore rispetto a quello che gli è corrisposto col salario.
Profitto: dal plusvalore deriva il profitto, però questi due termini non sono la stessa cosa. Per comprendere meglio, è necessario tenere presente la distinzione marxista tra capitale variabile (capitale per acquistare la forza lavoro, per pagare i salari) e capitale costante (capitale investito negli altri mezzi di produzione, come i macchinari). Percentuale/saggio del plusvalore risiede nel rapporto tra plusvalore e capitale variabile (minori i salari, maggiore il plusvalore). Ma il capitalista, per poter dirigere la fabbrica, è costretto a investire non solo in salari ma anche in impianti (capitale costante); per cui il saggio del profitto = plusvalore/(capitale costante + variabile). Tra i 2 saggi vi è una continuità, ma quello del profitto è sempre minore ed esprime il guadagno del capitalista.
Tendenze e contraddizioni del capitalismo
Fine strutturale: Poiché il capitalismo si regge sul ciclo D.M.D’, il suo fine strutturale è la maggior quantità possibile di plusvalore. Ciò fa si che il capitalismo sia un tipo di società retto dalla logica del profitto privato, anziché dalla logica dell’interesse collettivo.
Maggiore plusvalore: In un primo momento il capitalismo cerca di accrescere il plusvalore aumentando le ore della giornata lavorativa, ma questa dilatazione d’orario, pur generando maggior pluslavoro, e quindi maggior plusvalore, presenta limiti invalicabili in quanto dopo un certo numero di ore la forza-lavoro dell’operaio cessa di essere produttiva. Di conseguenza, più che attraverso l’allungamento della giornata lavorativa (plusvalore assoluto), il capitalismo punta alla riduzione della parte di giornata lavorativa necessaria a integrare il salario (plusvalore relativo). Ma questo è possibile solo aumentando la capacità produttiva, ovvero produrre di più in meno tempo, grazie all’introduzione di nuovi e più efficienti macchinari.
Industria meccanizzata: la grande svolta del mondo capitalistico di produzione è la nascita dell’industria meccanizzata, che introduce la macchina, visto come il mezzo in grado di aumentare la capacità produttiva, e quindi di erogare maggior plusvalore relativo. Le macchine, infatti, non hanno bisogno di riposo, e inoltre contribuiscono a semplificare il lavoro e a renderlo meno faticoso. Ciò comporta che esso può essere svolto anche da donne e bambini e quindi da operai non qualificati e meno costosi. L’operaio diviene quindi un semplice ingranaggio del processo produttivo (e da qui deriva l’alienazione).
Crisi di sovrapproduzione: l’aumento della produttività, combinato con la conflittualità operaia, genera il fenomeno delle crisi cicliche di sovrapproduzione proprie del capitalismo. Mentre nei secoli precedenti, le crisi erano state tutte generate dalla scarsità di beni, nel capitalismo sono provocate invece da una sovrabbondanza di merci.
Anarchia di produzione: queste crisi di sovrapproduzione sono dovute al fatto che il capitalismo (dei tempi di Marx) risulta caratterizzato dal fenomeno dell’anarchia di produzione, la quale fa si che i capitalisti si cimentino tutti nei settori dove il profitto è più alto, causando un eccesso di produzione rispetto alle esigenze di mercato. Tutto ciò genera la crisi, che ha come effetti concomitanti la distruzione capitalistica dei beni e la disoccupazione.
Caduta tendenziale del saggio di profitto: legge per cui, accrescendosi smisuratamente il capitale costante (a causa della necessità di un continuo rinnovamento tecnologico), diminuisce necessariamente il saggio di profitto.
Situazione finale del capitalismo: Marx tende a prospettare la situazione finale del capitalismo in termini dualistico-dialettici: da un lato una minoranza industriale, ricchissima e dall’immenso potere, dall’altro una maggioranza proletaria sfruttata. Situazione che, dato il carattere internazionale del capitalismo, tende a prodursi su scala mondiale, evidenziando la contraddizione che sta alla base del capitalismo: il contrasto tra le forze produttive sempre più sociali e il carattere privatistico dei mezzi di produzione da ciò deriva la rivoluzione del proletariato e la successiva trasformazione della società, da capitalista a comunista.

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