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Con la morte di Alessandro Magno e Aristotele finisce l’età classica della filosofia e inizia l’epoca ellenistica (IV secolo a.c. – 31 a.c.). In questi due secoli l’impero di Alessandro ha diffuso la cultura greca in tutto il mediterraneo orientale e nel nostro attuale Medio Oriente, conquistando tutto il subcontinente indiano ma alla sua morte questo immenso impero si divide in tanti regni ellenistici, cioè dei regni con a capo dei sovrani greci che erano i generali di Alessandro che si erano spartiti l’impero e hanno costituito delle dinastie. Il 31 a.c. è la data che segna la fine dell’ultimo regno ellenistico dell’ex regno e l’inizio il periodo dell’impero romano.

La filosofia di quest’epoca ha delle caratteristiche comuni, la prima caratteristica è che rinuncia alla riflessione politica ( mentre i primi filosofi erano legislatori). La politica diviene appannaggio, una attività della dinastia che governa e dei consiglieri del sovrano, l’individuo non può sperare che con il suo impegno politico cambino le cose o ci sia la libertà, ma può cercare la felicità personale nel privato, e le filosofie ellenistiche hanno proprio questo scopo, dire all’individuo come può raggiungere la felicità personale, e si dicono eudemonistiche (eudemonismo) ovvero il loro pensiero è volto alla ricerca della felicità individuale.
Nell’epoca ellenistica fioriscono tre tipi di scuole:
- L’Epicureismo, da Epicuro che era un filosofo greco nato a Samo, trasferitosi ad Atene, dove poi fonda la sua scuola che chiama “Il Giardino”, una scuola che si trova nella periferia di Atene dove finisce la città e inizia la campagna
- Lo Stoicismo, fondato da Zenone di Cizio originario della Palestina del nord, non poteva possedere dei territori o delle case, perciò i suoi seguaci si riunivano nei portici affrescati, da qui il nome della scuola “Stoà Poikile”;
- Lo Scetticismo o Pirronismo, perché fondata da Pirrone di Elide, andato al seguito di Carlo Magno.
Tutte le filosofie ellenistiche si iniziano a strutturare in tre parti, fisica, logica e etica. Queste filosofie devono rispondere a delle domande, “che cos’è il mondo? Com’è fatto? Cosa sono i fenomeni?”, e di questo aspetto se ne occupa la fisica che da gli strumenti per conoscere il mondo, ma per fare ciò bisogna sapere anche come si può conoscere il mondo e come noi lo conosciamo, perciò se ne occupa la logica (o meglio ancora la gnoseologia). Ma nelle filosofie ellenistiche la fisica e la logica non sono delle scienze autonome, ma delle basi per giungere all’etica, e quest’ultima spiega come bisogna comportarsi e cosa bisogna fare per essere felici.

Fisica

Epicuro è un materialista, si ispira a Democrito, infatti sostiene che esistano gli atomi, il vuoto e che lo scontro di atomi formi nuovi mondi che poi si disgregano per ricominciare il ciclo infinito. Epicuro scrisse 300 libri di cui non ne è rimasto nessuno perché nell’antichità questa filosofia creava problemi al paganesimo, al politeismo, al cristianesimo e questa era una delle dottrine non ben viste, quindi le opere non vennero ritrascritte e andarono smarrite. Ci sono rimaste tre sue lettere (quella più importante è quella a Meneceo sulla felicità) però per fortuna a Roma nel I secolo a.c. Tito Lucrezio Caro scrisse un poema in 6 libri in esametri (Dererum Natura) dove espone in latino tutta la filosofia di Epicuro, motivo per cui per la prima volta parlando della filosofia greca si useranno dei termini latini perché il corrispondente in greco non esiste (come il termine clinamen). Anche i Romani andavano contro l’Epicureismo perché questo andava contro l’impegno politico (infatti il poema di Lucrezio rischiò di essere distrutto che poi venne salvato da Cicerone, nascosto e trascritto) e il loro motto è “Vivi nascosto”. Noi siamo tutti fatti di atomi, anche la nostra anima, e quando il corpo muore anche l’anima si disgrega e muore; la teoria di Epicuro è che anche l’anima è un corpo fatta di atomi più sottili.

Logica/gnoseologia

Per quanto riguarda la gnoseologia, cioè la teoria della conoscenza, Epicuro dice che conosciamo solo attraverso la sensazione, dai sensi noi ci facciamo idee particolari, dei concetti generali e quindi la mente, la ragione, si struttura attraverso le sensazioni che avvengono per contatto: secondo lui si staccano continuamente dei flussi di atomi (effluvium) e se toccano l’orecchio si formano sensazioni uditive, se toccano gli occhi o arrivano al cervello quando si hanno gli occhi chiusi (lui spiega così i sogni) si hanno le sensazioni visive ecc…

Etica

Epicuro sosteneva che per essere felici bisognava filosofare, una sua lettera infatti si apre con una sua famosa frase “Non tardi il giovane a filosofare e non si stanchi il vecchio a filosofare”, perché secondo lui l’infelicità degli uomini dipendeva da 4 ragioni, 4 malattie (infatti la sua filosofia viene chiamata “Tetrafarmaco” cioè una medicina per 4 malattie):
- Paura degli dei: in un mondo fortemente religioso tutti hanno paura di essere giudicati dalle divinità perché invidiosi e irascibili. Epicuro dice che le divinità esistevano (e lo dice per non essere accusato di ateismo) e che lui aveva le prove perché a volte li sognava e si giustifica dicendo che da spazi tra un mondo e l’altro ci siano gli “Intermundia” da cui arrivano dei flussi di atomi di questi dei che a volte colpiscono gli uomini in sogno o quando di è svegli. Questi dei sono fatti anch’essi di atomi più perfetti che si trovano tra un mondo e l’altro perciò non si scontrano e quindi il loro corpo rimane eterno e essendo dei sono beati e felici, non si turbano quindi non possono essere infelici e non pensano agli uomini perché sarebbero turbati per i loro comportamenti. In conclusione afferma che se si ha paura degli dei non si sa realmente cosa essi sono, cambiando idea su essi si smette automaticamente di avere paura di loro;
- Paura della morte: Epicuro dice che la vita è sensazione, queste possono essere piacevoli o dolorose, ma la morte è assenza di sensazione infatti quando ci siamo noi non c’è la morte, quando c’è la morte non ci siamo noi (sono due realtà che non si incontrano mai). Alla nostra paura della morte Epicuro risponde dicendo che sapere che la propria vita è mortale senza niente dopo, ti consente di vivere più pienamente la vita mortale e cercare di avere più sensazioni piacevoli, mentre se si pensa a cosa ci sia dopo alla morte, alla punizione che si potrebbe avere si cala nell’infelicità. Perciò per superare questa paura bisogna semplicemente disinteressarsi della morte;
- Paura del dolore: tutti temono di avere dolori sia fisici che morali e cerchiamo i piaceri. Epicuro dice che i piaceri sono facilmente raggiungibili e che quindi il piacere non è una realtà lontana e dice che ci sono tre tipi di piaceri che in realtà sono solo la fine di un dolore:
- Piaceri naturali e necessari: sono dei piaceri indicati dalla natura e si devono perseguire e sono il mangiare, il dormire, il bere, ripararsi ecc..
- Piaceri naturali e non necessari: volere troppo, come continuare a mangiare nonostante ci si sia già saziati (in questo caso bisognerebbe lavorare e faticare ma gli Epicurei cercano di lavorare il meno possibile), oppure il piacere sessuale che non è necessario alla sopravvivenza dell’individuo ma è necessario per la sopravvivenza della specie (gli Epicurei professano una filosofia individualista perciò la specie è secondaria rispetto il piacere personale) ma se il piacere sessuale è disponibile va bene, se invece bisogna faticare per averlo è inutile, si fatica troppo per un piacere momentaneo;
- Piaceri non naturali e non necessari: piaceri da non perseguire, tutto quello non necessario per vivere e sono causa di fatica per l’uomo che fa di tutto per averli. La filosofia di Epicuro tende a stroncare il desiderio e ritornare ad una vita semplice anche se per lui è fondamentale l’amicizia, lo studio e la ricerca (naturali perché riguardano la natura dell’uomo).
- Dolori deboli: se è debole è sopportabile, e si può allontanare con un po’ di meditazione;
- Dolori intensi: sono insopportabili ma generalmente brevi, ma se il dolore fortissimo permane, Epicuro dice che fortunatamente interviene la morte, la natura interviene per non farti soffrire in eterno (aponia);
-Dolori morali: per questo tipo di dolore Epicuro dice di non pensarci, il vero saggio non si turba per qualcosa che non c’è, si deve raggiungere uno stato di atarassia, ovvero assenza di turbamento, che consiste nella felicità (per Epicuro la felicità è l’atarassia).
La filosofia di Epicuro appare come rinunciataria, e il diffondersi a Roma (II-I secolo a.c.) di questa filosofia tra i giovani viene visto come un pericolo perché Roma stava costituendo un impero e servivano sempre persone che lavorassero, andassero in guerra, perciò venne ostacolata e si diffuse soltanto in alcuni circoli. La stessa cosa era successa quando si diffuse il Cristianesimo perché i cristiani erano pacifisti e non guerrieri perciò Roma cercò di fermarli; in seguito il cristianesimo fu ostile anche all’Epicureismo perché filosofia materialista che cerca di ricondurre l’uomo all’animale perché questo era un animale che aveva sbagliato strada, ma il cristianesimo non accetta tale visione fino a quando dei filosofi cristiani non cercarono di rivalutare l’Epicureismo (come Lorenzo Valla).
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