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Essere e Proemio


L’essere eterno, ingenerato, immutabile, uno, di Parmenide ha i caratteri opposti a ciò che è materiale, sensibile, soggetto al divenire, ma contiene un’ambiguità di fondo: il verbo essere. Esso è utilizzabile come copula in una proposizione (“Socrate è un filosofo”), oppure può costituirsi come affermazione di esistenza (“Socrate è”, nel senso di “esiste”). In Parmenide si afferma come termine astratto, sen-za plurale e neutro (“l’essere”) che designa la realtà in generale. Solo la ragione è in grado di coglierlo, poiché dal punto di vista della sensibilità e dell’opinione la realtà si mostra solo come molteplicità (cioè come aggregato di impressioni diverse) e come divenire, quindi come confusione fra essere e non-essere. Per la ragione molteplicità e divenire sono solo apparenza, mentre la realtà è una, immutabile, eterna e necessaria (in quanto l’essere “non può non essere”). La concezione parmenidea dell’essere porrà le fondamenta dell’ontologia (studio dell’essere) e diverrà punto di riferimento costante della filosofia dei secoli successivi.

Nel Proemio del canto, Parmenide fa un viaggio verso la luce,verso la verità.
È una dea ad annunciare la Verità al filosofo,chiamato a percorrere una via che non è battuta dagli uomini,ma che è giustizia e legge divina.
La dea anticipa i sentieri della ricerca filosofica e della conoscenza: quelli della verità ben rotonda,dell'opinione erronea e dell'opinione plausibie.

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