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La farmacia per Epicuro


Perché la filosofia deve svolgere una funzione eminentemente farmacologica, tale da somministrare all’animo umano la giusta dose di tranquillità, ponendo cioè l’uomo al riparo dalle tempeste della vita? Per fare tutto ciò la filosofia deve annientare ogni possibilità di influenza dell’oggetto sul soggetto, e per far ciò non resta che supporre una realtà costituita ad hoc per l’individuo, e per far sì che la sua imperturbabilità non possa essere scalfita. In questo senso possiamo dire che la filosofia di Epicuro si configura come un grandioso tentativo di modellare il mondo esterno sulle esigenze del soggetto. Cioè come deve essere costituito il mondo affinché l’uomo possa condurre in esso un’esistenza felice? Questo punto, in cui consiste la rivoluzione copernicana di Epicuro, è stato colto da Nietzsche, declinandolo in riferimento alla situazione del suo tempo [Umano troppo umano – Il viandante e la sua ombra]: Epicuro “acquietatore d’anime della tarda antichità”, che aveva compreso perfettamente che per tranquillizzare l’animo non è necessario risolvere le ultime ed estreme questioni teoriche. Chi vuole confortare si deve sempre ricordare dei “tranquillanti” di Epicuro, applicabili a moltissime questioni, cioè “posto che la cosa sia così, non me ne importa proprio nulla”, e “può essere così ma può essere anche diversamente”.
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