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Autarchia

L’amicizia non è un semplice slancio del cuore, ma è prodotto di una riflessione. Si distingue nettamente tra l’amicizia e una sensazione, anche elaborata, come il piacere per le arti, la bella musica e l’amore; la fiducia che è l’anima della sensazione erotica è una cosa totalmente diversa dalla riconoscenza che è l’essenza dell’amicizia, che richiede purificazione dell’affettività, in una riflessione sulla nostra condizione presente e soprattutto il riconoscimento della nostra dipendenza dall’altro. Con l’amicizia si riconosce la dipendenza dall’altro e si ipotizza la soddisfazione dei bisogni necessari in una società di amici.
Ma come si concilia tutto ciò con l’autarchia postulata da Epicuro, del saggio che deve bastare a se stesso? Certo, il saggio limita i suoi piaceri e i suoi bisogni alla loro soddisfazione possibile, ma non lo fa in una prospettiva di solitudine, farà ricorso ai suoi amici e al loro aiuto. La saggezza riconosce la nostra indipendenza ai bisogni e dagli uomini. La sentenza che il saggio basterà a se stesso non indica un correlato dovere di solitudine. Il saggio, se possibile, farà ricorso ai suoi amici e al loro aiuto, anche se, ove diventasse necessario, ne farà a meno. L’amicizia non va mai intesa come una necessità inderogabile, è filosofica e dunque immortale, ed è la vera terapia contro il dolore.
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