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Platone, la dottrina delle idee


All'età di vent'anni, Platone divenne discepolo di Socrate; quest'ultimo affermava che l'anima sarebbe potuta diventare buona grazie alla conoscenza: se si conosce il bene, non si commetterà il male. Compito di Platone è stabilire ciò che è bene e ciò che non lo è: siccome l'esperienza sensibile è relativa, dato che i 5 sensi non consentono di arrivare ad un'idea unica ed oggettiva del bene, Platone decide di servirsi di un criterio di verità universale, indipendente dall'esperienza sensibile e dalla circostanza nella quale giudichiamo. Volendo concretizzare l'idea di Bene, lo colloca in uno spazio preciso: l'iperuranio (dal greco "al di là del cielo, "delle cose sensibili), una realtà dotata di esistenza a sè stante, da sempre esistita e raggiungibile soltanto con l'intelletto, a cui Platone dà le stesse caratteristiche dell'essere di Parmenide (immutabile e perfetta).
Quindi c'è una netta separazione tra il mondo sensibile e il mondo delle idee (o Iperuranio) e ciò viene indicato come dualismo ontologico(dell'essere) e dualismo gnoseologico (da "gnoseologia" che studia fondamenti, limiti e validità della conoscenza): esistono due principi opposti, uno reale proprio delle cose e uno metafisico, ovvero che va al di là della conoscibilità sensoriale, due facce della stessa medaglia.
Ma che tipo di rapporto c'è tra le idee e le cose?
Platone parla di una relazione di:
-Mimesi quando le cose sensibili sono copie delle idee (imitazione);
-Metessi quando le cose sensibili sono parte dell'idea, ne sono compresi (partecipazione);
-Parusìa quando cosa sensibile e idea coincidono (presenza).
Platone identificando la verità con le idee, raggiunge un punta di vista universale, principi validi per tutti.

NB: Anche le idee hanno le caratteristiche dell'essere di Parmenide, oltre all'Iperuranio.

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