Mongo95 di Mongo95
Ominide 6644 punti

Divino e socialità


Pur nascendo in vista di un utile, si trasforma poi progressivamente in un rapporto fine a se stesso intrattenuto in forma gratuita e disinteressata. L’amicizia era per Platone uno strumento per costruire uno stato più solido, ma per Epicuro rivela il proprio valore di fine ultimo in sé.
È quindi ancora giusto accusare l’epicureismo di individualismo, ora che abbiamo riconosciuto il valore assoluto dell’amicizia? Essa, nell’ottica del nostro autore, deve essere intesa come rapporto privato tra individui, sempre a distanza di sicurezza dalla grande massa. La prospettiva epicurea non può essere del tutto correttamente intesa come forma di individualismo radicale, piuttosto come forma di “individualismo socievole”, anche se apolitico, mirando alla felicità dell’individuo riconoscendo al tempo stesso che tale felicità non la si può raggiungere senza il contatto con i propri (selezionati) simili. Amicizia che non è semplicemente vuota nozione da divulgare nei suoi scritti, ma concreto precetto di vita seguito puntualmente nella sua esistenza, nel suo vivere non in modo avulso da ogni contesto, ma tra “amici e amiche”. Solo un Dio e le bestie possono condurre una vita solitaria [Aristotele], il primo perché assolutamente perfetto e non indigente di altri, le seconde perché a tal punto imperfette da non sentire l’esigenza di aprirsi ai propri simili. Epicuro riprende Aristotele, correggendo però la sua idea del divino, perché gli dei sono beati in quanto costitutivamente socievoli e trascorrono il loro tempo in compagnia, ricercando il piacere
Hai bisogno di aiuto in Filosofia Antica?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email