La filosofia ellenistica


Con la fine dell’autonomia politica della polis e con la formazione dei regni ellenistici si apre, anche per il mondo greco, una nuova stagione culturale. La civiltà greca si diffonde nell’area mediterranea e nell’Asia centrale, fino a toccare i confini dell’India.
I nuovi movimenti filosofici sorti in età ellenistica prendono le distanze dal pensiero di Platone e Aristotele, mettendone in discussione principalmente la metafisica, sostenendo il primato della sensibilità (la sensazione prevale su tutto) nella conoscenza e formulando dottrine filosofiche dal forte impatto sistematico.
Le scuole filosofiche
Come con Platone e Aristotele (Accademia e Liceo) anche con l’avvento della filosofia ellenistica vengono aperte nuove scuole filosofiche, in particolare quelle del Giardino e della Stoa, ad opera di Epicuro e Zenone (tali scuole come quella platonica e aristotelica prendono il nome dai luoghi pubblici in cui viene esercitata la loro attività).
La scuola di Epicuro ha sede in un edificio con un giardino, lontano dal centro di Atene (lontananza dalla vita politica e la vicinanza alla natura) → vengono accolte persone di ogni ceto sociale (anche donne e schiavi) poiché il messaggio di liberazione epicureo è rivolto a tutti (questa scuola rimane sempre immutata nel tempo).
La scuola di Zenone ha sede nella Stoà Poikìle, l’antico portico di Atene → da qui il nome stoici (aperta e soggetta a cambiamenti).
Tutte le scuole sono aperte al pubblico e i loro frequentanti si distinguono in discepoli e uditori (maestri e discepoli vivono in comune). Epicuro grazie alla vita comunitaria ha creato intorno a sé una vera e propria devozione e che il suo insegnamento fosse vissuto come un’attività che per mezzo delle ragioni e delle riflessioni procura la beatitudine.
Nelle scuole epicuree e stoiche prevaleva un approccio all’insegnamento puramente sistematico e deduttivo → scala fra i diversi campi di interesse → Logica – Fisica – Etica.
Scetticismo e Cinismo invece presentano caratteri differenti → non possiedono un’organizzazione scolastica né un nucleo di dogmi, ma si riconoscono in stili di vita dei rispettivi fondatori.

L’individuo, la saggezza e la felicità


La polis non è più il centro dell’universo → ripiegamento dell’individuo su se stesso (dimensione individuale dell’esistenza), come se solo nella solitudine si potesse trovare serenità e saggezza. Gli interessi e i problemi del singolo individuo assumono maggior rilievo.
Non si può parlare di completo ‘’individualismo’’ e nemmeno di allontanamento totale dalla politica poiché in quel periodo molti filosofi erano impegnati a sostegno di regimi monarchici.
La costituzione di un orizzonte internazionale e la formazione di società multiculturali sollecitano interrogativi nell’uomo greco → ad Atene si mescolano molte culture → si può dunque parlare di orizzonte cosmopolitico dell’individuo (abbraccia l’universalità delle genti, arricchisce, ma porta problemi).

Vecchi e nuovi temi della ricerca filosofica


Il cuore dell’indagine filosofica è l’etica e non più la metafisica (poiché considerata strumentale). Questa caratteristica accomuna tutte le filosofie ellenistiche. Da un lato vengono ripresi e sviluppati in modo originale tesi e temi etici delle scuole socratiche, dall’altro le dottrine le dottrine sviluppate sulla realtà fisica rimandano all’atomismo di Democrito.
Ci sono tre principali elementi in comune tra Epicurei e Stoici:
• Il rifiuto della metafisica: sia Epicureismo che Stoicismo basano la propria concezione della realtà sulla identificazione tra essere e corpo. Essi negano pertanto qualsiasi realtà di tipo immateriale.
• Il primato della sensibilità: poiché tutta la realtà è costituita da corpi materiali, la sensazione è l’unica fonte della conoscenza.
• La struttura sistematica: logica – fisica – etica (i principi devono essere condivisi da tutti i membri della scuola.

Il primato dell’etica

L'individuo, a causa dei continui mutamenti della società in cui vive, avverte l’esigenza di un orientamento morale per la propria vita, capace di condurlo ad una felicità intesa come condizione di pace interiore (tranquillità dell’anima) → la filosofia come cura dell’anima.
Il problema centrale della filosofia ellenistica è dunque la ricerca della felicità.
La felicità rappresenta sempre il fine cui l’uomo tende (il bene supremo a cui aspira) → l’indagine sulla felicità si propone di individuare come l’uomo possa essere felice secondo natura (vivere secondo natura). Questo modo di vita secondo natura è accessibile ad ogni uomo senza distinzione di ceto sociale, ma per essere realizzato richiede una profonda conversione intellettuale e morale.
Felicità = raggiungimento di uno stato di imperturbabilità (condizione propria del saggio).
Il saggio è colui che raggiunge uno stato di libertà a cui pochi arrivano (unisce virtù, felicità e libertà; il saggio (dice Epicuro “vivrà come un dio fra gli uomini”).
Libertà = dire di no al mondo, al disordine e alle tempeste delle passioni restando imperturbabili perfino di fronte alle vicende più tragiche.
Possono esistere persone davvero sagge?

Epicuro

Secondo Epicuro il filosofo deve impegnarsi unicamente nella ricerca della felicità, che per lui consiste nella liberazione da tutte le paure (malattie dell’anima) e nel piacere inteso come assenza di dolore.
La sua filosofia si configura come una pratica terapeutica → “Tetrafarmaco” (medicina dell’anima).
Il Tetrafarmaco ha un duplice compito:
• Liberare gli uomini dal timore degli dei (non si preoccupano delle faccende umane). Epicuro sostiene che gli dei non esistono. Ma che se davvero esistessero, sarebbero ben diversi dalla raffigurazione comuni e non si interesserebbero per niente alle faccende umane (vivono tra un mondo e l’altro → intermundia);
• Liberare dal timore della morte → Quando noi ci siamo lei non c’è e quando lei c’è noi non ci siamo più;
• Dimostrare che il dolore o è breve e provvisorio o tollerabile → un uso corretto della ragione ci permette di attenuare il dolore (aspetto che caratterizza il saggio);
• Dimostrare quale piacere debba essere perseguito → è necessario distinguere tra i piaceri che la vita riserva (quelli che non portano con sé turbamento e dolore).

La saggezza epicurea

Solo attraverso il Tetrafarmaco è possibile aprire all’uomo la via per la felicità e la saggezza. Ma come si possono raggiungere? Epicuro risponde rinviando al quarto fondamentale compito del tetrafarmaco, quello di mostrare quali piaceri debbano essere perseguiti e quali invece vanno ignorati.
Epicuro è il massimo rappresentate dell’edonismo (da hedonè ‘’piacere’’), infatti sostiene che il piacere è il principio e la fine della vita felice (gli esseri umani fin dal principio della vita cercano il piacere).
Per lui il vero piacere è la soppressione della sofferenza → piacere da ricercare e raggiungere è essenzialmente l’assenza di dolore (aponia) e l’assenza di turbamento (atarassia). Questo piacere è catastematico ovvero non produce turbamento (piacere che non genera sofferenza nel corpo e turbamento nell’anima). Tale piacere è accessibile a tutti poiché sorge quando sono soddisfatti i bisogni naturali e necessari.
Vanno tenuti sotto controllo i bisogni naturali ma non necessari (cibi raffinati, vestiti ricercati o desideri sessuali) e vanno assolutamente evitati, perché considerati dannosi ed effimeri i bisogni non naturali e non necessari (accumulare ricchezze).
Solo quando l’uomo sarà in grado di gestire questi impulsi avrà definitivamente raggiunto l’imperturbabilità.
Il saggio disciplina i desideri e i bisogni e afferma la propria libertà dimostrando di essere padrone di se stesso e di bastare a se stesso.
Ciò non vuol dire, comunque, che il saggio debba vivere isolato, infatti il saggio epicureo vive in una società (quella costituita dal Giardino) che realizza un vero modello di comunità.
Solo all’interno delle proprie comunità filosofiche i saggi possono coltivare amicizie (autentico legame umano).
Epicuro suggerisce il distacco dalla vita politica perché portatrice di affanni, ma non il rifiuto della società poiché di una società e di uno Stato l’uomo ha bisogno (anche se non è animale politico).
Lo Stato nasce sulla base dell’utile reciproco.
Il saggio può realizzare la condizione di tranquillità solo se anche lo stato garantisce pace e ordine.

Atomismo e sensismo

La fisica, come anche la dottrina della conoscenza, nella filosofia di Epicuro sono funzionali all’etica. Si tratta di una fisica rigorosamente materialistica che riprende e sviluppa l’atomismo di Democrito, e di un teoria della conoscenza basata sulla sensibilità.

L’atomismo aiuta a vivere liberi dalle paure degli dei e dell’aldilà. Nella concezione atomistica Epicuro si oppone alla metafisica platonica e aristotelica, di cui respinge tre punti particolari:
• L’esistenza di una realtà soprasensibile
• La svalutazione della materia
• La concezione finalistica (idea che la natura sia regolata da un ordine provvidenziale).
Nell’universo tutto è atomo e composti di atomi, dunque è materiale e ogni fenomeno è spiegabile solo facendo riferimento agli atomi e al loro movimento.
→ Nulla nasce dal nulla → l’universo è sempre stato. Infiniti mondi si formano incessantemente dagli atomi in movimento e successivamente si scompongono.
Anche il cielo e gli astri sono composti di atomi (mondo celeste = mondo terrestre).
Epicuro corregge la teoria di Democrito su due punti:
• Gli atomi sono caratterizzati dal peso (il peso determina il moto verso il basso).
• Le aggregazioni atomiche si possono realizzare solo grazie a una declinazione (clinamen) → deviazione degli atomi rispetto al loro moto rettilineo.
→ Deviazione degli atomi del tutto casuale → spontaneità e imprevedibilità.

Il primato della conoscenza

La teoria della conoscenza ovvero la ricerca del canone, libera l’uomo dalle conoscenze infondate, dalle false opinioni e quindi dalle paure che esse alimentano. Epicuro afferma il primato del senso sull’intelletto → le sensazioni rispecchiano la realtà e quindi sono vere.
In seguito a ripetute sensazioni, attraverso la memoria si genera in noi una sorta di anticipazione (prolessi, come se sapessimo già cosa stiamo per vedere) → tali anticipazioni sono alla base di ogni attività razionale e del linguaggio. La sensazione è sempre vera (criterio di verità) → in particolare i sentimenti di piacere e di dolore.
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