Mongo95 di Mongo95
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La conquista della coscienza infelice: la coscienza felice è quella che si identifica con la realtà perché da essa soddisfatta, riscontrandovi una soddisfazione integrale dei propri bisogni. La coscienza infelice è invece alienata, riscontrando uno scarto tra sé e la realtà. La conquista: la società e il suo sistema vanno a conquistare la coscienza infelice, rendendola felice, eliminando la nicchia di alienazione soggettiva. Con essa si intende l’arte come forma di sublimazione e la soddisfazione erotica. Queste due rispondono alla stessa strategia della società, cioè una desublimazione istituzionalizzata, controllata. La dimensione artistica viene assorbita e integrata, perdendo la sua quiddità. Nell’Ottocento e inizio Novecento, l’arte ha spiccato carattere aristocratico, come prerogativa della classi alte. Ma anche ciò finisce con l’essere una forma di repressione sociale: l’arte privilegio è indizio di uno stato in cui ci sono alcune classi che vantano una situazione di vantaggio, situazione che garantisce una “immunità” ai valori artistici rispetto alla realtà sociale in quanto tale. Anche in quello stato di fatto, i valori artistici vengono tutelati, proprio in quanto prerogativa di un ben definito e limitato gruppo sociale. Se la verità e gli ideali artistici sono limitati ad un’aristocrazia, non c’è il rischio che vengano integrati nella società, perdendo il loro valore di alterità rispetto ad essa. Questa situazione è l’indizio che c’è una repressione reale, ma almeno in questo mondo si salva il carattere trasgressivo (alienato e sublimato) dell’arte. Gli ideali umanistici che contrastano col fatto che in realtà gli uomini non sono tutti uguali.

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