Con l’espressione “natura morta” ,introdotta in Italia soltanto allo scadere del 1800, per tradurre dall'olandese: "Still-Leven" (natura in quiete) ,si è soliti indicare dipinti che riproducono soggetti inanimati con grande realismo. Questo genere di pittura nacque nell’Europa del Nord, in particolare nelle Fiandre, attorno alla metà del Cinquecento. Da qui si diffuse soprattutto nelle ricche città mercantili. Le ragioni del suo successo risiedono infatti nel valore economico che il pubblico borghese attribuiva alle merci. Anche i progressi compiuti nel mondo dell’illustrazione scientifica e gli studi intrapresi nel campo della botanica contribuirono alla diffusione della natura morta presso un pubblico molto ampio e non particolarmente colto,attratto dall’impeccabile realismo di queste immagini. In Italia, la nascita della natura morta come genere a se stante si ebbe intorno al 1600, favorita in parte dalla rivoluzione culturale laica, ed in parte dalle nuove condizioni di gusto dettate dal naturalismo: nuovo orientamento artistico che ebbe la massima espressione nella pittura di Caravaggio e dalla sua folta schiera di seguaci. Questo genere di pittura fu apprezzato specialmente in area lombarda. Nei paesi di religione Cattolica,la natura morta può veicolare messaggi moralistici e indurre a riflettere sulla transitorietà della vita o sulla bellezza che col tempo sfiorisce.

Ogni pittore rappresenta la natura morta a modo suo: Caravaggio nel suo celeberrimo “Canestra di frutta”, osserva attentamente la realtà e la raffigura con meticolosità estrema, nei minimi particolari, senza correzioni o abbellimenti.
Van Gogh nella serie dei “Girasoli”,dipinti ad Arles nell’Agosto 1888, immediatamente riconoscibili,sono uno delle nature morte più famose del pittore olandese. Questa serie di dipinti dimostra la trasformazione di questo genere pittorico nel corso dell’Ottocento.

Hai bisogno di aiuto in Educazione Artistica per le Medie?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email