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L’uomo nell’era della tecnica (1957) - Arnold Gehlen


La peculiare situazione della configurazione culturale moderna è quella di istituzioni automatizzate ed insensate a cui corrispondono individui in stato di cronica riflessione ed in perpetuo deficit di senso. In tale opera si ha dunque un’analisi antropologica della tecnica, a cui uno dei contributi più importanti è stato Die Frage nach der Technik (1954) di Heidegger.
Egli riteneva che la tecnica rappresentasse il compimento dell’atteggiamento metafisico fondamentale dell’occidente, che tratta gli enti come riserve calcolabili e disponibili e si preclude l’apertura al darsi dell’essere.
L’impostazione di Gehlen è fondamentalmente diversa. Da un punto di vista di antropologia elementare, la tecnica non è espressione di una particolare disposizione del rapporto ontologico tra l’uomo e l’essere, ma parte integrante del complesso di istituzioni che stabilizza il rapporto dell’uomo con l’ambiente. L’uomo è da sempre e per essenza tecnico, il suo agire pratico deve elaborare e stabilizzare delle forme culturali dell’azione. La tecnica rientra nel rapporto “normale” dell’uomo con il mondo esterno. Un secondo significato del termine “tecnica” consente di definire la modernità (occidentale) come “era della tecnica” per eccellenza, in cui si riscontra un inedito disintegrarsi della struttura istituzionale delle configurazioni culturali premoderne (secolarizzazione) che porta alla perdita di valore delle istituzioni in quanto tali. Esse decadono a istanze organizzative, non vengono più percepite come entità autonomamente esistenti ma come funzioni che dipendono dalla materia (società) che devono organizzare, e possono quindi essere lasciate all’arbitrio di qualunque improvvisato riformatore.
Da ciò emergono tendenze organizzative egemoni, cioè la tecnica, la scienza naturale e la forma di produzione capitalistica. A differenziare l’età moderna da quelle precedenti non è una tecnica astrattamente intesa, ma una struttura storico-istituzionale. Le istituzioni tecnico-scientifico-capitalistiche hanno raggiunto un tale grado di autonomizzazione dai singoli individui e la loro comprensione è divenuta a tal punto specializzata che esse sono divenute strutture incomprensibili e tuttavia preponderanti. La civiltà moderna non sa più rispondere al bisogno tipicamente umano dell’azione dotata di senso.
Scomparsa la possibilità dell’azione sorretta dalle istituzioni, unico ambito per l’uomo in cui formare un’esperienza effettiva del mondo, all’individuo moderno non resta che l’astratta ed intellettualistica via delle opinioni. Nell’era della tecnica, l’agire individuale è informato da un fondamentale soggettivismo e quindi costantemente minacciato. Gehlen non esclude tuttavia la possibilità che singoli individui riescano a trovare delle modalità di autodisciplina e autoregolazione in grado di sostituirsi alle istituzioni, e di consentire così la realizzazione di compiti di portata sovra-individuale e che richiedono stabilità di carattere e capacità di sacrificio duraturo.
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