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Socrate

In questo contesto politico e culturale emerge la figura di Socrate inizialmente anch’egli collocato nell’ambito dei Sofisti.
Ma Socrate ben presto si distacca dalla pratica dei Sofisti e mette al centro della sua ricerca, la verità, la virtù e il bene.
Di Socrate non si ha nessuna testimonianza scritta diretta e tutto quello che di lui si conosce lo si deve a due fonti: il filosofo Platone nei Dialoghi e lo scrittore di commedie Aristofane nell’opera Le nuvole. Il racconto e l’immagine che i due danno di Socrate, peraltro, è profondamente diversa e contraddittoria.

• Secondo la visione di Platone che dedicherà al suo maestro gran parte dei suoi scritti giovanili, Socrate è un eroe, un martire della libertà del pensiero, il primo vero martire della filosofia, colui che per amore della verità e della conoscenza ha sacrificato la propria vita e che pur potendo sfuggire alla condanna ha scelto di affrontarla per coerenza e rispetto alla sacralità delle leggi della polis e della comunità, le stesse che ingiustamente lo avevano messo sotto accusa e condannato a morte.

• Secondo la visione di Aristofane, invece, Socrate appare come uno scocciatore che si aggira per l’Agorà, infastidendo come un tafano i cittadini ateniesi, soprattutto quelli giovani e piacenti, circuendoli con le sue domande insensate e i suoi discorsi sconclusionati. Insomma un Socrate che appare brutto di aspetto, vecchio e grasso, mezzo ubriaco come un satiro, un sileno, un impostore, un ingannatore e un ciarlatano bravo solamente a punzecchiare la mente dei suoi giovani ascoltatori, confondendoli e corrompendoli.

Al di là di quale sia il vero Socrate, è fondamentale che o lui o l’immagine idealizzata che di lui ci ha restituito Platone, abbiano posto al centro un nuovo metodo d’indagine filosofica, che pur partendo dal relativismo e dall’anticonformismo dei Sofisti, ha rimesso al centro di tutto la questione della verità e del bene.
Quindi Socrate è un innovatore che guarda al passato, innovatore in quanto come i Sofisti vuole criticare tutte le superstizioni e le superficialità delle conoscenze religiose o le incoerenze dei primi filosofi, dall’altra guarda al passato, perché non nega come i facevano i Sofisti, l’esistenza di valori assoluti ed eterni, di principi stabili e saldi cui l’uomo deve ancorare il proprio essere.

La novità è che l’archè, la verità, il bene assoluto e certo, non sono più da ricercare nella natura o in qualche principio trascendente rispetto all’uomo, ma sono racchiusi nell’uomo stesso, nel soggetto, nell’Io, nella coscienza e dunque la vera ricerca da compiere è quella che ha come oggetto d’indagine non la natura e il cosmo, ma il proprio io.
Il bene secondo Socrate consiste nella ricerca, sia personale, a partire dalla conoscenza di se stessi (dialogo con il proprio daemon, doppio, interiore), sia quella stimolata e arricchita dal confronto con l’altro (dialogo tra il maestro e l’allievo).
Il dialogo socratico ha come obiettivo la distruzione dei pregiudizi e delle opinioni affermate senza consapevolezza, motivo per il quale per ogni cosa bisogna non dare una descrizione superficiale, parziale e non argomentata, ma chiedersi il Ti Estì, cioè Che Cos’è, Che cosa significa quel concetto, quella parola, quel giudizio nella sua essenza profonda: che cos’è la verità, che cos’è la virtù, che cos’è la giustizia, che cos’è la bellezza, che cos’è l’anima etc.
Domande a cui possiamo dare risposte autentiche solo guardando prima di tutto in noi stessi e dando vita ad un processo di decostruzione di quanto prima ci si illudeva di sapere e prendendo coscienza invece che tutto quanto prima sembrava fosse vero e chiaro, in realtà era solo una falsa conoscenza, ottenuta per sentito dire, opinione, abitudine, acquisito passivamente.

Il primo passo verso la verità e la conoscenza, quindi, non può essere altro che prendere coscienza attraverso il dialogo con il proprio daemon della propria ignoranza (Conosci te stesso).

Attraverso la tecnica dell’ironia e l’arte della maieutica Socrate mira a demolire i convincimenti espressi senza alcuna partecipazione attiva ed autentica (pregiudizi) e a stimolare, al contrario, la ricerca di una conoscenza più profonda e partecipata.

L’ironia rappresenta la fase di smontaggio delle certezze che si pensava di possedere, una tecnica fondata soprattutto sulla domanda incessante, piuttosto che sulla risposta. Il maestro finge di non sapere o di non aver compreso quanto affermato dall’interlocutore, oppure rende le affermazioni di questi a tal punto ridicole e contraddittorie che chi le ha pronunziate si renda conto dell’imperfezione e dell’incoerenza di quanto prima sembrava chiaro e assolutamente inconfutabile e certo.
La maieutica, rappresenta la fase propositiva consistente nella tecnica del far partorire la verità all’allievo stesso, accompagnandolo nella ricerca e nella scoperta di quanto l’allievo possiede già in sé, nella propria anima: portare alla luce la verità, come la levatrice porta alla luce la vita accompagnando e guidando le puerpere a sopportare i dolori del parto.
Per Socrate non conta la definizione di cosa sia la verità, ma conta il metodo di ricerca e il fine per cui si attiva tale ricerca. Non contano le risposte, il compenso in denaro, il successo o il prestigio politico, conta, invece, la ricerca fine a se stessa, l’unica in grado di aprire la strada alla verità e di liberare la mente dagli inganni, dalle superstizioni, dalla tirannia delle opinioni.
La tirannia delle opinioni e della maggioranza dominava, infatti, nella Polis ateniese ai tempi di Socrate, e riduceva la democrazia (governo dei demi) sempre più simile ad un gioco senza regole, dove si affermava il punto di vista della fazione in quel momento più forte economicamente o più acclamata dal popolo (demagogia), creando conflitti perenni, corruzione, instabilità e disordini che mettevano in pericolo il bene comune.

In questo contesto crescerà e si affermerà la nuova dottrina elaborata da un allievo di Socrate, la filosofia platonica.

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