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Gorgia e la sua vita


Gorgia nasce a Leontini( Sicilia) nel 485/480 a.C. e vive fino all’età di 109 anni.
È stato discepolo di Empedocle di Agrigento, l’inventore della retorica, ma a sua volta ha anche lui degli allievi, “ i gorgiananti” come Tucidide, Alcibiade, Crizia, Isocrate e anche Pericle. Delle sue opere non si sa se esse fossero destinate alla pubblicazione o sia opera dei suoi discepoli, ma comunque di Gorgia abbiamo “l’Encomio di Elena” e “l’Apologia di Palamede”, ma anche “Della natura”. Durante la sua vita egli inoltre conduce un’esistenza virtuosa, senza mai cedere all’impulso del piacere, preoccupandosi di non perdere mai la propria autonomia. Gorgia è un abile oratore, può trattare qualsiasi argomento in base alle circostanze del momento e propone un nuovo modello di sapere basato sulla potenza del logos. Questa sua abilità attira però numerose critiche, come quella di Aristofane, ma non solo tantoché ad Argo impongono una multa a chiunque frequenti la sua scuola e questo per via dell’invidia dei suoi competitori, ma Gorgia riesce sempre a trionfare nelle assemblee. Gorgia fa una revisione di ciò che si è considerato fino a questo momento l’essere. I sofisti infatti criticano l’eleatismo dall’interno, usando gli stessi strumenti logici propri dei ragionamenti di Parmenide e Zenone, le armi della dialettica. Gorgia in particolare rifiuta la logica di Parmenide perché spingendosi più in là dimostra l’irrazionalità della logica Parmenidea, perché secondo la teoria di Parmenide si arriva alla conclusione che nulla esiste e che nulla può essere conosciuto o comunicato e ciò lo dimostra nell’opera “ Del non ente o della natura”, anche se questo scritto ci è giunto tramite dei racconti di Aristotele e di Sesto Empirico.
Gorgia sostiene che seguendo i ragionamenti di Parmenide, per lui contradditori, nulla esiste, ma se anche esistesse non sarebbe conoscibile, ma se anche si potesse conoscere, la nostra conoscenza non sarebbe comunicabile agli altri. Come non esiste l’essere non esiste neanche una verità assoluta ed eterna, e Gorgia sostiene che la conoscenza umana è legata all’esperienza sensibile. Il cosmo infatti diviene e muta e può apparire all’uomo in forme diverse, per questo esiste il non ente, ciò che non è mai identico a se stesso perché cambia, e l’unico modo che l’uomo ha per percepirlo sono le sensazioni che percepiamo tramite i nostri sensi e l’apparenza non è errore e falsità, ma l’unica forma di essere che possiamo conoscere.
Anche il logos è considerato una forma di sensazione che rende possibile la comunicazione mettendo in relazione chi ha vissuto e chi può vivere le stessa.
esperienze e il linguaggio non comunica la verità assoluta ma il modo in cui ci appaiono le cose. Essendo una sensazione, la parola non è in grado di produrre una realtà che condiziona i comportamenti, per questo essa diventa poesia, perché la poesia è capace di convincere e illudere che ciò che viene raccontato sia reale.
Nell’ “Encomio di Elena” Gorgia espone la sua concezione poetica sia della realtà che del linguaggio. In questo encomio Gorgia cerca di liberare Elena, che aveva tradito il marito causando una grave guerra, dal titolo di “eroe negativo” per eccellenza. Per questo dopo averla lodata e paragonato la sua bellezza agli dei, elenca le due possibili ragioni per cui ella fuggì a Troia:
- per volere degli dei e dunque non per sua volontà diventando innocente;
- per azioni umane, ma non la ritiene colpevole perché se è stata rapita, la colpa è del rapitore.
Gorgia in questo encomio si dilunga soprattutto sulla forza delle parole, il logos viene definito come un grande e potente signore che modella l’anima come vuole. Per lui Elena è innocente perché appunto è stata costretta dalla parola che ha compiuto il reato tramite la sua forza persuasiva e Gorgia spiega tutto ciò tramite una metafora dove paragona al medico che entra nella natura del corpo tramite i farmaci, il sofista entra in intimità con l’anima tramite il logos. E chi viene colpito dal logos non è colpevole ma è una vittima, come Elena fece mossa dalla passione verso Paride. L’Encomio di Elena non cerca quindi solo di difendere Elena ma cerca soprattutto di far capire quanta forza hanno le parole per questo diventa una descrizione dell’incertezza della vita.
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