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Il capitale è un opera di economia politica pubblicata nel 1867. In essa definisce alcuni concetti importanti come quello di lavoro, merce, capitalismo. Fino a quel momento gli economisti classici ritenevano che il sistema di produzione capitalistico cioè l’industria era quello risolutivo, lo eternizzavano in un certo senso. Invece per Marx ogni sistema produttivo non è eterno.
Ad esempio nelle società antiche c’era una sorta di comunismo, poi si è iniziato a suddividere il lavoro.
Si è arrivati al feudalesimo dove c’era il padrone della terra e il servo che lavorava per lui, fino ad arrivare al sistema capitalistico dove c’è l’industriale, il proprietario della fabbrica e l’operaio che lavora per lui.
Nel capitale analizza il concetto di merce. La grande industria produce merci.
La merce è un prodotto che ha un valore d’uso: cioè non ha valore di per sé, ha un valore relativo non assoluto, che dipende appunto dall’uso.

Valore di scambio: la merce deve poter essere scambiata con altra merce o con i soldi. E’ necessario capire quanto vale: il valore di scambio è dato dalla quantità di lavoro socialmente necessario per produrre la merce, perché per produrre una merce qualcuno deve lavorare.
Feticismo delle merci é dare a una merce un valore.
Schema del ciclo economico capitalistico Denaro-merce-denaro aumentato. Il capitalista investe il denaro per comprare una merce speciale, ovvero il lavoro dell’operaio: anche il lavoro dell’operaio è una merce perché va sul mercato del lavoro e offre la sua forza lavoro.
Il datore di lavoro gliela paga dandogli il salario. Ma come si calcola quanto vale il lavoro dell’operaio? In base alla quantità di tempo, e di lavoro necessario per produrre la merce. Il salario deve corrispondere a quella somma di denaro sufficiente all’operaio per mantenersi insieme alla sua famiglia, in modo dignitoso.
Marx afferma che il datore di lavoro non dà all’operaio il salario che corrisponde alle ore, alla fatica, non gli dà in moneta il valore della quantità di tempo di lavoro di fatica che l’operaio fa. Infatti se il salario dell’operai corrispondesse al valore della merce prodotta il capitalista non guadagnerebbe nulla. Questa differenza tra il valore del lavoro dell’operaio e il salario che gli viene dato produce il plusvalore, che è la base del profitto, in quanto questa differenza non pagata, va all’imprenditore capitalista che la mette in banca oppure la investe nuovamente. Dunque il profitto nasce dalla differenza tra il valore di scambio della merce e il salario pagato all’operaio.
Il lavoratore viene sfruttato, ed è costretto ad accettare perché ha bisogno di sfamare se stesso e la sua famiglia, inoltre è libero solo giuridicamente ma non di fatto.
Perché l’operaio viene pagato meno di quanto lavora? Marx risponde che esiste un esercito di riserva, cioè ci sono sul mercato tanti operai, quindi se uno lascia il lavoro ce n’è subito un altro pronto ad accettare di prendere il suo posto.

Nella società precapitalistica, quando ancora non c’era l’industria, c’era questa equazione:
M-D-M (merce-denaro-merce)che Marx considera giusta perché ad esempio l’artigiano produce qualcosa, la va a vendere al mercato e ottieene del denaro per acquistare qualcosa di cui ha bisogno, qualcosa che non è in grado di prodursi da solo.
Per Marx dovrebbe esserci sempre una corrispondenza tra la merce e il denaro.
Il valore di scambio, cioè il valore di una merce, è uguale al prezzo? No perché il prezzo dipende dalla richiesta, dalla disponibilità, dalla concorrenza.
Con l'aumento del capitale, aumenta anche la miseria. Mentre la classe lavoratrice cresce, i capitalisti diventano sempre più pochi, perchè molti falliscono a causa della concorrenza. Il capitale si concentra nelle mani di pochi grandi capitalisti arrivando ad un capitalismo monopolistico.
Il proprietario della fabbrica deve investire plusvalore:
- Saggio del plusvalore (significa i soldi in più, il guadagno del datore di lavoro) è dato dal plusvalore (tutto il danaro in più) fratto il capitale variabile ( i salari da pagare)
- Saggio del profitto è dato dal plusvalore fratto il capitale variabile + capitale costante (costi per l’azienda, l’acquisto di macchine)

Il sistema capitalistico è tuttavia destinato a fallire perché il saggio del profitto del datore rispetto a quello del plusvalore sarà sempre minore.
Si crea dunque una grande massa di operai, molti disoccupati, che si rende conto della propria posizione ,acquista coscienza di sé, quella che lui chiama coscienza di classe.
La rivoluzione sarà inevitabile anche se non sarà necessariamente violenta
Contraddizioni:
- anarchia della produzione: non c’è il controllo della produzione, perché il datore di lavoro cerca di realizzare sempre più plusvalore arrivando alla sovrapproduzione, e se le merci sono troppe chiaramente il prezzo si abbassa.
Realizza il plusvalore assoluto facendo lavorare l’operaio per tante ore, ma capisce che è inutile perché dopo un tot di ore l’operaio non è più produttivo, e capisce che è preferibile diminuire le ore di lavoro, e in quelle poche ore produrre di più con le macchine, con la divisione del lavoro.
Una volta si moriva di fame perché non c’era cibo, adesso si muore di fame perché il cibo viene sprecato.
Le macchine provocano un altro problema: il datore di lavoro adesso guadagna di meno, perché la macchina può lavorare non oltre un certo limite, mentre si poteva far lavorare di più l’operaio e pagarlo di meno.
- caduta del saggio di profitto  il datore di lavoro deve cercare nuovi mercati, deve cambiare le macchine.. diventa demotivato perché si ha una caduta del saggio di profitto, legge del rendimento decrescente.

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