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Parmenide


Parmenide di Elea è il fondatore della scuola eleatica (Eleismo). Egli nacque nel 550 a.C. ed era probabilmente aristocratico. La sua filosofia, come quella di Eraclito, era destinata solo a pochi eletti. Diversamente dai filosofi della Physis, Parmenide cerca la verità con la ragione e non con la sensibilità. Egli è il creatore di un modo di pensare, chiamato ontologia (= studio dell’essere in quanto tale); egli studia gli elementi strutturali/essenziali dell’essere o l’essenza (opposta all’accidente, che è qualcosa che cambia nel tempo, mentre l’essenza è ciò che resta invariato). L’accidentalità di qualcosa è ciò che, mutando, non modifica l’essenza. Parmenide quindi studiava l’essenza dell’essere. Egli sosteneva che le opinioni (Doxa) non avessero alcun contenuto di verità. La verità è essenziale e assoluta (sciolta cioè da ogni legame). L’essere è e non può non essere; il nulla, in quanto tale, non esiste. La filosofia di Parmenide è esposta in versi. Infatti, egli sosteneva che tra poesia e filosofia ci fosse un legame indissolubile.

Vocabolario:
• Panteismo: dio ovunque (uno tutto).

Tra i frammenti delle sue opere, è arrivato fino a noi l’intero proemio, dove Parmenide racconta un suo viaggio (metaforico) in cui egli era in un carro trainato da due cavalle e vi erano delle fanciulle che si svelano e che gli indicano il cammino (illuminando la strada); ad un certo punto egli si trova davanti ad un portone, dove vi era la dea Dike (dea Giustizia) con in mano le chiavi che separano le vie della notte (ignoranza) con quelle del giorno (conoscenza). La dea è molto severa e inizialmente non apre a qualsiasi persona; nel caso di Parmenide le giovani intercedono per lui, così la dea gli porge la mano destra (simbolo di verità e fiducia), apre la porta e gli spiega “come stanno le cose”: nella zona della conoscenza possono entrare solo i mortali che hanno una doppia testa. La dea parla a Parmenide dicendogli:
“Conoscerai sia il mondo della verità sia quello dell’apparenza…”
Parmenide non ammette contraddizioni, perché la realtà non può contenerne (altrimenti l’essere non sarebbe uno solo).
L’Aletheia è il sentiero della ragione, che ci porta a conoscere l’essere vero.
La Doxa è il sentiero dei sensi e dell’opinione, che ci portano a conoscere l’essere apparente.
Se si cerca la verità, il mutamento implica il nulla e la contraddizione (l’errore); “Io sono qua” sembra un dato preciso ma lo è solo a livello sensoriale, a livello razionale significa che se “Io sono qua” non solo là.

La filosofia di Parmenide porta alle sue estreme conseguenze la razionalità.
Tutto ciò che i sensi ci dimostrano è una pura illusione fisica: Dea = ragione ≠ sensi. Secondo Parmenide esistono due vie: A=A e A ≠ non A (l’essere è e non può non essere).
Parmenide, sin dalle origini, si pone il compito del superamento delle tradizioni e anche delle religioni (egli vuole spiegare la natura per spiegare la verità con la razionalità). Egli si rifiuta di osservare la natura, rifiuta la tradizione, ma purtroppo non riuscendoci in maniera completa; egli ha divinizzato la ricerca stessa, nella ragione, nell’archè.
Parmenide ha scomodato gli dei per scendere sulla Terra e potergli mostrare la verità. Le cavalle conoscono la verità e le fanciulle la strada; nel suo racconto vi è un elemento divino che illumina il cammino. La dea Dike fa passare attraverso la porta solo coloro che hanno intenzioni pure (il bisogno della verità assoluta, della verità pura.
La ragione ci dice fondamentalmente che l’essere è e non può non essere, mentre il non essere non è e non può essere. Parmenide intende affermare che solo l’essere esiste mentre il non essere per definizione non esiste e non può nemmeno essere pensato. La nostra mente e il linguaggio possono riferirsi solo all’essere, mentre il non essere risulta impensabile e inesprimibile. Sui piani ontologico (della realtà), gnoseologico (del pensiero) e linguistico l’essere esiste mentre il non essere è inspiegabile.
Parmenide elabora anche tre principi logici che saranno teorizzati e codificati solo successivamente:
1. Principio d’identità: qualsiasi cosa che rende un’entità definibile e riconoscibile (espresso in termini logici A=A) definisce l’identità di qualcosa poiché possiede un insieme di qualità o caratteristiche che la distingue da altre realtà; ciò rende due cose una sola (la stessa cosa) o le rende differenti.
2. Non contraddizione: A non è non A; A ≠ non A; A ≠ B; la verità di A (se è vera) indica che A è identico a se stesso e che è diverso da B.
3. Terzo escluso: A o è uguale ad A o è diverso da B, non vi è una terza opzione.

Caratteristiche dell’essere

L’essere è ingenerato e imperituro, poiché il nascere o il morire implicherebbe il non essere/nulla (nascendo, proverrebbe da nulla e morendo si dissolverebbe nel nulla). È anche eterno perché se fosse nel tempo, implicherebbe il non essere del passato (ciò che non è più) e del futuro (ciò che non è ancora). È un presente eterno, concettualizzazione filosofica dell’eternità (ciò che è al di là del tempo). L’essere è immutabile e immobile poiché se mutasse o si muovesse, implicherebbe il non essere in quanto si troverebbe si troverebbe in stati o situazioni in cui prima non si trovava. L’essere è unico e omogeneo perché se fosse molteplice o in sé differenziato, implicherebbe intervalli di non essere. L’essere è anche finito perché secondo la mentalità greca la finitudine risponde positivamente al concetto di perfezione (si utilizza lo sfero/sfera per esemplificare una sorta di pieno assoluto); tutto ciò che è infinito è anche incompiuto (imperfetto). Per ricavare l’idea positiva dell’essere, bisogna esporre le idee negative. Il problema della finitudine risponde al tabù dei greci nei confronti dell’infinito perché non è conoscibile e causa un senso di precarietà. Intuitivamente, Parmenide ha affermato che tutto ciò che esiste è curvo. Anche Einstein affermò che l’universo infinito è curvo. La sfera è la figura geometrica più perfetta (perché i suoi punti sono tutti equidistanti dal centro). Parmenide, parlando dell’essere, parla della verità assoluta in modo ontologico.
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