Mongo95 di Mongo95
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Marcuse sottoscrive in toto il punto di vista di Schiller, il quale condivide un’opinione corrente del suo tempo, cioè una situazione negativa dell’esistenze, di alienazione dell’esistente. La necessità di dare forma nuova all’umanità. Condivisa con Hegel, Novalis, etc. Dal suo punto di vista, è necessaria una forma nuova di civiltà per sanare le ferite imposte dall’alienazione della civiltà corrente (già allora caratterizzata dal principio di prestazione, secondo Marcuse). È una civiltà antagonistica, frammentata, in cui si vede la lotta tra il principio della forma e il principio sensuale (impulsi). La cultura è formata dalla combinazione dell’azione reciproca di questi due impulsi, in una dialettica che richiama quella di Eros e Thanatos. Schiller individua anche l’impulso del gioco, che può sanare il conflitto tra gli altri due. Ha come obiettivo la bellezza e la libertà, ed è mediatore. Praticamente tutto il discorso di Schiller viene ripreso da Marcuse. Ma la libertà, come è da intendere? Schiller lo ritiene un problema politico, ma rimane comune una “libertà di”, non una “libertà da”. Libertà di poter esprimere le proprie potenzialità. L’uomo è libero quando è assolutamente se stesso e non condizionato dall’ambiente circostante e da costrizioni che si autoimpone, fisiche e morali. Chiaramente non è una libertà trascendente o intellettuale, ma una libertà nella realtà.

Non si tratta di un semplice estetismo, dice Marcuse, ma una rivoluzione dell’intera esistenza umana. l’esistenza complessiva deve andare rivoluzionata di fatto, questa vita sarebbe libertà stessa, esercitata dalla facoltà psichica dell’immaginazione. La natura e il mondo diventano oggetti di contemplazione. Il concetto di produttività viene superato, non più violenta e sfruttatrice che trasforma l’uomo in strumento di lavoro: l’esistenza continua ad essere attività, ma libera manifestazione di potenzialità. Conciliazione tra ragione e sensi a livello cognitivo e morale, con armonizzazione tra soddisfazione dell’individuo e soddisfazione dell’universale. La libertà del singolo e libertà del tutto, a ribaltare la prospettiva dei bisogni di tutti che si adeguano all’interesse del dominio. Il tempo va abolito, essendo legato al principio di prestazione, a favore di una contemplazione duratura. Lo stato estetico, per diventare realtà, deve sconfiggere il corso distruttivo del tempo. È il gioco liberatore che abolisce il tempo nel tempo.

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