Idealismo: corrente di pensiero che si sviluppa in Germania nel romanticismo e che ha come fondatori Fichte e Shelling. Essa concepisce il soggetto come principio assoluto della realtà, da cui ogni cosa può essere dedotta.

Hegel fu la terza grande figura dell'idealismo e costituì un punto di riferimento essenziale per la riflessione posteriore(Marx). Hegel mise insieme la riflessione di Fichte e di Shelling con la filosofia kantiana dando vita ad un idealismo assoluto.
I cardini del pensiero hegeliano sono:
1) convinzione della razionalità del reale
2) idea che la verità coincida con l'intero
3) la concezione dialettica della realtà e del pensiero

La razionalità del reale
Il primo concetto fondamentale è quello secondo cui la realtà coincide con il dispiegarsi progressivo di un principio razionale: lo SPIRITO (assoluto, idea,ragione,concetto) che si dispiega nell'universo e nella storia dell'umanità attraverso le varie civiltà per giungere al suo compimento con il sapere assoluto. Lo spirito è :

onnicomprensivo: costituisce un organismo unitario di cui ogni cosa, evento e individuo sono manifestazioni particolari. In questo senso Hegel afferma che “ciò che è razionale è reale e ciò che reale è razionale”
processo, non sostanza: la sua verità è un risultato ovvero si realizza solo alla fine del processo, in cui avviene la sintesi dei momenti precedenti.

Per Hegel la filosofia ha un compito descrittivo:deve constatare ciò che è già avvenuto e comprenderlo, il filosofo non può spingersi oltre la propria epoca. Metafora della nottola di Minerva.

La coincidenza della verità con l'intero
secondo concetto hegeliano è che la realtà non consiste in una considerazione parziale delle cose, ma nella loro visione completa e globale (un singolo aspetto non ci fornisce mai la realtà nella sua interezza: Non ci conduce alla verità). L'astrazione è il pensiero che non permette di cogliere tutti gli elementi di un avvenimento. È un processo tipico dell'intelletto che procede in modo analitico (divide e separa), utile per distinguere i tanti aspetti della realtà ma non corrisponde al reale movimento del pensiero. Infatti dopo aver distinto occorre riunificare le differenti parti dell'oggetto nella sintesi che permette di conoscere la complessità del reale in tutta la sua concretezza. “il vero è l'intero” intero=assoluto/spirito

La dialettica
Il terzo concetto cardine è quello della dialettica intesa da Hegel come la legge intrinseca al divenire razionale dello spirito. Essa è la legge della realtà e del pensiero dunque regola ontologica e logica allo stesso tempo, in quanto la realtà coincide con la ragione. Il processo dialettico si compone di 3 momenti:

intellettuale o tesi: determinazione delle cose, la realtà appare costituita da oggetti separati e contrapposti gli uni agli altri.
dialettico o antitesi: negazione della tesi, ogni cosa si definisce anche per ciò che non è. Organo di tale comprensione è il pensiero razionale.
Speculativo o sintesi: negazione della negazione che implica la riaffermazione in termini nuovi e reali della tesi e dell'antitesi.

La fenomenologia dello spirito
Fenomenologia deriva dal greco phainomenon ovvero fenomeno e da logos ovvero discorso, ed indica la scienza di ciò che si manifesta a un soggetto o alla coscienza.
In quest'opera, Hegel mostra il cammino della coscienza che percorre le fasi della storia del mondo a partire dal livello più basso, ovvero ciò che appare privo di spiritualità chiamato “coscienza sensibile” fino al livello più alto ossia quello della ragione allo scopo di coglierne i passaggi fondamentali ovvero le situazioni storiche attraverso le quali l’ autocoscienza giunge a riconoscersi. In poche parole si tratta di ripercorrere mentalmente tutte le tappe della nostra tradizione culturale, chiamate da Hegel figure appunto le tappe di sviluppo dello spirito attraverso cui la razionalità si è dispiegata ed espressa attraverso i secoli.
Le principali figure della fenomenologia sono: la coscienza, l'autocoscienza e la ragione.

La “Fenomenologia” comincia illustrando i gradi della coscienza:
La certezza sensibile: è la certezza dell'immediato in quanto pone la verità nelle cose esterne all'uomo, considerandole nel loro essere in sé (isolatamente). Tale procedura è insufficiente in quanto il singolo oggetto non può essere colto nella sua complessità senza riferirlo ad altre cose. Esempio: la certezza sensibile ci fa conoscere questo albero, non tutti gli alberi.

Dalla certezza sensibile si passa alla percezione: le varie determinazioni delle cose (forma, colore,sapore di un frutto) possono essere colte come parti dell'unità (frutto) solo grazie al soggetto che le comprende come tali.
La percezione diventa quindi intelletto quando si riconosce nell’oggetto una forza che agisce secondo una legge determinata. Dunque l’oggetto è percepito come un semplice fenomeno distinto dall’essenza stessa dell’oggetto.
La coscienza ottiene dunque consapevolezza della sua funzione “produttiva” nella costituzione del senso delle cose. Da qui orienta l'indagine conoscitiva sul soggetto trovandosi di fronte all'esigenza del riconoscimento di sé attraverso l'altro. Infatti è solo attraverso il rapporto con l'altro che l'autocoscienza può ricevere conferma della propria identità. Ma ciò implica il conflitto, l'incontro-scontro con l'autocoscienza dell'altro.
La storia delle autocoscienze altro non è che la storia del genere umano:
La prima coscienza è quella della dicotomia Signoria-Servitù ed indica il difficile percorso che l'idea di libertà deve compiere per affermarsi nel mondo. Le coscienze devono affrontare la lotta per giungere alla piena consapevolezza del proprio essere. Ma la lotta non si risolve con la morte, bensì con il sottomettersi di una coscienza all’altra secondo la logica di servo-padrone. Il padrone rappresenta colui che ha messo a repentaglio la propria vita per vincere il conflitto e ottenere l'indipendenza mentre il servo è colui che per paura della morte ha deciso di sottomettersi al padrone perdendo la libertà. Tale rapporto è destinato a rovesciarsi quando il servo arriva alla coscienza della propria dignità e della propria libertà, allora il signore decade e si afferma il diritto di entrambi i soggetti alla libertà.
La seconda forma di coscienza è lo Stoicismo e lo scetticismo: lo stoicismo celebra la libertà del saggio nei confronti di ciò che lo circonda, ma si tratta di una libertà solo interiore, poiché i condizionamenti permangono. Con lo scetticismo si ha la negazione del mondo. Secondo Hegel lo scettico si contraddice poiché dichiara che tutto e falsa pretendendo di dire qualcosa di vero.
Ciò porta alla Coscienza Infelice che trova il suo corrispettivo storico nella coscienza religiosa medioevale. Essa rappresenta l'infelice condizione della coscienza che avverte se stessa come qualcosa di limitato e inadeguato in rapporto all'infinità divina a cui ambisce. Essa è più devozione che pensiero, ovvero è dipendenza della coscienza singola dalla coscienza divina. La coscienza infelice giunge all’ascetismo. Nell’ascetismo la coscienza riconosce l’infelicità e la miseria della carne e tende quindi verso l’unificazione con Dio. Grazie a questa unificazione la coscienza giunge a capire di essere essa stessa coscienza assoluta. Ciò secondo Hegel avviene nel Rinascimento quando l'uomo inizia a cercare il divino in sé e nel mondo.
L'autocoscienza diventa ragione e assume in se ogni realtà. “La ragione è la certezza di essere ogni realtà.”Ma questa certezza intuita per divenire verità si deve giustificare:
Il primo tentativo di giustificazione è un Inquieto Cercare nella natura. Questa fase storica è quella del naturalismo rinascimentale e dell’empirismo. La coscienza crede di cercare l’essenza delle cose e invece non cerca altro che se stessa.
Delusa dalle ricerche naturalistiche la coscienza si butta nella Ricerca del Piacere. E’ questa la fase rappresentata dal Faust di Goethe, per cui chi cerca il piacere ne rimane deluso e travolto.
Nella ricerca del piacere la coscienza si imbatte nella Legge del Cuore(Romanticismo) che urta contro la legge di tutti e impedisce di costruire qualcosa di universale.
Per sconfiggere la legge di tutti i Romantici si rifanno alla Virtù ossia un agire che aspira alla dimensione dell'universalità (l'imperativo categorico di Kant) ma per Hegel è ancora insufficiente perchè è un'etica che insiste sul dover essere anziché sull'essere.
Alla fine la coscienza riconosce di non cercare altro che se stessa ed entra nella fase dell’eticità ovvero quando la coscienza diviene cosciente di se stessa e si realizza nelle istituzioni storico-politiche di un popolo e in particolare nello Stato. Nell’eticità non c’è contrapposizione tra dover essere ed essere come nella moralità kantiana. Nell’eticità dover essere e realtà coincidono perfettamente in quanto“ciò che è reale è razionale e ciò che è razionale è reale.”

La logica e la filosofia della natura
Hegel analizza l'intero processo di realizzazione dello spirito assoluto che avviene attraverso tre momenti dialettici:
1. tesi: l'idea in sé e per sé, cioè l'idea nella sua struttura logico-razionale. Corrisponde alla logica
2. antitesi: l'idea fuori di sé, cioè nel suo estraniarsi nel mondo concreto. Corrisponde alla filosofia della natura
3. sintesi: l'idea che ritorna in sé, ossia lo spirito che dopo essersi alienato nella natura ritorna presso di sé nell'uomo. Corrisponde alla filosofia dello spirito.
La filosofia dello spirito
ha come oggetto l'idea che ritorna in sé (sintesi). Essa si distingue in spirito soggettivo, oggettivo e assoluto.
Lo spirito soggettivo è quello legato all'individuo e alla finitudine e comprende l'antropologia, fenomenologia e la psicologia.
Lo spirito oggettivo, è lo spirito che si realizza esteriormente, nelle istituzioni sociali e politiche. I tre momenti che caratterizzano la filosofia dello spirito oggettivo sono: diritto, morale ed eticità.
Il diritto nasce dalla volontàlibera degli uomini ed è costituito dalle norme che regolano i rapporti tra le persone. Il contratto è la prima forma di relazione giuridica che si istituisce tra gli uomini che regola i rapporti di proprietà. Nello stipulare i contratti le persone si riconoscono come soggetti di diritto e sono legittimate ad avere una proprietà privata. Se esiste il diritto si deve ammettere la possibilità della violazione delle sue norme, chiamato anche delitto nei casi più gravi come l'omicidio; ciò richiede necessariamente una pena. Contrariamente al pensiero illuminista di Cesare Beccaria, Hegel non attribuisce alla pena una funzione rieducativa ma quella di ripristinare l'ordine giuridico e razionale violato. Per Hegel attraverso la punizione il delinquente viene “onorato come essere razionale”. Tutto ciò comporta che lo stato debba essere inflessibile.
La moralità riguarda la sfera privata e soggettiva e comprende l'ambito delle intenzioni e dei proponimenti grazie ai quali l'uomo si esplica come soggetto libero e responsabile delle proprie azioni. La morale è caratterizzata dalla separazione tra il soggetto che deve agire e il bene che deve essere realizzato.
Per superare questa contraddizione tra bene e soggettività è necessario passare all'eticità.
L'eticità si riferisce al complesso dei doveri che il singolo ha verso la comunità di cui fa parte. È dunque la realizzazione del bene nelle forme istituzionali: la famiglia, la società civile e lo stato.
La famiglia è la prima articolazione dell'eticità, ovvero l'istituzione naturale e immediata in cui il rapporto istintivo tra i sessi si trasforma in unità spirituale basata sull'amore. Essa implica il matrimonio, il patrimonio familiare e l'educazione dei figli. Però ad un certo punto la famiglia si deve sciogliere e i discendenti, uscendone quando hanno compiuto la maggiore età, devono essere riconosciuti come persone di diritto e capaci di formare altre famiglie.
Ciò porta alla formazione della società civile che svolge un ruolo di cerniera tra la vita dell'individuo e quella collettiva. Contrariamente dalla famiglia la società civile è costituita da individui estranei tra loro ma a essa spetta il compito di assicurare il benessere dei cittadini, favorire la produzione e lo scambio dei beni, amministrare la giustizia e favorire l'armonia sociale. Deve perciò provvedere al sistema dei bisogni e alla cura degli interessi. L'individui diventa cittadino solo nella società civile, l'uomo diventa propriamente uomo attraverso la soddisfazione dei suoi bisogni e il riconoscimento dei suoi diritti e doveri.
Tra i compiti essenziali della società civile vi è quello dell'educazione dei giovani al di fuori della famiglia, attraverso la loro preparazione alla vita per mezzo di corsi di studio. Un altro compito essenziale è quello di moderare gli egoismi privati e l'accumulo delle ricchezze attraverso associazioni sindacali e professionali in grado di tutelare gli interessi dei gruppi o delle classi sociali. Queste ultime si dividono in tre classi: quella degli agricoltori che hanno il patrimonio nei prodotti naturali e nella terra che lavora; quella dei lavoratori dell'industria e del commercio e la classe dei funzionari pubblici che si occupa degli interessi generali dello stato sociale.
Lo stato è il supremo moderatore del conflitto sociale e il garante dell'esercizio dei diritti di ogni persona. È la massima incarnazione della razionalità e dell'universalità. Hegel arriva ad una vera divinizzazione dello stato affermando che gli individui hanno il dovere supremo di essere componenti dello stato.
Hegel ritiene che il potere dello stato non derivi da un contratto sociale perchè se così fosse lo stato non sarebbe l'espressione della ragione universale ma dell'arbitrio dei singoli. Lo stato ha il compito di risolvere i contrasti della società civile, facendo prevalere le ragioni del bene collettivo su ogni cosa. In questo senso lo stato è sostanza etica ovvero incarnazione storica e istituzionale dello spirito di un popolo: non è il risultato delle singole volontà ma viene prima degli individui. È un modello organicistico: lo stato hegeliano è una unione e non un'associazione, una totalità e non un aggregato, un organismo vivente e non un prodotto artificiale.
Per Hegel la migliore forma di governo è la monarchia costituzionale, in particolare quella prussiana in cui si fondano autorità e modernità. Al di fuori dello stato monarchico gli uomini sono soltanto una moltitudine senza senso e senza forma. Hegel attribuisce alla monarchia costituzionale tre poteri: legislativo, esecutivo e il potere del principe a cui compete di dire l'ultima parola sulle leggi e sulle decisioni da prendere.
Per quanto riguarda i rapporti tra gli stati Hegel ritiene che difronte alle controversie insanabili non ci sia altro rimedio che la guerra che è necessaria ed eticamente opportuna. È necessaria in quanto essendo ogni stato in sé autonomo e indipendente, non può riconoscere nessuna istanza superiore. Inoltre il filosofo afferma che la guerra è auspicabile perchè è un antidoto contro l'infiacchimento dei popoli.

Lo spirito assoluto
lo spirito oggettivo diventa assoluto in quanto la ragione ritorna finalmente in se stessa scoprendosi infinita perchè porta in sé tutta la realtà molteplice e finita del mondo. Lo spirito diventa assoluto per gradi successivi attraverso l'arte, la religione e la filosofia che si differiscono non per l'oggetto ma per la modalità con cui lo esprimono. L'arte mediante l'intuizione sensibile, la religione con la rappresentazione e la filosofia con il puro concetto.
Nell'arte lo spirito assoluto acquista consapevolezza di sé nella forma dell'intuizione sensibile. L'arte consente di comprendere in modo intuitivo e immediato la compenetrazione tra spirito (contenuto ideale) e natura (materia) superando la rottura tra soggetto e oggetto e facendo esperienza della loro unità e armonia. Hegel individua tre forme di arte:
l'arte simbolica:tipica dei paesi orientali che implica uno squilibrio tra contenuto e forma a favore della seconda-
l'arte classica: greca, implica una perfetta armonia tra contenuto ed espressione sensibile
l'arte romantica: implica un nuovo squilibrio tre contenuto e forma a favore però del primo.
Hegel coglie dunque l'incapacità dell'arte di esprimere la complessa spiritualità dei moderni e teorizza la sua estinzione. Con il concetto di “morte dell'arte”non intende sancire la fine di tale disciplina ma affermare che l'arte si rivela inferiore alla filosofia come modalità di espressione dell'idea.
Nella religione l'assoluto si manifesta nella rappresentazione ovvero attraverso un pensiero metaforico, superiore all'intuizione sensibile perchè maggiormente svincolata dalla materia ma inferiore al concetto. Essa si serve ancora dei miti e dei riti, senza riuscire a cogliere l'essenza dialettica della verità. La religione tende al pensiero puro dell'infinito, ma si tratta di un tentativo non riuscito, perchè limitato dall'utilizzo delle forme esteriori della rappresentazione religiosa. Questa situazione si ripete di continuo nella vita dei fedeli che aspirano a fondersi con dio ma sanno che è impossibile (coscienza infelice). Per Hegel il cristianesimo è la migliore forma di religione perchè dio viene colto come puro spirito e la dedizione al dovere morale e alla vita interiore è prioritaria, si avvicina dunque molto ai concetti filosofici.
Nella filosofia lo spirito si comprende mediante il concetto. La filosofia coincide con la storia perchè quest'ultima è il dispiegarsi progressivo dell'idea. La filosofia coincide con l'intero processo del divenire della verità, di cui l'idealismo rappresenta la conclusione. Per Hegel la sua filosofia costituisce la filosofia definitiva in essa è lo spirito stesso che si esprime e porta a termine il suo cammino. L'idealismo hegeliano è panlogico in cui cioè tutto viene ricondotto a una superiore visione logica e razionale. In tale prospettiva la realtà è l'espressione di un disegno razionalmente perseguito dallo spirito.

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