Concetti Chiave
- La critica all'Illuminismo evidenzia un carattere autodistruttivo, dove il pensiero manipolatore domina la natura, compromettendo la ricerca della verità.
- Nel capitalismo avanzato, il singolo individuo viene spersonalizzato e la giustizia non sempre coincide con la libertà, creando una società diseguale.
- Il pensiero critico ha il potere di reagire alla deriva negativa dell'Illuminismo, proponendo modifiche alle usanze di pensiero radicate.
- La dialettica tra determinismo e contingenza offre uno spiraglio di ottimismo, suggerendo che il pensiero può sfuggire alle gabbie del dominio.
- Marcuse propone che l'utopia estetica e l'attivismo politico rappresentano vie per opporsi al sistema capitalistico-illuministico, rendendo possibile il cambiamento.
Indice
Critica dell'Illuminismo
Si parla di dialettica dell’Illuminismo, una critica nei confronti della sua autonarrazione positiva per smascherare la reale autodistruzione, a partire dagli aspetti positivi e liberatori. Il carattere autodistruttivo è presente nello stesso ragionamento, che configura un rapporto con la verità di carattere concettuale, teoretico, del pensiero. Un pensiero esclusivamente pragmatizzato in funzione della produzione, calcolante e manipolatore, che domina la natura. Le forme del dominio, in quanto tali, contengono elementi di universalità. In realtà, l’universalità in quanto tale allude al superamento del dominio, e ciò è paradossale: gli strumenti del dominio sono utilizzabili da parti di tutti, quindi in essi è insita la possibilità del loro superamento, andando incontro ai bisogni degli uomini. Il pensiero, per quanto nell’ambito di questa realtà sociale non possa esprimersi, mantiene sempre quella capacità di trascendere, che è legata all’elemento di universalità. Conserva sempre la carica dialettica.
La causa della regressione non va cercata nel momento storico odierno, cioè quello nazionalsocialista, ma nell’Illuminismo stesso, paralizzato dalla sua paura della verità. Le usanze predominanti, il modello culturale della ragione strumentale, determinano i modelli a cui arte, letteratura e filosofia si devono adeguare. Il compito che si deve porre il pensiero che non ha paura di fronte alla barbarie e quello di intervenire su queste usanze di pensiero istituzionalmente incarnate, con la forza di modificarle.
Contraddizioni del capitalismo avanzato
Ma quali sono le contraddizioni della società a capitalismo avanzato, cioè dell’ultimo sviluppo del pensiero illuminista? Sviluppo massimo della produttività a condizione di un mondo più giusto e migliore tenore di vita da un lato, ma dall’altro il singolo scompare rispetto al potere delle potenze collettive. Giustizia che non è sempre associata alla libertà. C’è una premessa positiva nel miglioramento del tenore di vita, nella migliore distribuzione della ricchezza e maggiore mobilità sociale, ma l’individuo in quanto tale viene spersonalizzato all’interno della società e il suo potere si riduce, così come anche la sua autonomia di decisione. Ad una giustizia maggiore corrisponde una libertà minore. Oppure si ha anche la manipolazione della natura, come l’incapacità dello spirito e del pensiero di riflettere, pur in presenza di un’enormità di informazioni che in precedenza non si avevano.
Possibilità di reazione e ottimismo
Successivamente si contesta che lo sviluppo negativo implicito all’Illuminismo sia inevitabile. Il pensiero, se ha la forza di reagire, può in qualche modo far fronte alla deriva negativa. È qui che si inserisce la funzione politico sociale della teoria critica. La società a capitalismo avanzato, da un punto di vista teoretico, strumentalizza pensiero e scienza. Ora ci si concentra piuttosto sulle conseguenze nella vita concreta, cioè l’induzione al conformismo. Esso è lo sviluppo necessario, costituzionale alla società capitalistica, in quanto il suo sviluppo è esisto dell’Illuminismo. Ma non è necessario, c’è uno spiraglio di ottimismo.
In effetti il discorso dei francofortesi si inserisce nella dialettica determinismo-contingenza, e lo spazio di contingenza va cercato nella capacità che ha il pensiero, per quanto strumentalizzato, di reagire nei confronti della deriva capitalistico-illuministica. Per Marcuse lo si deve cercare nell’utopia estetica, o nell’attivismo politico. L’ineluttabilità è semplicemente espressione della ragione strumentale e del sistema di dominio, che lascia apparire questo sviluppo come necessario e inderogabile. Il pensiero riesce sempre a sfuggire ad ogni gabbia. Già attraverso lo sviluppo della società borghese, il dominio non è più in forma indiscriminata, ma deve irrigimentarsi in istituzioni, quindi diventa fruibile universalmente. Di conseguenza è disponibile a tutti, può essere pensato e allora anche modificato. Non è più inesorabile.
Domande da interrogazione
- Qual è la critica principale all'Illuminismo secondo il testo?
- Come si manifestano le contraddizioni della società a capitalismo avanzato?
- Qual è il ruolo del pensiero critico di fronte alla deriva negativa dell'Illuminismo?
- In che modo il pensiero può sfuggire alla gabbia del dominio?
- Qual è la visione di Marcuse riguardo alla possibilità di cambiamento?
La critica principale all'Illuminismo è la sua autonarrazione positiva, che maschera una reale autodistruzione, evidenziando come il pensiero illuminista, pur avendo elementi liberatori, sia intrinsecamente autodistruttivo e paralizzato dalla paura della verità.
Le contraddizioni si manifestano nel contrasto tra un aumento della produttività e un miglioramento del tenore di vita, da un lato, e la spersonalizzazione dell'individuo e la riduzione della sua autonomia, dall'altro, dove maggiore giustizia non sempre corrisponde a maggiore libertà.
Il pensiero critico ha la funzione di reagire alla deriva negativa dell'Illuminismo, cercando di modificare le usanze di pensiero istituzionalizzate e affrontando il conformismo indotto dalla società capitalistica.
Il pensiero può sfuggire al dominio attraverso la sua capacità di reagire e modificare le istituzioni, rendendo il dominio stesso fruibile e pensabile, quindi non più inesorabile.
Marcuse suggerisce che la possibilità di cambiamento risiede nell'utopia estetica e nell'attivismo politico, sottolineando che l'ineluttabilità del sistema capitalistico è solo un'illusione della ragione strumentale.