Mongo95 di Mongo95
Ominide 7665 punti

Gehlen - Caoticità e disordine pratico-morale


L’etica a quattro radici intende sottolineare la naturale “caoticità” antropologica dell’essere umano. Gehlen rappresenta lo stato “normale” della vita etica quotidiana con la coesistenza piuttosto equilibrata delle radici. Criticando l’Illuminismo, in quando atteggiamento stabile di critica intellettuale, che inoltre prevede un genere di etica dedotta a partire da principi filosofici astratti e universali, che ha il risultato di essere essa stessa astratta.
In Gehlen non si trova un ruolo diretto/oggettivo della trascendenza (la religione è un’istituzione al pari delle altre nel conferire ordine all’azione, ma non ha maggiore contenuto di verità teoretica, che può anche essere indifferente al suo valore funzionale sociale), piuttosto, nella modernità, si assiste ad una “pluralità di istante ultime”, che esclude la provenienza sovrannaturale effettiva del religioso. La fondazione pulsionale è l’unica via per pensare, dal punto di vista strettamente antropologico, l’origine dell’etica.
Sta di fatto che la situazione quotidiana è di “normale disordine pratico-morale”, coesistenza latamente conflittuale delle radici nel singolo individuo. Quando il conflitto emerge e una radice riesce a prevalere, si ha la “polarizzazione degli impulsi etici”, che provoca aumento d’aggressività nella pratica coinvolta, riducendo il tutto a “semplice fatto fisiologico”. Si può parlare allora per esempio di “pacifismo inviperito”, oppure “umanitarismo spietato”. Tutto ciò affermato per convincere il letto che le quattro radici devono continuare a coesistere nel disordine fisiologico.
In un certo senso il “disordine” è controllato dalle istituzioni, radice che non diventa mai radicale come le altre nella sopraffazione. L’ethos istituzionale divenuto egemone non rappresenta una degenerazione, ma un ordine sì molto forte ma che lascia comunque esistere in una certa forma le altre fonti. Piuttosto, in tale ambito esse hanno maggiore possibilità di essere sviluppate in modo positivo. All’interno delle forme istituzionali la pulsionalità trova un suo equilibrio, maggiore fonte di felicità per l’individuo. L’aggressività stessa diviene funzionale e resa utile alle istituzioni (es. l’esercito). Si nota nuovamente il ruolo di esonero, cioè la non necessità di decidere riguardo il soddisfacimento dei bisogni pulsioni.
Non è certamente una coesistenza perfetta. Il disordine permane creando continuamente conflitti nella situazione etica e psicologica dell’individuo. Ma si tratta del massimo equilibrio possibile per la condizione umana, con una posizione di relativa egemonia della fonte istituzionale. Le altre forme sarebbero più squilibrate e rischiose.
Hai bisogno di aiuto in Filosofia Contemporanea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email