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Herbert Marcuse (Berlino 1898 – Starnberg 1979)

Marcuse si laureò in filosofia a Friburgo nel 1921, per poi studiare con il più importante esponente dell’esistenzialismo, Heidegger. Dopo essersi reso conto che quest’ultimo stava uniformandosi al nazismo, va a Francoforte dove entra a far parte della Scuola d Francoforte.
Nel 1933 poi scappa negli Stati Uniti e inizia a lavorare al Dipartimento di Stato Americano antinazista e come docente all’università di San Diego.
Le sue opere principali sono: “Ragione e Rivoluzione” (1941) saggio su Hegel; “Eros e Civiltà, un’indagine filosofica in Freud” (1955); “Soviet Marxism” (1958), un’analisi critica del regime sovietico; “L’uomo a una dimensione, studi sull’ideologia della società industriale avanzata” (1964); “Saggio sulla Liberazione” (1969)

Eros e Civiltà

è un’opera basata sull’analisi del pensiero freudiano in cui Marcuse critica un altro esponente della Scuola di Francoforte, lo psicologo Fromm: gli psicanalisti come lui, secondo Marcuse, intendono la terapia della nevrosi come un semplice adattamento alla società esistente.
Freud dice che l’ontogenesi riassume la filogenesi; le pulsioni devono essere represse (formando i tabù), regolamentate e sublimate, altrimenti la società non esisterebbe.
Bisogna quindi rinunciare all’immediato soddisfacimento delle pulsioni (principio del piacere) e sostituirle con la realtà (principio della realtà); l’attività di sublimazione più importante è il lavoro.
Secondo Marcuse la repressione delle pulsioni così come la si vede oggi non è completamente necessaria, assoluta e ineliminabile, ma modificabile, variabile e diminuibile storicamente.
Marcuse quindi distingue il Principio della Realtà (ciò che è effettivamente necessario alla società, come i tabù) e il Principio di Prestazione (ciò che può essere eliminato ed evitato, e che viene chiesto in più dalla società stessa) e si chiede se quest’ultimo sia indispensabile.
Nella società contemporanea (dove ogni individuo vive seguendo il motto “Produci, consuma, crepa”) il sistema e la società stessa creano falsi bisogni e l’energia libidica-istintuale si trasforma nel soddisfacimento di questi bisogni e quindi sublimata nell’oggetto. Il potere controlla subdolamente le pulsioni sessuali degli individui, ma non riesce a fare la stessa cosa con le pulsioni umane (come mangiare e bere).

Il Principio di Prestazione si può contrastare con le facoltà umane della fantasia e dell’immaginazione: inizialmente immaginando una realtà meno manipolata. Marcuse è quindi ottimista: pensa che il principio sia modificabile, insieme, quindi, ala società.

L’Uomo a una dimensione

in quest’opera descrive la società contemporanea come una società unidimensionale, fondata sull’iperproduzione, sul consumo e sullo spreco.
Nella società moderna, che sembra più libera, si è sviluppato il concetto di desublimazione repressiva e sta dominando il permissivismo anche nei confronti della sessualità.
Per Marcuse quindi la liberazione della sessualità altro non è che la sua amministrazione.
Vi è quindi una grande libertà che però si tratta di mercificazione e falsa libertà che generano infelicità.
La società attacca la spontaneità e la creatività, rendendo servo l’individuo.
L’uomo diventa incapace di opposizione e di critica, e vede solo ciò che gli fanno vedere: diventa unidimensionale.
In questa società si crea un linguaggio comune e standardizzato e altri linguaggi, come i dialetti, vengono eliminati.
Gli unici che potranno modificare questo sistema e costruire un alternativa sono gli emarginati, quelli esclusi dal sistema stesso (gli studenti, tutti coloro che hanno difficoltà di vita, gli strati proletari, i guerriglieri del terzo mondo), ma anche gli intellettuali critici e le organizzazioni operaie se venissero coinvolti e se venisse attenuata la loro integrazione nella società.

Saggio sulla liberazione

Marcuse pensa che non siano la tecnologia, la tecnica e le macchine ad essere oppressive, ma i padroni che stanno dietro a tutto questo.

Si potrebbe capire la società futura se solo si mirasse ad una società intesa come opera d’arte e al lavoro come un gioco (Dimensione Estetica). Si rende conto che è un’utopia ma essa indica una direzione: la bellezza, la creatività, l’arte, la spontaneità e il gioco devono essere al centro.

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