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Fisica e psicologia epicurea

La fisica epicurea si richiama all’atomismo di Democrito, in quanto Epicuro afferma la sua visione materialistica. Le percezioni sensibili, infatti, ci mostrano l’esistenza di corpi che sono aggregati, soggetti a formarsi e a dissolversi di continuo, ma sempre la sensazione ci attesta che nulla nasce dal nulla e nulla si distrugge nel nulla, poiché ogni processo naturale avviene a partire da elementi base, perciò Epicuro sostiene, come già fece Democrito, l’esistenza di atomi come particelle invisibili e indivisibili da cui tutto deriva e in cui tutto si dissolve
Il filosofo però enuncia anche il principio complementare del vuoto che risulta indispensabile per la spiegazione fisica, in quanto, poiché l’esperienza ci dice che i corpi si muovono, bisogna ammettere che ciò accada perché esiste un vuoto in cui possono muoversi e questo vuoto può essere occupato da un corpo, inteso come luogo non occupato, e quindi vuoto vero e proprio oppure percorso dai corpi, perciò come spazio. Gli atomi che compongono i corpi sono gli elementi ultimi, differiscono per forma, grandezza e peso ed esistono da sempre e per sempre. Grazie al poema filosofico "La natura" di Lucrezio, esiste una scansione logica dei tre tipi di moto seguiti dagli atomi. Al moto rettilineo di caduta nel vuoto proposto già da Democrito, con il quale non appare possibile dimostrare l’aggregazione dei corpi, Epicuro aggiunge il rimbalzo che rende conto della possibilità di intreccio fra gli atomi, ma soprattutto introduce il clinamen, ossia la deviazione minima, casuale e spontanea nella caduta degli atomi che avviene in maniera indeterminabile e consente l’incontro degli atomi che dà luogo ai corpi.
La casualità di questa deviazione spiega dal punto di vista etico la libertà e l’autonomia di scelta e di intervento degli uomini sulle cose. Epicuro in questa visione considera l’anima come un aggregato di atomi che a contatto con il mondo esterno viene modificata e trasmette al corpo quegli impulsi che guidano le reazioni, ma poiché come ogni aggregato è destinata a dissolversi, Epicuro giustifica la vanità della paura della morte, in quanto consiste nel disgregarsi dei propri atomi che formeranno altri corpi, quindi è un processo insensibile di cui non bisogna avere timore, poiché non può portare a sofferenze.

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