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Gehlen - Modelli della filosofia classica


Nei primi due capitoli del testo "Morale e ipermorale" (1969) si ha l’analisi di due figure della storia della filosofia, Antistene e Zenone. Secondo Gehlen, si tratta di due esempi, tra i primi nella storia della filosofia (politica, in particolare) in cui si registra il sistematico distacco tra l’etica individuale e l’etica delle istituzioni.
I cinici portarono avanti l’aspetto più anticonformista di Socrate, in una radical forma solipsistica del “conosci te stesso”, nel senso della possibilità di conoscere davvero soltanto la propria individualità singola e diretta, rinunciando ad altri generi di conoscenza astratta (in senso platonico). Antistene viene ricordato per aver dato formulazione molto chiara e sintetica di questo anti-platonismo. Ciò include anche il rifiuto, come forma di dogmatismo, delle istituzioni della città, in quanto non esiste garanzia che siano copia ideale di un modello di giustizia assoluta. Il cinico si concentra sulla ricerca dell’equilibrio individuale e rifiuta l’impegno al di fuori di ciò. La ricerca dell’individualismo estremo, rinuncia alle passioni che minano l’equilibrio interiore, rinuncia dunque all’impegno politico e rifiuto delle convenzioni sociali di base, qualsiasi genere d’impegno che non sia rivolto alla libertà individuale assoluta.
Zenone è stato a sua volta storicamente influenzato dal cinismo, con la differenza fondamentale nell’idea della razionalità della realtà, che lo stoicismo afferma con forza, ma con la visione di un cosmo (Logos) razionale da cui la città si è slegata. La politica è divenuta una sacca d’irrazionalità in un cosmo altrimenti ordinato. Strade diverse che portano comunque all’individualismo.
Si tratta di due figure utili all’introdurre la situazione della modernità: sarebbero, secondo Gehlen, i primi “soggettivisti”, che rinunciano alla dedizione ai vincoli e modelli ideali, di dimensioni collettivo-politiche. Sono prototipo dell’individuo contemporaneo che cerca la realizzazione della sua ricerca di senso nell’autosufficienza tramite tecniche prese come fini a se stesse ed esulate dal loro contesto istituzionale d’origine. Gehlen rifiuta l’idea della non coerenza di fondo tra razionalità del “cosmo” e irrazionalità della politica: l’irrazionale giunge dall’essere umano, dal caos pulsionale e percettivo, e sono proprio le istituzioni lo strumento per riportare l’ordine. L’unica possibilità per individuare la razionalità, l’essere umano la trova nella cultura. Agli stoici non perdona l’introduzione della nozione di diritto di natura in contrapposizione al diritto della città: l’irrazionalità della polis sarebbe migliorabile dal basso, dall’individuo che, in quanto tale e per natura, ha il diritto di criticare le istituzioni. Ciò rende lo stoicismo dunque molto più pericoloso del cinismo, il quale non si spinge alla critica sistematica oltre la volontà di disimpegno. Il saggio stoico si arroga invece il diritto di criticare, per diritto di natura, l’irrazionalità delle istituzioni.
Queste sacche di pensiero critico, nella storia delle filosofia sempre tendenzialmente minoritarie, si affermano in modo estremo nel mondo contemporaneo, una volta riemerse nel Rinascimento e esplose con l’Illuminismo. I due esempi sopra riportati sono campanelli d’allarme a dimostranza di come, non appena la città si indebolisce, affiorino pensatori che affermano il diritto di ribellarsi all’istituzione.
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