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Platone


La dicotomia di Platone verrà amplificata da Cartesio, che però riporterà in capo al soggetto pensante la responsabilità della conoscenza, ma dovendo anch’egli stabilire come si passa dalla cosa che penso alla cosa che esiste. Platone risolve questo problema secondo una classifica hce egli pone tra le idee le le cose, che possono stare tra di loro in una relazione graduale. Dunque le cose sono in rapporto di imitazione, di partecipazione o di rpesenza, ocme egli dice. Cosa vuol dire imitazione, partecipazione o presenza? Platone parla della mimesi, la relazione meno interessante dal punto di vista gnoseologico e anche la più semplice da comprendere: le idee stanno nell’iperuranio, che è il mondo delle idee, gli oggetti della realtà stanno nel mondo delle cose e sono una copia sbiadita. Non vi è nessun tipo di relazione, se non un’imitazione imitative. Da una matrice originale possiamo proporre una serie di imitazioni rispetto all’archetipo. La distanza massima è la relazione tra le idee e le cose, che è la certificazione di questa divaricazione tra l’ideale e il reale. Però, dice Platone, alcuni di questi oggetti del reale, per la loro complessità e per il fatto di non essere soltanto degli oggetti materiali, devono poter in qualche modo possedere in sé una traccia dell’idea. Due possono essere queste tracce: o una traccia per cui esse sono presenti nelle cose, cioè hanno una loro particolare presenza nelle cose, non vi è una enorme distanza tra il mondo ideale e il mondo reale, vi è anzi una sorta di corrispondenza biunivoca, come se le idee e
le cose si richiamassero a vicenda; anche i pensieri sono oggetti del reale mentale, e il nostro reale mentale è vivido quanto gli oggetti materiali. La parusia (dal greco parà on) è la partecipazione dell’idea nella cosa. C’è un contatto, una vicinanza stretta, tra l’idea e la cosa. Nella parusia l’idea abita l’oggetto, ci sta presso. Questa è la forma più compiuta di interazione tra le idee e le cose. Andare per ipreruranei è superficiale nel ragionamento che si fa su Platone, seppur il mondo reale e il mondo ideale rimangono mondi separati, gnoseologicamente e ontologicamente, ma che si evocano e si abitano in certe circostanze. Com’èpossibile accedere al mondo ideale? Essendo un mondo ideale, ed essendo noi creature del reale, essendo noi creature senzienti, inanzitutto dobbiamo sapere che le nostre prime forme di conoscenza passano dal corpo. Il corpo senziente, dice Platone, quella conoscenza empirica, è una conoscenza limitata, che può espletarsi nel mondo sotto il cielo, ma non può ambire a cogliere il contenuto e gli oggetti del mondo sopra il cielo, cioè dell’iperuranio, che è la sede ideale. Quindi che cosa è necessario perché noi psosiamo cogliere dal punto di vista gnoseologico? Ci vuole un percorso di conoscenza che, attraendosi dalla percezione empirico-sensoriale, faccia un tipo di percorso intellettivo. Per dare l’idea di questo perocrso platone usa un termine e una metafora. Il termine è visione, la metafora è la vista. Con la vista noi abbiamo la possibilità sia di dare conteza e giustificazione degli oggetti del reale secondo la loro dimensione empirica, sia anche, così come noi siamo in grado, attraverso i sensi della vista, di vedero l’oggetto, possiamo cogliere l’idea della sua sede ideale, attravers oil nostro intelletto, può giungere alla visione dell’idea. C’è un grande ottimismo nella filosofia di Platone, nella possibilità che l’uomo ha di cogliere gli archetipi utlimi dell’esistenza nella loro dimensione ontologica, che dunque corrisponde alla possibilità gnoseologica. Si chiama realismo razionale.
Non si passa più dal particolare al generale (e qui l'evoluzione del pensiero di Socrate), ma dal generale al particolare, dall'idea esemplare a tutte le sue sfaccettature.
Per platone noi siamo dotati di innatismo: la conoscenza delle idee è già presente, ma va solo attivata tramite il processo di anamnesi. Siamo in grado di conoscere, l'espierienza è soltanto l'espediente che ci consente di intraprendere questo cammino all'insegna della conoscenza. La dottrina dell'anamnesi o del ricordo ha avuto nel tempo e nella storia una serie di interpretazioni.
Platone non salva nulla della stagione sofistica. Odia is ofisti per il loro relativismo, per il fatto di aver dato una prospettiva di senso gnoseologico, ma anche etico, di prospettiva omrale, agli uomini. Per Platone è aberrante dire che tutto è possibile, getta l'uomo in uno stato di frustrazione e incertezza, non gli rende la dignità di cui egli può essere portatore. Tra Protagora, che mette in crisi le certezze degli uomini ma dà loro un criterio di giudizio, e Gorgia, che nega tutto, vi è una differenza: Gorgia si identifica con il nichilismo che nega ogni stabile punto di vista delle cose. I sofisti sono il male della società, sono coloro che hanno causato la morte di Socrate, poichè non lasciano alcuna possibilità di stabilizzare qualsiasi forma di conoscenza o di etica. Per Platone l'unica via percorribile è la restaurazione delle certezze assolute, fatto che si accompagna al recupero di verità fondate, che per questa civiltà si trovano nella religione. Il conservatorismo di Platone si fonda anche su questa sua propenzione a richiamare dei princìpi solidi, validi e immutabili, da cui partire per un'esistenza che abbia un ancoraggio.
L'umanismo di socrate e e dei sofisti è momentaneamente sospeso: l'uomo è tale poichè scegile di fondare in maniera certa e sicura conoscenza ed esistenza. Dunque anche l'umanesimo socratico, seppure non del tutto debellato, certamente è secondario rispetto alla necessità di dare certezze e sicurezze. Nel Platonismo non è l'uomo a misurare la verità, ma è la verità a misurare l'uomo. E' un razionalismo forte, di matrice metafisica, che ritroveremo in tutto il percorso del pensiero occidentale. E' un logos divino. Questa forma di assolutismo combatte il relativismo gnoseologico dei sofisti: il relativismo politico e il relativismo etico. Il percorso dunque è coerente ed integrato, argina l'assolutismo. Il relativismo della conoscenza, il relativismo della società, il relativismo della morale, ridà contorni e confini a queste dimensioni della vita dell'uomo. La realizzazione dell'idea ha una sua identità poichè è garantita dall'idea, così per il pensiero logico, ocsì per l'organizzazione politica della polis, così per l'azione dell'uomo. E' un razionalismo ontologico, gnoseologico ed etico. I termini dell'equaozine platonica: conoscenza delle idee=fondazione di una scienz apolitica che sia universale=pace e giustizia tra gli uomini. Dall'idea del bene, il vertice del mondo delle idee, che attrae a se per perfezione tutte le altre idee, ne risulta un mondo organiziato, ma stabile e sicuro.
La necessità di dare una definizione di amore ci dà la possibilità di spaziare nei vari campi che l’uomo ha dell’esperienza. Questo però non sarebbe sufficiente se il filosofo non ravvisasse il compito di fare sintesi di questi campi e di eleggere quella dimensione d’amore che è più consona rispetto alla filosofia, cioè alla sua espressione massima. L’apice di questa scala gerarchica è la tendenza verso cui ciascun uomo deve mirare, verso cui deve orientare non solo il proprio conoscere, ma anche il proprio agire. Il fondamento della filosofia platonica è una pedagogia, una paideia, un progetto educativo, tanto che l’ultimo dei suoi miti, il mito della caverna, è una sorta di viaggio e iniziazione verso la forma perfetta di conoscenza. Per cui egli non trascura la dimensione che occupa in maniera preponderante, cioè la dimensione affettiva. La cosa originale di Platone è che lui in fondo elabora un’erotica della conoscenza. Possiamo delineare una relazione forte, intrinseca, implicita, tra l’attrazione verso la bellezza, mossa dal desiderio di possederla e la potenza attrattiva verso la conoscenza. Conoscere suscita in noi una componente attrattiva molto forte paragonabile all’attrattiva che ciascuno di noi ha rispetto all’oggetto del suo desiderio d’amore. Questo è importante, dice Platone, perché quando noi siamo attratti dalla bellezza siamo attratti di qualcosa di bello e di buono. L’idea di bellezza ha una sua precisa connotazione nel mondo delle idee. L’attrazione verso la bellezza ha in sé una serie di possibilità: possiamo semplicemente fermarci al primo grado di bellezza, la bellezza verso i corpi belli, e qui parliamo di attrazione amorosa; in questo caso abbiamo raggiunto, dice Platone, un livello base, precludendoci la possibilità di trascendere questo primo grado di bellezza e di andare via via alla scoperta dei gradi successivi, che vanno dal corpo bello alla sua dimensione concettuale. Dice Platone, così come noi veniamo attratti dai corpi belli, se con la stessa energia e motivazione, noi volessimo andare a cogliere il nucleo costitutivo di quel corpo bello, noi cominceremmo a camminare verso la conoscenza, così come essa si configura. Parliamo di un processo ascensionale, che a partire dall’attrazione dell’oggetto materiale ci consente di elevarci al di sopra di esso cogliendone l’essenza ideale. Perciò la conoscenza è un passaggio dal reale bello, all’ideale di bellezza. Noi abbiamo conoscenza d’amore quando, non soffermandoci sul bello reale, compiamo un percorso di perfezionamento verso l’ideale di amore. E allora saremo in grado di distinguere i vari tipi di amore, e scegliere a quale livello fermarci. Dunque la conoscenza non è un accoglimento di un’idea fredda, di una concettualizzazione asettica e avulsa: noi conosciamo se desideriamo conoscere, come amiamo quando desideriamo amare. C’è appunto un’erotica della conoscenza.

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