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Adorno - Storia e spirito


Adorno riconosce che nel mondo contemporaneo, unificato in un processo globale, è più complesso identificare un concetto universale di storia: la scienza storica positivista ha negato la concezione di continuità senza interruzioni. Non si può però negare l’esistenza di una saldatura tra i momenti caoticamente disgregati della storia, il cui arco è tracciabile dal dominio della natura, per passare al dominio sugli uomini, fino al dominio sulla natura interiore.
La storia è sintesi di continuità e discontinuità, la società stessa si mantiene viva tramite l’antagonismo: non c’è una storia universale che conduca dal selvaggio all’umanità, ma certo una che porta dalla fionda alla megabomba . Se si ammette che l’antagonismo è contingente, arcaica modalità di presa del potere, allora la costruzione dello spirito del mondo crolla. Piuttosto, il fatto che il dominio perduri nella storia segna il trionfo dell’idea che l’antagonismo abbia origine dalla necessità della sopravvivenza del genere umano, e che quindi il dominio stesso sia forma inevitabile di organizzazione sociale, necessario fino a che esisterà una siffatta civiltà .
Tanto più l’universale si identifica con il soggetto collettivo, maggiormente il dominio è violento sugli uomini e li fa scomparire in quanto soggetti. Hegel, in tal senso, parla di spirito del popolo , cioè la coscienza collettiva, in realtà mero epifenomeno, che viene posta come obiettivo del reale processo di produzione e riproduzione della società. Lo spirito deve realizzarsi nel mondo esistente in tutto l’insieme delle sue istituzioni (religione, culto, costumi, usanze, leggi politiche, etc.). Ma è un processo privo di sostanzialità, ritiene Adorno , il precetto che gli individui dovrebbero farsi secondo l’essere sostanziale è dispotico; le caratteristiche attribuite ipertroficamente agli spiriti dei popoli come individualità collettive sono sottratte all’individualità del singolo essere umano che, nella connessione totale sociale, è relegato a esecutore dell’universale. Gli uomini, consegnati all’ordine collettivo, perdono identità autentica, al punto che si può affermare che la costituzione propria dell’individuo muta storicamente. Dal punto di vista metaspicologico, è corretto parlare di regressione, la spontaneità delle azioni viene degradata in pseudoattività, stupidità. Lo stesso motore dell’autoconservazione viene deviato nel fissare i mezzi come scopi, razionalmente non legittimati, così che la stessa perpetuazione della vita perde di significato e importanza. L’universalità dell’identità totale viene divinizzata. In tale quadro di necessità, il soggetto viene a tal punto distanziato dalla sua ipostatizzazione nello spirito del popolo ma non trarne più alcun frutto per la propria libertà.
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