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Coscienza felice e infelice


Per Epicuro quello della felicità e dell’obiettivo etico è un problema centrale nelle filosofie dell’età ellenistica, con spesso risposte opposte fornite. Tutte queste scuole filosofiche pongono l’obiettivo e il problema di assicurare all’individuo un margine più o meno ampio di libertà all’interno del mondo. La soluzione di Epicuro è in ogni caso particolare, perché egli non nega il mondo e la sua influenza sull’uomo, ma piuttosto lo adatta all’individuo e alle sue esigenze etiche, e per questa via riesce ad ottenere un’effettiva felicità. La conclusione cui invece si giunge negando rilievo al mondo determina la nascita di un “coscienza infelice”, perché irretita nella contraddizione. Invece Epicuro salva sia i fenomeni che il mondo, garantendo la nascita della “coscienza felice”, che non è passata per la negazione e contraddizione dialettica. Una concezione della libertà assolutamente concreta, che però non può che riguardare soltanto il singolo individuo e non l’uomo in senso universale. Epicuro, anziché separarsi dal mondo, lo domina sul piano gnoseologico e se ne serve come di un gradino per innalzarsi alla felicità. Per le altre correnti, permane una scissione e dicotomia ineliminabile tra Io e mondo. Cosa che non accade per l’epicureo, che ne è invece totalmente padrone.
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